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Scritto Venerdì 27 gennaio 2017 alle 12:27

Il fenomeno della deportazione in Brianza nel libro di ricerca scritto da Pietro Arienti

Pietro Arienti
Oltre cinquecento pagine, trentotto archivi consultati, più di cento libri letti e numerose interviste effettuate. Si presenta così lo studio di Pietro Arienti ''Dalla Brianza ai Lager del Terzo Reich'' (edito Bellavite - Novembre 2011). Un libro che, correlato da dati statistici, rappresenta una preziosa testimonianza delle dimensioni che assunse la deportazione in Brianza, prendendo in esame il periodo compreso tra il 1943 e il 1945.
Arienti ha ricostruito un pezzo di storia sconosciuto ai più, dimostrando che la deportazione degli ebrei , le requisizioni dei loro beni, lo sterminio nei campi hanno toccato da vicino anche i nostri paesi. Abbiamo avuto quindi la Shoah ''sull'uscio di casa'' come aveva spiegato lo stesso Arienti nel corso di una conferenza tenuta negli anni scorsi a Missaglia, raccontando la storia della famiglia Fraenkel-Moses, ebrea, di origine tedesca ma naturalizzata italiana che, internata in paese, più precisamente in Piazza Sormani, fu caricata sul convoglio che partì il 30 gennaio 1944 da Milano alla volta di Auschwitz dove incontrò la morte.

Di seguito alcune domande che abbiamo rivolto a Pietro Arienti. Una breve intervista che proponiamo oggi, in occasione della Giornata della Memoria:

Chi furono le persone che più rischiarono di essere deportate in Germania in quegli anni sul nostro territorio?

In Brianza le categorie interessate dalla deportazione furono essenzialmente quattro: oppositori politici, operai che avevano aderito agli scioperi del '44, ebrei e lavoratori coatti. Furono questi uomini, mandati in Germania nelle fabbriche del III Reich a sostituire la manodopera tedesca, già impegnata nei vari fronti di guerra, a rappresentare il gruppo più numeroso- circa 1200 in tutta la Brianza- dei deportati nella zona del Casatese e del Meratese. In quest'area, specificatamente, i deportati politici furono tre, gli ebrei quattro e i lavoratori coatti più di ventitre.


Come se la spiega questa composizione così sbilanciata dei deportati?

Questa zona non aveva conosciuto una conflittualità operaia paragonabile alla cintura milanese. Per quanto riguarda gli oppositori politici, invece, chi voleva impegnarsi nella Resistenza contro i nazifascisti preferiva o unirsi alle brigate partigiane sulle montagne sopra Lecco oppure trasferirsi nei paesi della cintura milanese. Per quanto riguarda invece, la persecuzione antiebraica, attraverso la ricerca, ho scoperto un fatto poco conosciuto.


Ce lo può raccontare?
In pratica, paesi come Oggiono, Merate o Missaglia divennero luoghi di internamento di famiglie ebraiche prima ancora che i tedeschi invadessero l'Italia dopo l'8 settembre 1943. Fin dall'inizio della guerra infatti, le autorità fasciste avevano dichiarato gli ebrei italiani entità nemiche da internare, costringendoli a abitare, senza diritto di muoversi e scrivere lettere, in varie cittadine in Italia, tra cui quelle brianzole dove ogni mattina dovevano andare in caserma a firmare. Nei tre paesi citati prima c'erano 43 ebrei che, con l'istaurazione della Repubblica Sociale Italiana, avrebbero rischiato anche l'arresto e la deportazione in Germania. Fortunatamente però, in quei mesi convulsi, quasi tutti riuscirono a scappare e a rifugiarsi in Svizzera. Solo alcuni, come i quattro di Missaglia, furono scoperti e fatti salire sui treni per la Germania, incontrando la morte a Auschwitz.


Ma come avvenivano le deportazioni in questa zona? Era tutta colpa dei tedeschi o anche i reparti locali condividevano qualche responsabilità?
Nel territorio a cavallo tra la zona di Lecco e quella di Monza, erano i reparti di SS a comandare mentre gli italiani spesso non solo eseguivano gli ordini di cattura, ma svolgevano anche i lavori di indagine. Gli arresti e le indagini nei confronti di ebrei e perseguitati politici quindi, erano effettuati materialmente quasi sempre dai militi della RSI.


Per quanto riguarda gli atteggiamenti della popolazione locale, cosa ci può dire?
Pur non avendo a dispozione, ovviamente, dati precisi, da vari racconti orali si è saputo che spesso, a favorire la scoperta e l'arresto di ebrei siano state le delazioni dei vicini. Allo stesso modo però, non mancarono episodi di solidarietà, soprattutto nel facilitare il passaggio dei ricercati verso la Svizzera.

 

Deportati politici suddivisi per luogo di nascita,
residenza, luogo di arresto


Agostino Bellani, nato nel 1913 a Missaglia nella frazione Contra, è residente a Meda. Viene portato a San Vittore e poi trasferito nel campo di Bolzano e poi di Sarentino. Sopravvissuto.

