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Scritto Martedì 22 febbraio 2011 alle 21:43

Egr.dr.Lovisari: lasci ai meratesi l’organizzazione di cerimonie al presidio San Leopoldo Mandic

Il direttore generale Mauro Lovisari
La conoscenza troppo recente non ci permetterebbe di dare consigli al dottor Mauro Lovisari. Ma il nostro motto è “Memento audere semper” per cui bando agli indugi e avanti col buon consiglio: dottor Lovisari, quando dovesse organizzare una inaugurazione al San Leopoldo Mandic ne affidi la gestione a un dirigente del presidio. Perché quella di sabato scorso, non ce ne voglia nessuno, si è rivelata più piena di buchi di un colapasta. Intanto ha dato fastidio quella sorta di ping pong tra Giulio Boscagli e Stefano Galli per stabilire chi è più amico del Mandic. L’assessore del Pdl sembra un disco rotto: arriva a Merate ogni 6 mesi e invariabilmente accusa i sindaci e la stampa di aver predicato la chiusura del presidio inutilmente. Balle. Nessuno ha mai detto che il Mandic rischiava di chiudere. Tutti o quasi abbiamo combattuto per evitare il soffocamento lento. E non sono certo quattro soldi per i muri a confutare la convinzione che l’ospedale rischiava di essere depauperato giorno dopo giorno. Dal 2000 in avanti si è lavorato per ridimensionarlo concentrando forze e risorse al Manzoni, e solo grazie a Pietro Caltagirone i danni sono stati limitati. Al contrario di Boscagli, Stefano Galli ha seriamente difeso il Mandic ed è a lui che si devono anche gli ultimi finanziamenti. Tuttavia, e torniamo all’inaugurazione della Rianimazione, non c’era necessità di dare la parola al vice presidente della Provincia, perché se c’è un Ente lontano dal sistema sanitario è proprio l’ente intermedio tra comune e regione. E forse neppure di dare lettura del messaggio dell’assessore regionale Bresciani, per l’inaugurazione di un semplice reparto. Ma il “buco” nero è stato l’aver addirittura neppure citato tra le autorità presenti, Felice Baio. L’uomo non è un guerrafondaio, tutt’altro. Però, sia pure tra mille cautele e prudenze ha guidato e guida con grande impegno e competenza l’assemblea distrettuale che riunisce i 26 sindaci di Brianza. Lui, in questo ambito, rappresenta il Territorio. Nessuno lo ha riconosciuto, nessuno gli ha dato la parola. E pensare che per la prima volta erano presenti una decina di sindaci tra cui anche Marco Panzeri, presidente di Retesalute, la prima – e al momento anche l’unica – azienda speciale lecchese che si occupa di servizi sociali. Ma come dottor Lovisari: Lei nel suo gustoso intervento ha detto che a qualificare il suo mandato sarà la particolare attenzione che intende dedicare ai sindaci, che sono i rappresentanti dei veri azionisti dell’Azienda ospedaliera. Poi in sala c’è il loro presidente, c’è Paolo Strina che presiede la conferenza dei sindaci del meratese, c’è una delegazione di primi cittadini e nessuno si sbrotta a porgere loro almeno il benvenuto. Certo, fossimo stati nei panni di Baio, dopo la consueta (e desueta) giaculatoria di Boscagli ci saremmo alzati elencando a caso una quindicina di operazioni che hanno danneggiato l’ospedale cittadino e ricordando al cognato di Formigoni che senza la “resistenza” del 2001 forse oggi il Mandic sarebbe un presidio per lungodegenti, il Manzoni l’unico presidio per acuti della provincia e l’Umberto I° di Bellano un bell’albergo vista lago. Ma Baio cura la forma e ha sacro rispetto delle istituzioni. Per questo è rimasto in silenzio, al proprio posto. Ma anche il buon Marco Rataggi, neo primario facente funzioni di Rianimazione ha avuto momenti di piena amnesia. Ad esempio si è scordato di citare Giuseppe Marraro che a suo tempo ha dato il taglio di una rianimazione moderna al reparto. E Giacomo Molteni, direttore amministrativo del presidio e i suoi collaboratori dei settori tecnico e amministrativo che hanno seguito, loro sì non altri, passo dopo passo, i lavori di preparazione del nuovo reparto. Infine, ma ci sarebbe altro da aggiungere, vogliamo sperare che Ambrogio Bertoglio fosse assente per ragioni personali, ma che gli sia stato recapitato l’invito. Perché è sotto la sua direzione che si sono sviluppati i lavori, tuttora in corso.
Alla fine, riflettendo su tutte queste cose ci siamo domandati: ma siamo in presenza di una catena di errori casuali o qualcuno ha fatto a bell’apposta per incrinare da subito i rapporti tra il neo Direttore generale e il Territorio?
Claudio Brambilla
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