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Scritto Martedì 15 febbraio 2011 alle 15:38

AUTO BLU:  E’ MEGLIO ''SPARARE'' RAGIONAMENTI CHE GENERALITA’

Voglio proporre una breve riflessione ai lettori sul caso dell'auto blu di Calco che, ci scrive il lettore Thomas Findeis di Casatenovo, ieri lunedì 14 febbraio 2011  alle 15,10 ha percorso a velocità supersonica il tratto di ex statale 36 che attraversa Osnago, direzione tangenziale, con sirene e lampeggianti.
Il Corriere della Sera e la Provincia riferiscono che sull'auto blu contravvenzionata in ottobre 2010 a Calco  viaggiava il ministro Brambilla. Al quotidiano lecchese oggi  la Brambilla riferisce di non essere mai stata fermata e quindi di non essersi accorta di nulla. Risposta surreale a domanda o mal formulata o fraintesa. Merateonline non ha elementi per affermare con certezza che su quell'auto ci fosse il ministro del Turismo. Non è possibile saperlo dal Comando della polizia locale di Calco che oppone il secreto istruttorio anche sulla sola esatta data del fatto. Non ha ritenuto di rispondere l'ufficio stampa del ministero cui è stata rivolta precisa domanda. Allora facciamo un piccolo ragionamento perché la violazione del codice della strada prescinde e va oltre la natura e qualità del passeggero. Pacifico che l'auto sia un'auto di scorta a un'alta personalità e la Brambilla è pure longilinea. Ma sull'auto ci potevano essere il viceministro Castelli o il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Oppure - perché no? - solo l'autista che aveva scaricato la personalità e se ne tornava a casa o all'albergo. Chi può dire che gli autisti  non  si comportino con la medesima spavalda destrezza anche quando non trasportano nessuno? Lampeggiante e sirena rimangono sull'auto, mica vengono ritirati dal politico quando scende dall'auto.
Quindi: se questa vicenda viene trattata in termini di assoluta correttezza e professionalità il burocrate di Palazzo Chigi che ha steso il ricorso e che lo ha depositato al protocollo dell'Ufficio Territoriale del Governo di Lecco deve dettagliatamente motivare le ragioni di superiore servizio e di eccezionalità che gli hanno "imposto" la violazione delle regole stradali. Egli non può rimanere nel generico perché la legge non glielo consente. Se quel giorno trasportava un'alta o altissima personalità si ritiene debba esibire l'ordine di servizio a firma del ministro, del viceministro o del vicepresidente della Camera. In alternativa deve esibire copia del calendario degli impegni di tale giorno, l'esatto tragitto previsto sia all'andata che al ritorno, gli orari di partenza e arrivo e - ecco il punto - le cautele adottate per la sicurezza e l'incolumità del personaggio politico trasportato. Tutto questo perché è solo il pericolo per la vita del trasportato che autorizza il decollo rimanendo con le ruote piantate per terra. Ogni auto scorta deve avere una sorta di diario di bordo e nessuna pagina deve mancare.
E se sull'auto non c'era più nessuno? Come può il Prefetto saperlo? Semplicissimo: se il ricorso non consente di conoscere il nominativo o la qualifica del trasportato - e quasi certamente il testo farà  solo un generico riferimento a tale persona - gli uffici di sua Eccellenza dovranno chiedere un'immediata integrazione del ricorso al fine di escludere che l'autista - agente di pubblica sicurezza o no - viaggiasse da solo con l'aggravante, magari, di essere stato nominato agente di pubblica sicurezza pro tempore.
E questo perché se la presenza di un'autorità può trovare una residuale - anzi: residualissima - motivazione nell'arroganza guidaiola  è esclusa ogni attenuante nell'ipotesi contraria.         
E qui il comando della polizia locale di Calco che sta esaminando in questo giorni il ricorso per fare le proprie osservazioni deve utilizzare bene i 60 giorni a sua disposizione per rilevare ed eccepire ogni generalizzazione contenuta del ricorso del funzionario di Palazzo Chigi. Lo deve fare per rispetto della legge, degli stessi poliziotti e dei cittadini tutti.
In altre parole: la decisione sul ricorso non può prescindere dal sapere quale fosse l'autorità trasportata e i reali rischi che questa correva, su quella strada a quell'ora e in quel giorno. Correva anche il giudice Falcone quando lo hanno fatto saltare in aria a Capaci. E non era sulla ex statale 36 in Lombardia, ma in superstrada e in Sicilia. Dubito moltissimo che i tre nomi citati in questo articolo siano in pericolo di morte. Per quanto ne so io sono solo nel mirino dei comici e degli autori di satira politica e nessuna ha riferito di avere visto Maurizio Crozza sul tetto del gommista Vergani puntare... la lingua.
Alberico Fumagalli
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