Antonio Bonfanti, nato nel 1902 a Osnago, viene arrestato nell’ottobre 1944, probabilmente per una denuncia anonima e motivata dall’invidia. Viene deportato a Mauthausen dove muore nel gennaio 1945.

Ernesto Cattaneo, nato nel 1891 a Olgiate Molgora, viene incarcerato con l’accusa di aver rifornito di farina i partigiani in Valsassina. Portato a Mauthausen nell’agosto 1944, muore a Gusen il 2 marzo 1945.
 
Alberto Cereda, nato nel 1923 a Carugo, risiede a Cassago. Muore a metà agosto nel campo di Flossenburg.

Don Riccardo Corti, nato nel 1876, è stato parroco di Giovenzana dal 1909. Nasconde ex prigionieri  nella casa del sacrestano fino all’ottobre 1943, quando viene arrestato e trasferito prima a Bergamo poi a Verona. Da qui viene costretto a salire sul treno per la Germania. È trattenuto nel carcere di lavori forzati a  Kaisheim fino al 9 febbraio 1945, quando inizia il viaggio che lo riporta in Italia il 14 febbraio 1945.

Alessandro Fumagalli, nato nel 1901 a Olginate, viene portato a Mauthausen dove muore il 30 aprile 1945, a guerra quasi conclusa.
 
Gianriccardo Marinoni, nato nel 1920 a Milano, vive a Annone Brianza. Trasferito a San Vittore “per attività sovversiva” dal carcere di Monza. Viene mandato a Bolzano dove viene registrato con la matricola 7609. Sopravvissuto.

Carlo Molteni, residente a Barzanò, viene deportato nel campo di transito di Bolzano. Sopravvissuto.

Gennaro Motta, nato nel 1909 a Bernareggio, viene arrestato dai militi della RSI del paese e trasportato a Mauthausen dove muore il 3 maggio 1945.

Fedele Ratti, nato nel 1912 a Rogeno, commerciante, viene deporatato a Mauthausen. Piegato probabilmente dalle sevizie e dal regime di sottoalimentazione, viene portato nell’infermeria del campo da dove viene avviato al castello di Hartheim. conosciuto come uno dei sei centri dove veniva portato avanti il programma di eutanasia nazista nei confronti di bambini e adulti. Qui muore il 26 settembre 1944.
 
Giovanni Ripamonti, nato nel 1904 a Calco, viene arrestato nel 1944 con l’accusa di dare sostegno ai partigiani sopra Lecco. Viene trasferito prima a San Vittore, poi a Fossoli e quindi a Bolzano da dove parte il treno diretto a Mauthausen. Qui muore nel marzo 1945.

Policarpo Sangiorgio, nato nel 1896 a Galbiate e qui residente. Tornitore presso la Rocco Bonaiti è l’unico brianzolo arrestato in seguito allo sciopero delle fabbriche di Lecco del 7 marzo 1944. Viene deportato a Mauthausen dove, immatricolato con il 59123, muore nell’aprile 1945

Angelo Valagussa, nato nel 1922 a Cernusco Lombardone nei pressi della Cascina Moscoro, trasferitosi a Milano decide di unirsi alla Resistenza, entrando nei Gruppi Armati Partigiani (GAP). Nel febbraio 1944, però, viene catturato e trasferito prima a S.Vittore poi a Fossoli e infine a Bolzano. Da qui, il 5 agosto, parte il treno per Mauthausen dove viene immatricolato con il numero 82547. Muore nel marzo dell’anno successivo.

Giovanna Valtolina, nata nel 1902 a Merate nella frazione di Novate, risiede a Monza e viene assunta dalla Breda dove partecipa agli scioperi del marzo 1944. Viene arrestata nei giorni successivi e viene fatta salire sul treno per Mauthausen. Viene trasferita a Revensbruck dove rimane fino alla fine della guerra.

Felice Vimercati, nato nel 1925 a Casatenovo e residente a Seregno, viene portato a San Vittore da dove, secondo le testimonianze, è stato poi trasferito in Germania.



Arturo Fraenkel, nato in Germania nel 1884, è uno degli ebrei stranieri internati a Missaglia. Messo in cella a Milano, parte dall’Italia nel gennaio 1944, arrivando a Auschwitz il 6 febbraio e trovando immediatamente la morte nelle camere a gas.

Clara Moses, nata in Germania nel 1894, ebrea, viene internata a Missaglia. Qui viene scoperta e insieme al marito Arturo finisce a Auschwitz il 6 febbraio. Muore in data e località ignote.

Frieda Moses, nata in Germania nel 1881, ebrea, viene internata a Missaglia con la sorella Clara. Segue il destino della sorella fino a Auschwitz dove muore il giorno stesso dell’arrivo.

Hedwig Moses, nato in Germania nel 1884, ebreo, viene internato a Missaglia con le sorelle Frieda e Clara. Consegnato ai tedeschi nel 1943, raggiunge Auschwitz il 6 febbraio, venendo condotto immediatamente alle camere a gas.


Fonte: Arienti Pietro, Dalla Brianza ai Lager del Terzo Reich,
Bellavite Editori, Missaglia, 2011

 

A.P.
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