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Scritto Martedì 25 aprile 2017 alle 22:06

Alla baita Pessina di Giovenzana, si fa memoria di due prigionieri alleati uccisi

Le celebrazioni della mattina per il 25 aprile che ha avuto tra i protagonisti il Gruppo Alpini Monte San Genesio [clicca QUI] sono continuate anche nel pomeriggio. Insieme a qualche altro cittadino si sono recati alla baita Pessina, sopra Giovenzana, luogo della memoria.


Lì nella notte tra il 10 e l'11 ottobre del 1943 vennero uccisi due prigionieri alleati provenienti dal sud della Spagna: José Martinez ed Andrea Sanchez. Fosse stato di giorno probabilmente sarebbero riusciti a scappare, ma al buio sono stati colti di sorpresa. A raccontare l'episodio sono stati i due volontari dell'ANPI Alberto Magni e Anselmo Brambilla.

«Questa vicenda è una delle storie di internazionalismo solidale. Le comunità ai piedi del Monte San Genesio - ha spiegato l'olgiatese Alberto Magni - ospitarono in segreto almeno una decina di prigionieri scappati dopo l'8 settembre dal campo di concentramento di Grumello al Piano, vicino a Ponte San Pietro».


Il ruolo del parroco don Riccardo Conti fu fondamentale per offrire ospitalità ai due spagnoli e non solo. Qualcuno deve aver fatto la spia. I rastrellamenti nazi-fascisti in quel periodo erano la normalità, ma quella notte andarono a colpo sicuro.

Bisognò attendere due giorni perché ai corpi venisse data una degna sepoltura. In seguito i familiari vennero dalla Spagna per trasferire i resti.

Anselmo Brambilla

Alberto Magni


I partigiani provenivano da Monza e si nascondevano nelle prime montagne che incontravano, quelle del San Genesio appunto. La gente del posto invece non si era organizzata in brigate armate. Molti però erano renitenti alla leva. «Rischiavano molto anche loro con le famiglie. Venivano portate via le carte annonarie e i loro animali venivano uccisi. Si moriva di fame» ha continuato il sig. Magni.


E poi si doveva stare attenti ai trasferimenti coatti dei lavoratori in Germania, per ordine degli uffici GBA di Lecco. Il territorio brianzolo ospitava moltissimi sfollati, che arrivavano in gran parte dalla Milano bombardata dell'agosto 1943. 

«La resistenza in queste zone è una storia di solidarietà civile, non di lotta politica. Ci sono pervenute poche testimonianze di donne - è stato precisato - ma probabilmente operavano il primo soccorso».

Il momento di raccoglimento presso il fienile, luogo di rifugio dei due spagnoli, si è concluso con il canto di "Bella ciao".
Marco Pessina
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