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Scritto Domenica 15 gennaio 2017 alle 20:00

Brivio: l'arte del liutaio nella storia di passione e studio di Francesco De Gregorio

Quando si ascolta l'esecuzione strumentale di un brano musicale si tende a valutare, apprezzare e stimare chi suona, e quasi mai chi ha prodotto lo strumento. Francesco De Gregorio (l'ultima "o" non è muta, ndr) è un giovane liutaio di 27 anni che da otto anni costruisce e restaura strumenti a corda. Da un anno e mezzo a quattro passi dalle sponde del fiume Adda a Brivio, in via Fossa Castello, ha aperto un laboratorio personale.

Francesco De Gregorio


Domenica pomeriggio del 15 gennaio si è fatto conoscere al pubblico presso la sede della Pro Loco del paese, spiegando agli incuriositi visitatori in cosa consiste il suo lavoro. Che avviene lontano dalle luci del palcoscenico, in silenzio e con l'umiltà dell'artigiano che associa l'impiego di attrezzature e materie prime di qualità alla precisione della manodopera. È un mestiere per cui il tempo si dilata, sia per l'antica tradizione sia per la durata della lavorazione. Lui si è specializzato nelle chitarre classica e flamenca. In un anno ne produce all'incirca una decina. Solo la fase di verniciatura, che consiste in diverse passate di gommalacca, può durare un mese. «

I tempi morti della costruzione - ha affermato De Gregorio - sono tanti, ma cerco di godermi ogni suo momento. In questo consiste il piacere che provo in ciò che faccio». Ogni dettaglio è fondamentale a determinare l'effetto del suono, compreso la percentuale di umidità relativa del laboratorio, e non c'è tecnologia che tenga: «Le apparecchiature tecnologiche non fanno arrivare lo strumento allo stesso livello qualitativo. Il delicato equilibrio tra solidità e mobilità del legno - ha poi spiegato - lo si può trovare solo con la piallatura a mano». Non è una di quelle professioni che fa diventare ricchi, ma è redditizio a sufficienza da non andare a dormire la sera con preoccupazioni. La sua passione per la chitarra - specie quella classica - è nata da suonatore autodidatta. Poi l'attitudine al lavoro manuale e la sfida a creare qualcosa di nuovo gli hanno fatto imboccare un altro percorso di vita. Per quattro anni si è formato presso la "Civica Scuola di Liuteria di Milano" sorta nel 1978 nel vecchio quartiere artigiano dell'Isola, e che da ormai trent'anni ha sede in via Noto, una delle ultime traverse a sud di via Ripamonti. Lì ha appreso le nozioni teoriche e tecniche sulla musica, gli strumenti e la loro produzione, affiancandole all'attività pratica. Poi ha svolto un tirocinio a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia.

Altre esperienze che ricorda con piacere sono quella presso il laboratorio del liutaio Luca Waldner, a Ponte in Valtellina, e la collaborazione con Mirko Migliorini ad Airuno. Ora il modello che apprezza riprodurre di più è la chitarra classica moderna, secondo i canoni che lo spagnolo Antonio de Torres applicò nell'Ottocento «non perché sia il migliore, ma perché è quello che trovo più affascinante. In generale oggi i liutai tendono a sperimentare più sul tipo dei materiali che sulla forma della chitarra».

La sua identità la ricerca in alcune scelte estetiche, anche se qualche volta capita che dei suoi clienti gli richiedano alcune variazioni, ad esempio sul disegno della rosetta, accontentando il loro gusto. Sono per lo più studenti di conservatorio, ma anche adulti che si sono avvicinati più tardi allo studio dello strumento. C'è chi passa solo a ritirarlo e chi invece si appassiona all'arte del liutaio, gradendo ricevere alla fine lo strumento insieme ad un book fotografico che raccoglie i vari momenti della lavorazione, dalla genesi alla chiusura nella fodera.
Marco Pessina
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