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Scritto Sabato 11 marzo 2017 alle 10:20

Viaggio alla scoperta delle bande musicali di paese. Merate: una storia iniziata nel 1848 con in prima linea tanti giovani

Le bande musicali costituiscono degli esempi di socialità tra i più longevi del territorio meratese. Le loro esibizioni compongono le liturgie qualche volta sacre ma molto più spesso profane degli eventi pubblici che di diritto possono essere annoverati nella tradizione. La loro presenza è ormai data per scontata e finisce immeritatamente per passare spesso in secondo piano. Che cosa sarebbe il 25 aprile senza "La leggenda del Piave" suonata dalla banda o senza "Il silenzio" intonato dalla tromba?

In questo viaggio tra i gruppi bandistici non ci interesserà valutare la differenza musicale tra arte popolare e arte colta o d'avanguardia. Considereremo piuttosto il valore aggregante, capace di costruire quei rari ponti transgenerazionali nelle realtà associative. Scopriremo la storia delle bande e la loro evoluzione sino ad oggi, evidenziando i punti di forza e le difficoltà che sono costrette ad affrontare. Per farlo, raccoglieremo le testimonianze di chi le bande le ha vissute e/o le sta vivendo. Incontreremo i musicanti nel luogo e nel momento più naturale per radunarli: presso la loro sede in occasione delle prove settimanali, prima che inizino a scaldare gli strumenti.


Chi per curiosità volesse informarsi sulla storia della banda in Italia farà fatica a reperire delle fonti. Nell'Introduzione al suo "Dizionario della musica italiana per banda" Marino Anesa ne spiega la probabile ragione: «Da sempre la musicologia italiana si è quasi completamente disinteressata della banda, considerandola un sottoprodotto indegno di attenzione. Allo stesso modo gli etnomusicologi l'hanno guardata con sospetto, tenendola a distanza per evitare la contaminazione della genuina musica popolare». Uno di costoro, Roberto Leydi, considerato tra i fondatori dell'etnomusicologia scientifica in Italia, già nel 1979 lanciava un monito e un appello sul mensile "Laboratorio Musica": «Credo che sia arrivato il momento di fare i conti con le bande. Di incominciare cioè a considerare in modo serio e documentato la funzione che le bande hanno assolto per la formazione del gusto musicale, per la diffusione della musica, per la creazione di modi civili e collettivi di convivenza». Anche sul territorio lecchese un approfondimento del genere non risulta essere stato condotto. Per questa ragione i nostri sommari resoconti storici si baseranno quasi esclusivamente sui ricordi dei protagonisti. Eppure nel volume "Coro Grigna" stampato nel 1988 viene citata una fonte del 1648 in cui già si parla espressamente di banda. L'occasione fu un evento organizzato per l'ingresso del feudatario in Missaglia. Come ospite giunse anche il questore: «preceduto da numerosa banda musicale, coi fiori sparsi per terra». Certo, si trattava di compagnie musicali completamente diverse dalle attuali. Potremmo definirle "proto-bande", ma già all'epoca il termine circolava. Anche quelle dell'Ottocento difficilmente possono essere paragonate alle bande degli ultimi decenni. C'erano sia formazioni militari sia civili. Se le prime erano sotto il diretto controllo dei governanti, le altre risentivano comunque del clima politico risorgimentale. Nell'Italia preunitaria, patriottismo era sinonimo di sovversivismo. Per questo le nascenti filarmoniche venivano osservate con sospetto dal potere. Angelo Borghi, curatore delle ricerche storiche nel libro "Coro Grigna", sostiene che a Merate la banda sorse nel 1844: «sull'esempio militare della guarnigione austrica». E precisa: «Queste associazioni seguivano - anche nella divisa - la struttura e forse i canti del nazionalismo lombardo alla giacobina. Forse per lo stesso motivo la banda di Merate si trasformò quell'anno [1848, ndr] in una forma sociale sorretta dal conte Rescalli». È l'anno delle Cinque giornate di Milano e, in generale, di un'ondata rivoluzionaria in tutta Europa.

LA BANDA DI MERATE

Il nostro viaggio comincia proprio dalla Merate del 1848.

Purtroppo, come detto, non si hanno a disposizione delle attestazioni sugli esordi. Sono state avanzate delle supposizioni. L'idea generale è che fosse un complesso del tutto amatoriale, senza pretese di alcunché. Una brigata di compaesani che si trovavano di tanto in tanto per imparare insieme e in forma autodidatta a suonare gli strumenti a fiato. Anche sulle uscite pubbliche non è giunto a noi niente. Può darsi che coprissero le ricorrenze religiose e civili più sentite dalla popolazione. Tra le due guerre mondiali si narra che la banda si separò in due gruppi ribattezzati "bandin" e "bandun". È accertato che per i servizi voluti dal regime fascista si aggiunse anche una fanfara di ottoni. Si arriva poi ai tempi più recenti con le testimonianze dirette. La svolta avviene nella seconda metà degli anni '80. Fino a quel momento continuò ad essere un gruppo amatoriale. Non c'erano persone diplomate. Le nozioni e la pratica venivano tramandate. Chi aveva più esperienza contribuiva a formare le nuove leve. Spesso era un'unica figura ad insegnare più strumenti.


Nel 1988 Pierantonio Merlini divenne il primo direttore diplomato. È sotto la sua direzione che cominciò una fase nuova. Il repertorio da quel momento ha un taglio più moderno. Il prof. Merlini attinse a composizioni di musica contemporanea originale per banda. In quella fase, allo studio più metodico si affiancavano anche momenti aggregativi al di fuori della sede. Erano i tempi delle gite sociali e dei gemellaggi artistico-culturali con bande straniere. Gli scambi di ospitalità li portarono in Ungheria nel 1988, in Cecoslovacchia nel 1990, a Malta nel 1996, solo per citare alcune delle mete. Da 15-20 anni durante la fiera di Sant'Ambrogio viene proposta l'Osteria della Banda.


