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Scritto Domenica 27 febbraio 2011 alle 17:41

Albergone in Valsassina: ce n’è davvero bisogno?

Le considerazioni comparse in questi giorni sulla stampa locale in merito alla nota vicenda del progetto per un nuovo albergo a Barzio non possono essere ridotte alla sola valutazione dell'inserimento dell'enorme volume nella collina di Coldogna, ma rientrano inevitabilmente in un'analisi più ampia sull'uso del territorio.

Vi sono località montane ad alta vocazione turistica che, consapevoli della ricchezza del proprio splendido territorio, lo hanno valorizzato anche (non solo, ovviamente) con un uso razionale del suolo, con un'edificazione rada, di qualità architettonica e con una marcata sostenibilità ambientale.

In questi luoghi la presenza degli alberghi è diffusa; si tratta però di strutture di medie dimensioni, anche se dotate dei più moderni comfort, strettamente relazionate con i principali catalizzatori delle masse turistiche (funivie ed impianti di risalita in genere, centri sportivi, società di escursionismo e trekking, ecc.).

I benefici di questo tipo di turismo sono distribuiti sull'intera collettività ed il territorio viene salvaguardato e percepito, da tutti coloro che hanno la fortuna di visitarlo, come esempio di bellezza assoluta.

In Valsassina si è deciso da anni di percorrere la strada opposta, con una crescita del costruito, e conseguente consumo di territorio, che trova paragone solo risalendo ad epoche in cui la sensibilità ambientale era praticamente inesistente.

Chi frequenta per escursionismo le montagne valsassinesi e spazia con lo sguardo sul paesaggio può verificare di persona come l'altopiano si presenti ormai come un edificato continuo in cui i paesi si lambiscono e si innestano l'uno nell'altro, sempre più simile a una Brianza milanese in quota!...

Eppure l'ambiente naturale della Valsassina è anch'esso splendido, ricco di elementi paesaggistici e naturalistici di pregio, di testimonianze della cultura locale, la cui valorizzazione parrebbe ovvia a chiunque abbia occasione di frequentarlo.

Anche il cambiare di colore del prato di una morbida collina posta all'imbocco di Barzio, che segna il susseguirsi delle stagioni, fa parte di quel paesaggio che noi tutti apprezziamo e di cui vorremmo continuare a godere.

Dell'ennesimo sfregio all'ambiente, questa volta presentato come necessità di una nuova struttura alberghiera da 25/30.000 metri cubi, crediamo non ci sia proprio bisogno.

Siamo rimasti positivamente colpiti dalla posizione assunta dall'Amministrazione comunale di Barzio e dal documento diffuso dal Gruppo Nuova Barzio che invita il Sindaco a perseguire uno sviluppo sostenibile attraverso "la tutela del territorio e dei valori ambientali di Barzio". Purtroppo però il paventato "spiraglio sul PGT" comparso sui giornali locali ci fa temere che anche questa volta ad avere la peggio possa essere l'ambiente.

Il WWF lecchese manterrà alta l'attenzione su questo nuovo ennesimo tentativo di cementificazione del territorio.

Associazione WWF Lecco
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