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Scritto Giovedì 30 marzo 2017 alle 10:41

Verderio che non c'è più/5: parrucchieri, vinicole e mescita del vino, floricolture, negozio del ghiaccio, leggende e soprannomi

Nell'ultima puntata di "Verderio che non c'è più" abbiamo incontrato il venditore ambulante di Inferiore, le lenzuola di Comi di superiore, i casalinghi Andreotti e il Barzula che vendeva un po' di tutto.
Oggi offriamo un'altra carrellata di attività diverse, che facevano di questi paesi dei piccoli supermercati a cielo aperto dove, senza spostarsi, era possibile davvero trovare di tutto.


VERDERIO SUPERIORE


I PARRUCCHIERI IN PAESE

Prima della guerra, in paese c'erano due parrucchieri. In piazza Roma aveva il suo negozio Ettore Ponzoni, detto pòna, panna, proprio perché era un bonaccione e anche un poco credulone. Era un personaggio molto strano e di lui si racconta che un giorno, su invito di alcuni amici burloni, volendo imitare Icaro, si gettò con un ombrello aperto dal balcone posto sopra il suo negozio, convinto di essere in grado di volare.
Si ruppe tutto e fu portato all'ospedale.
Il secondo parrucchiere, Felice Robbiati, aveva il negozio in via Principale e, oltre a tagliare i capelli, si arrangiava anche come sarto.
Più tardi, nei primi anni alla cascina Malpensata, sulla via per Coprnate e in seguito sulla via sant'Ambrogio, venne aperta una nuova bottega di barbée, parrucchiere, barba e capelli per uomo di proprietà della famiglia Brivio.
Il negozio era accanto alla Madonna Rosa Mistica, (dove oggi c'è un fiorista) una ceramica del 1928 opera di Rubens Papaldo collocata lì per ricordare una grazia ricevuta dalla famiglia Gnecchi Ruscone, aiutata dalla Vergine durante un parto gemellare difficile.
Il padre, Carlo, era coadiuvato dal figlio Enrico e il taglio dei capelli era uno solo: quello classico, cioè sfumatura alta e capelli corti, il più delle volte dritti a spazzola. In estate, per i ragazzi, era di moda la crapa pelata, il taglio a zero che, oltre a far risparmiare i soldi nel tempo, teneva lontano i pidocchi, frequenti a quei tempi.
C'era però qualche giovanotto che chiedeva qualche taglio speciale e i due parrucchieri si erano lentamente adeguati alle nuove esigenze.
La stessa famiglia Brivio, accanto avevano un altro negozio adibito a merceria ed era gestito dalla moglie Celeste Oggioni e la figlia Assunta. La loro specialità era la vendita della lana in gomitoli: di tutti i tipi e di tutti colori.
Di questi negozi citati non esistono più foto e di tutti i componenti, ci si ricorda solo di Enrico che, nell'estate del 2016, in pensione, venne investito da un pulmino mentre attraversava la strada proprio davanti alla sua casa. Una fine tragica proprio davanti alla Madonna Rosa Mistica che amorevolmente curava.

 

CASA VINICOLA PANZERI

Nel 1952, nei locali di proprietà della famiglia Gnecchi Ruscone, una volta adibiti a scuderie per i cavalli e depositi lungo la via dei Contadini Verderesi che conduce a Paderno d'Adda, si trasferì da Olginate la casa vinicola di Guglielmo Panzeri che nel circondario aveva numerosi clienti.

Guglielmo Panzeri, al centro con gli occhiali, premia sportivo di Verderio


Guglielmo e la moglie Gioconda Fontana non ebbero figli e alla scomparsa del titolare l'azienda venne ereditata da una nipote e ritornò ad Olginate.
Guglielmo, che aveva portato con se da Olginate l'uomo di fiducia Luigi Castelli, aveva assunto anche alcuni giovani del paese. Faceva arrivare il vino novello nelle autobotti da tutta Italia e nelle cantine di Verderio lo lavorava e lo faceva invecchiare. Lo vendeva poi all'ingrosso alle osterie, ai negozi, agli alberghi e altri clienti, ma non disdegnava, con un piccolo furgoncino di servire anche le famiglie del paese e limitrofi. Con il vino, vendeva anche acqua minerale e bibite, in particolare la spuma, molto di moda in quegli anni per tagliare il vino anche nelle osterie. Veniva chiamata taza mista, proprio perché il bicchiere conteneva oltre al vino anche un terzo di spuma nera.

La cantina della Vinicola Panzeri

Guglielmo era una persona molto elegante e signorile, quasi sempre con in bocca il toscano, spento o acceso. Generoso, partecipava a molte iniziative della parrocchia e non disdegnava di finanziare anche le iniziative sportive, con coppe e premi.