È un'occasione per socializzare, ma anche per racimolare dei fondi per sostenere le proprie attività musicali. La gestione dell'Osteria è ormai rodata. I pranzi e le cene presso la sede di via Manzoni sono da tutto esaurito. Uno dei vanti della banda meratese è la Scuola Allievi. Gli insegnanti sono diversi sulla base dello strumento scelto. Sono tutti diplomati e impartiscono le lezioni singolarmente. L'attuale presidente Andrea Arlati ricorda: «Un tempo per chi voleva suonare c'era solo la banda. Ora ci sono anche le scuole di musica, ma sono due cose diverse. Lì c'è solo lo studio. Da noi entri a far parte di un gruppo». Già, perché per i giovani allievi c'è la possibilità di entrare nella Junior Band, detta anche "bandina" per ricevere delle lezioni collettive e potersi esibire in gruppo. Venne fondata da Pierantonio Merlini verso la metà degli anni '90. E a scuola chiusa, organizzarono dei corsi estivi in montagna.
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Questo progetto fu portato avanti da un volto storico della banda di Merate, Pierpaolo Arlati. L'esperienza riscosse molto successo. Attualmente è organizzata a livello regionale. Così che non solo i ragazzi meratesi possano parteciparvi. Da qualche anno per i bambini c'è anche la miniband, che prevede anche un piccolo esame. Per attrarre nuovi allievi organizzano un open day di presentazione all'anno. Si recano anche alle scuole medie per farsi conoscere. Alcuni poi si avvicinano alla banda su consiglio di amici o parenti che ne fanno già parte.


A Merate spiccano due famiglie: Albani (in tutto sono quattro musicanti) e Arlati. Quest'ultima è quasi una "dinastia". Pierpaolo Arlati è il volto rappresentativo della Banda Sociale Meratese. E pensare che è tutto cominciato quasi per caso. Lui suonava il violino. Il suo futuro suocero però, che negli anni '60 era l'anima della banda, lo mise alle strette. Entrò dunque in quell'ambiente e se ne appassionò. Da tre anni suo figlio Andrea ne è il presidente. Ne fanno parte però anche la moglie e la figlia di Andrea. I musicanti della Banda Sociale Meratese sono circa 55. Il trend è leggermente in positivo. La percentuale di uomini e donne è in pareggio. Anche l'età è bilanciata. Ci sono studenti, lavoratori e pensionati. Le professioni sono tra le più diverse. C'è l'ingegnere, c'è il docente di scuola media, c'è l'operaio. «Si dice sempre che quello che avveniva prima era meglio. Invece - ha riconosciuto il presidente Andrea Arlati - non è vero. Non nel nostro caso. Ora i ragazzi sono migliori. Studiano. Hanno una mentalità più aperta e incline allo studio. Hanno spirito critico». Anche il clima che si respira in banda non è cambiato molto secondo il presidente: «L'affiatamento è forte e nasce in maniera spontanea. Il gruppo esiste perché c'è la musica in comune. Questa è la differenza rispetto alle altre associazioni». Gli allievi sono grossomodo 25, mentre la Junior Band è composta da una quindicina di ragazzi.


Dopo le direzioni di Merlini (per circa un ventennio) e di Alessandro Pacco, da sei anni il direttore della banda è Marcello Corti, che a 31 anni ha già diretto e dirige altre bande e ha all'attivo diverse collaborazioni. Il repertorio che propone è vario. Dalla musica del Settecento alle colonne sonore alla musica originale per banda. Può contare su diversi tipi di strumenti. Per i fiati dispone dei legni ad ancia (clarinetti, sassofoni e flauti) e degli ottoni (corni, trombe, tromboni, euphonium e tuba). Tra le percussioni ha timpani, grancassa, xilofono, vibrafono e la batteria (inesistente fino agli anni '90). La banda di Merate esegue quattro concerti all'anno, uno a stagione. In estate e in autunno si svolgono all'aperto, così come le manifestazioni classiche civili e i servizi religiosi. Un altro appuntamento tradizionale è l'immancabile "piva" natalizia. Per tre giorni i musicanti suonano per le vie delle frazioni le melodie del Natale.


Concludono il giorno della vigilia in paese. Il prossimo concerto di aprile sarà dedicato ai terremotati delle Marche. Già in passato era stata proposta un'iniziativa simile per contribuire alla ricostruzione di una scuola di musica in Emilia Romagna, dopo il sisma del 2012. Si esibiscono in divisa: giacca rossa e cravatta scura, camicia bianca e pantaloni scuri. Lo stemma è composto da un trombone. Risale agli anni '70, quando fu indetto un concorso per gli studenti delle scuole elementari e medie per disegnare il simbolo della banda. Da allora è rimasto sempre lo stesso. La collaborazione con le altre bande del territorio è scarsa. Sono vivi invece i rapporti con le bande straniere o altri enti. L'ultimo in ordine di tempo è quello con il "Blue Lake Fine Arts Camp", che ha messo a disposizione delle borse di studio. Quattro ragazzi hanno così partecipato allo stage internazionale estivo in Michigan, USA. La Banda Sociale Meratese è una struttura solida. Sta conoscendo una fase di piena attività e offre l'opportunità a molti giovani di avvicinarsi al suono degli strumenti. Nelle prossime puntate scopriremo le altre bande del territorio e i loro volti.
 
Continua/1
Marco Pessina
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