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Scritto Venerdì 31 marzo 2017 alle 12:12

Osnago: all'Arci La Loco i lavoratori della K Flex di Roncello raccontano la loro lotta contro la delocalizzazione in Polonia

Dal 24 gennaio, data di inizio del presidio permanente con il fermo della produzione, non ricevono alcun stipendio. Anzi a fronte di entrate da parte dell'azienda pari a zero, si trovano ogni fine mese a dover corrispondere chi 50, chi 60 qualcuno anche 130 euro di tasse. Non guadagnano, ma nemmeno vanno in pareggio perchè ci rimettono.

I lavoratori presenti all'Arci La Lo.Co.


I lavoratori della K Flex, azienda di Roncello con trent'anni di vita alle spalle, arrivata ad avere 400 dipendenti e 11 sedi operative (la casa madre vimercatese e poi altre sparse per il mondo, dalla Russia alla Cina, fino agli Stati Uniti e Dubai), hanno incrociato le braccia dopo la comunicazione l'8 febbraio, nel corso di un incontro (snobbato dall'azienda) al MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) di 187 licenziamenti entro la fine dell'anno.
Se di avvisaglie sul piano lavorativo non ce n'erano state poiché il comparto produttivo gode di buona salute, che qualcosa si stesse muovendo i lavoratori lo avevano subodorato il 28 dicembre, mentre era in corso il taglio del panettone per le festività. Alcuni operai erano infatti arrivati nei capannoni dove si fabbricano isolanti termici e acustici e avevano iniziato a smontare i macchinari. Subito era stato dato l'allarme generale con un passaparola, che nei tempi della tecnologia ha il costo di un messaggio circolare, e in una manciata di minuti nella sede si erano riversati lavoratori che avevano bloccato tutto ed erano riesciti a "strappare" al presidente un accordo con la promessa di non toccare nulla (macchine e persone) sino al 2017.
Erano stati avviati i tavoli di lavoro e trattativa per capire le ragioni di questa decisione, inizialmente motivata con la necessità di cambiare sede per infiltrazioni dal tetto di quella attuale e di un nuovo spazio per la produttività, e poi ricondotta a questioni di carattere generale. E cioè l'antieconomicità dell'Italia, troppo soggetta a tasse e vincoli stringenti e soffocanti per le imprese.
L'8 febbraio le parti sindacali e i rappresentanti dei lavoratori erano stati convocati al Mise. L'azienda, come anticipato, non si era presentata e aveva mandato un comunicato informando della volontà di 187 licenziamenti su 243 addetti, in particolare della catena produttiva. Una linea che, da quel momento, non si sarebbe spostata di un millimetro, avevano fatto sapere dai vertici, se prima i lavoratori non avessero smontato il presidio permanente e accettato gli esuberi. Richiesta che, naturalmente, non era stata nemmeno presa in considerazione dai lavoratori, attualmente non destinatari di alcuna lettera di licenziamento, di fatto senza stipendio e anche senza prospettive.


Questa mattina i lavoratori si sono ritrovati in Piazza Marconi a Vimercate (dove nel frattempo si sono spostati gli uffici vista l'impossibilità a chiunque di entrare e uscire dall'azienda di Roncello, picconata tenacemente dai dipendenti) e l'altra sera, invece, a sentire le loro storie, famigliari e professionali, sono stati gli amici dell'Arci La Lo.co. Un incontro voluto per raccontare una delle tante realtà locali che, da modello di produzione e sostentamento, ora minaccia di diventare una tomba per famiglie intere che vi lavorano e si trovano senza reddito. Da una decina di giorni, come hanno spiegato, non ci sono più notizie e si sta attendendo una risposta a seguito delle sollecitazioni del Mise e della Regione per l'avvio di ammortizzatori sociali. Il presidio contro la delocalizzazione in Polonia, che va avanti ininterrottamente 7 giorni su 7 per 24 ore da gennaio, in teoria dovrebbe andare a scadenza il 24 aprile, termine dei 75 giorni dall'apertura della procedura. Ma, come si legge dal volantino, la protesta proseguirà se non ci saranno garanzie di un ravvedimento da parte dell'azienda.
Nel frattempo è stato aperto un conto corrente, a sostegno sia delle famiglie che del presidio stesso, e un contributo, anche piccolo, da parte di ciascuno, rappresenta non solo un aiuto economico ma anche morale.

IBAN IT48 H03127204000000000021554
intestato a Fondo di solidarietà Cgil, Cisl, Uil lavoratori Kflex
S.V.
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