 

FLORICOLTURA CEREDA

Subito dopo la guerra, da Cernusco Lombardone arrivò nel nostro paese la famiglia Cereda che prese in consegna un vecchio cascinale in fondo alla corte dei Benedétt, alla fine di via Fontanile, e parecchio terreno in affitto per coltivare i fiori, in particolare dalie e gladioli.

Betta Diglia in Cereda raccoglie le dalie

Giovanni Cereda con la moglie Betta Diglia che proveniva da Monterosso, un paese delle Cinqueterre, ebbero tre figli: Franco, Giancarlo che divenne sacerdote e Fernanda. In quegli anni Verderio, grazie ad alcune esclusive ottenute dall'Olanda dal figlio Franco che aveva gli uffici anche a Milano, divenne la capitale dei fiori e diversi contadini e mondine che arrivavano dalla bassa Padania trovavano in quell'azienda un lavoro stagionale nei momenti della semina e della raccolta.
I fiori venivano venduti all'ingrosso al mercato dei fiori di Milano, ma il buon Giovanni con Betta non disdegnavano di venderli anche alle feste privati e cerimonie religiose che si recavano presso i lori magazzini.

VERDERIO INFERIORE


LA MESCITA DEL VINO AL BELVEDERE

Sull'allora viale Rimembranze e via Tre Re (ora via dei Municipi), le due vie che univano i due Verderio, si incontrava il Villino Belvedere nel quale abitavano i componenti di una famiglia Sala. In dialetto era detto Salen, sicuramente una storpiatura del cognome stesso.

La famiglia di Angelo Sala con moglie Antonia e figlia Maria (al centro seduta)

Il nome Belvedere era legato alla magnifica vista che allora si poteva godere: la visione di Montevecchia, ma anche dell'arco alpino, Monterosa compreso.
Il capofamiglia era Giovanni, figlio di Ambrogio, e proveniva da Verderio Superiore il quale, prima della fine dell'Ottocento, avendo necessità di più spazio per la famiglia, acquistò questi terreni e sopra vi costruì la sua casa.
Giovanni ha avuto tre figli: Angelo, Ludovica e Antonio.

Maria Sala e Enrico Comi

Nel 1906, con la divisione dei beni della famiglia, Angelo divenne il proprietario dello stabile ed ebbe tre figli: Giuseppe, Giovanni e Maria.
L'ultima figlia, Maria, che rimase al Salen, sposò Enrico Comi e così, nel caseggiato sparì il cognome Sala.

Enrico Comi con i figli

Negli anni '50 e per una decina d'anni, un loro locale fu adibito alla vendita di vino "da trasporto", ma senza la mescita il loco. In realtà fungeva anche da osteria perché nell'arco della giornata si fermavano lì a bere e a giocare a carte diversi passanti.

 

IL NEGOZIO DEL GHIACCIO

Proprio in fondo a sinistra della via Roma, con annesse le stalle anche nella corte della Palasina, si ricorda anche l'esistenza di una famiglia Mattavelli, persone molto industriose.
Commerciavano in animali da stalla e formaggi all'ingrosso che esportavano maggiormente in Emilia Romagna.

Fine di Via Roma, nell’angolo a destra c'era il negozio di Mattavelli ghiaccio

Sull'angolo della via avevano anche un magazzino-negozio con un enorme congelatore che produceva pani di ghiaccio. Il negozio era attivo tutta la settimana perché, non essendo ancora di moda i frigoriferi e i freezer, i negozianti di frutta, gelati, osterie e bar si servivano di questi pezzi di ghiaccio per tenere al fresco gli ortaggi e le bibite in estate.
Questa attività cessò naturalmente quando anche nei nostri paesi arrivarono i congelatori e allora non occorreva più andare dai Mattavelli a comprare i grossi pani di ghiaccio che erano lunghi anche un metro e pesavano anche diversi chili, tanto da essere un problema anche per il trasporto.

 

CHICO, IL PARRUCCHIERE

In piazza Annoni, sede di altri negozi già descritti, qualche decennio fa, imperava un parrucchiere, Enrico Origo, meglio conosciuto come Chicco.

Piazza Annoni, dove c’era il cral, il parrucchiere Enrico Origo a destra dove si intravvede il cartello delle poste

 

La sua giovinezza l'aveva vissuta alla cascina Salette a Superiore, poi, adolescente aveva imparato l'arte della acconciatura maschile e successivamente mandò avanti un negozio nella piazza centrale del paese.
Ha lavorato a lungo e quando si è ritirato dall'attività, ha continuato ancora per alcuni anni a servire a domicilio gli anziani che necessitavano il taglio dei capelli oppure non erano più in grado di sbarbarsi.

 

Continua/5

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S.V.
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