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Scritto Sabato 25 marzo 2017 alle 15:20

Mandic: quando il privato batte il pubblico in un servizio sanitario di base al cittadino

Per verificare l'esito di una "evoluzione del sistema" occorre andare sul posto e accertarsi che si tratti proprio di una evoluzione e non del suo contrario. Ecco, chiediamo al dottor Stefano Manfredi di portare le sue regali natiche dallo scranno di numero uno dell'ASST di Lecco alla hall del San Leopoldo Mandic e da lì al centro prelievi per rendersi conto, a un mese di distanza, dell'evoluzione rappresentata dal "tu passi".

Ma venga di persona però, non mandi il dottor Sternativo o l'ingegner Bacchi che, presumiamo - essendo gli autori di questa bella trovata - né decantano soltanto i (teorici) punti di forza, ignorando del tutto la debolezza di fondo, non godendo, peraltro, del "consenso" della maggior parte degli operativi.

Il primo "buco" del nuovo sistema è rappresentato dalla necessità che a operare fisicamente ci debbano essere i volontari. Eh sì perché, come chiunque ha potuto sperimentare di persona in quest'ultimo mese, senza i volontari il rischio "telepass fuori uso", cioè la sbarra che non si alza e, dietro lo sfortunato autista, la coda che si allunga, è praticamente inevitabile. Un anziano mai e poi mai saprà inserire la tessera sanitaria e "digitare" sul touch screen la prestazione richiesta.

Ma questo è il meno. Il vero guaio è rappresentato dalla evidentissima discrasia tra l'orario che viene stampato sulla prenotazione fatta al momento è la situazione reale alle casse. Un esempio: venerdì ci siamo rivolti a "tu passi" alle ore 10 per un prelievo, il foglietto stampato ci prenota l'esame alle 10,22 ma poi nel salone delle casse tutti i display indicano orari di chiamata compresi tra le 9,21 e le 9,26. Dunque si viaggia con 40-50 minuti di ritardo rispetto alla prenotazione teorica.

Più critica ancora la situazione di quanti avevano prenotato da casa che, in coda davanti a uno dei due "totem" per la conferma della prenotazione - in altre parole per dire "sono qui" - rischiano di non essere presenti alla propria chiamata.

In aggiunta è tutt'altro che facile per chi non gode di ottima vista individuare la chiamata guardando i display che indicano le prime sei lettere del codice fiscale e poi l'orario prenotato. Senza considerare quando su tutti e sei esce la scritta "BOX". Box? Che cavolo è il box?

Ultima annotazione riguarda coloro che debbono solo lasciare campioni di urine e fluidi organici. In passato si prendeva il biglietto e poi ci si recava in un apposito sportello per la consegna. Oggi ci si deve mettere in fila come se si dovesse sottoporsi a un prelievo. Morale, da quindici minuti di ieri ai sessanta di oggi. O giù di lì. Così la gente bivacca, un po' stando in piedi, un po' seduti, tutti intenti a decrittare le scritte sui display cercando di individuare, al di là dell'orario di chiamata, che può essere uguale in 2-3 casi, le lettere del proprio codice fiscale.

Ma Signore benedetto cosa non andava nel sistema precedente? Uno arrivava, prendeva il proprio biglietto e attendeva che sul display uscisse il numero "C 14" - "P 26", e così via, sapendo bene, da subito, quanti ne aveva davanti. Fatta la cassa, aspettava che il proprio numero, il medesimo di prima, uscisse sul display della sala prelievi.

Se si vogliono migliorare le cose bisogna innanzitutto aumentare il personale addetto, non ricorrere ai fantatrucchi di una tecnologia che spesso complica anziché semplificare. Che bisogno c'era del "tu passi"? Perché è in funzione a Lecco? Ma lì prima non c'era quasi nulla mentre Merate era già ben attrezzata. O c'è qualche altra ragione per aver installato i due "totem"?

E' possibile che un'azienda di 3mila dipendenti e 270 milioni di fatturato debba ricorrere a volontari per attivare un servizio vitale, strategico, essenziale per un presidio pubblico? E' questa l'eccellenza lombarda di cui parlano un giorno sì e l'altro anche Maroni e Gallera?

 

P.S. Per completare l'indagine sabato mattina ci siamo recati di buon'ora al polidiagnostico CAB di Merate. Ingresso ore 7.50, prelievo ore 8.05. Costo pari o inferiore a quello che avremmo pagato alla cassa dell'ospedale; grande attenzione per il paziente da parte del personale addetto al prelievo. E' così che Maroni e il suo fido assessore Gallera - che balle a parte proseguono la politica sanitaria nel solco tracciato dall'ex "celeste"- intendono mettere in concorrenza/competizione il pubblico il privato?

Claudio Brambilla
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