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Scritto Giovedì 13 aprile 2017 alle 19:18

Merate: cordoglio in città per la morte (annunciata) della notte bianca

E noi fresconi che pensavamo fossero le crisi aziendali ancora pesantissime, le code al pronto soccorso e al centro prelievi e altre circostanze analoghe, i problemi più gravi da affrontare con determinazione. Mai avremmo neanche intuito che a gettare nello sconforto partiti e pensatori fosse la possibile soppressione della notte bianca. Ad aggravare la nostra posizione c'è anche la mai sottaciuta ostilità non verso l'evento in sé ma rispetto alla modalità con cui viene attuato: grande dispiego di forze dell'ordine con conseguenti costi aggiuntivi e imponenti misure di pulizia e sistemazione l'indomani, tutto sul bilancio comunale. Anche quando, come nel 2015, la Proloco - per ammissione del suo Presidente - riassegnò incarico e vantaggi ad una struttura privata come Music Lab e Tsunami Lab Srl. Le prove che ciò avvenne sono inconfutabili (e necessarie in altra sede). I vantaggi concessi sono contenuti in atti ufficiali, citiamo a caso: esenzione della tassa di occupazione del suolo pubblico, dispensa dal partecipare alle spese per sicurezza e pulizia, uso gratuito di sale civiche, dimezzamento delle tariffe di pubblica affissione. Ci soffermiamo su questa circostanza perché la rinuncia della Proloco a organizzare la manifestazione con il pretesto dello sforamento dei decibel - pretesto perché il Sindaco può derogare fino al livello necessario - non vorremmo fosse il cavallo di troia per aprire le porte ad altre - o alle stesse - organizzazioni private che vivono con eventi come la notte bianca. Sia chiaro, niente contro la libera iniziativa - anzi, questo network è la conferma vivente del credo cieco nella concorrenza non prendendo direttamente e neanche indirettamente soldi pubblici - ma a patto che ciascuno paghi il suo. Altrimenti torniamo alla teoria dell'Avvocato buonanima di privatizzare gli utili e socializzare le perdite.

Ma detto questo torniamo al punto iniziale: dicono, senza la notte bianca una città non è degna di tale classificazione. Anzi neanche un paese lo sarebbe. Perbacco, dunque la differenza - dentro una marea di problemi e con povertà crescenti - la fa una festa di piazza che vede in strada dalle 21 alle 23 le famiglie e dalle 23 alle 3 le orde di giovani a caccia di avventure e birra. Entrambe più che salutari, per carità, ma che si possono soddisfare in cento altri modi, anzi in 364 altri giorni a meno che pensiamo che quella nottata sia la classica libera uscita in un anno di restrizioni. Ma quando mai...!

Noi crediamo che le piazze siano fatte per essere vissute da gente tranquilla: sì, da pensionati, sì da malati o anziani con badanti, sì da mamme con bambini, sì da persone che con semplicità e rispetto si godono la parte migliore della città, attente a non gettare per terra lo scontrino del caffè. Saremo pure reazionari ma crediamo che non sia la notte bianca a colmare quel vuoto che finisce nel coma - ottima chiusa - dei nostri giovani. A quello provvedono già coloro - speriamo una minoranza - che non hanno trovato di meglio da fare che ascoltare la musica a palla, bere birra e tirare notte sul seggiolino di un bar. Pane e giochi, in una società complessa come la nostra, non bastano ormai. Scaldiamoci, amici di Prospettiva Comune, per qualcosa di più serio di una banale, noiosa, rumorosa notte bianca. Se qualcuno la organizzerà celebreremo la liturgia come ogni anno; e sennò ce ne faremo una ragione. Ma di sicuro non un cruccio. E nemmeno un fondo.

Claudio Brambilla
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