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Scritto Giovedì 10 novembre 2016 alle 17:59

Merate, processo a 5 'funzionari' di banca: esclusa la parte civile, l'ipotesi di truffa è prescritta

Proseguirà "mozzo" il processo intentato nei confronti di Dario Andaloro, Paolo Rubini, Antonio Martone, Felicita Saini e Giandomenico Fumagalli, i cinque dipendenti - all'epoca dei fatti oggetto del procedimento - della filiale meratese di Banca Intesa San Paolo chiamati a rispondere, a vario titolo, di truffa e usura bancaria in quanto - stando al quadro accusatorio - avrebbero cagionato considerevoli perdite a due società immobiliari con sede a Osnago, vendendo al loro titolare - un imprenditore classe 1935 - contratti derivati 'IRS' a copertura dei tassi.
Quest'oggi infatti, nel corso della primissima udienza dibattimentale al cospetto del collegio giudicante dopo il rinvio a giudizio decretato nel giugno scorso dal gup Massimo Mercaldo, non solo si è appreso che è ormai intervenuta la prescrizione per quanto attiene la prima ipotesi di reato ma è anche stata deliberata l'esclusione della parte civile. Un duro colpo per l'avvocato Giuseppe Ciullo del Foro di Avellino, al fianco del proprio assistito fin dalle prime battute di questa articolata vicenda (per il riassunto completo, clicca qui). Il legale infatti in apertura di seduta aveva chiesto l'estensione della propria costituzione: se il dr. Mercaldo, in sede di udienza preliminare, aveva ammesso la parte civile in relazione esclusivamente al presunto danno morale patito dal querelante, il difensore dello stesso pretendeva l'allargamento anche in riferimento al supposti danni materiali subiti dall'imprenditore, quantificati dal consulente del pubblico ministero in circa 830.000 euro, cifra nettamente superiore ai 240.000 euro già oggetto di altra causa in sede civile vertente sull'annullamento dei contratti "incriminati" e il conseguente risarcimento, cristallizzato però all'anno 2008, anno di apertura della vertenza tra le due Immobiliari e Banca Intesa. Un contenzioso quest'ultimo, ancora aperto, seppur - come rimarcato dalla difesa degli odierni imputati - il Tribunale di Lecco, ormai otto anni fa, abbia già sentenziato in favore dell'Istituto di credito, con pronunzia poi riconfermata in Appello.
"Non vi è dubbio che vi sia sovrapposizione" ha affermato così l'unico legale quest'oggi presente in rappresentanza dell'allora direttore, del responsabile del settore imprese, dell'addetto al ''team corporate'' e due referenti del settore finanza della sede Intesa San Paolo di Merate finiti a giudizio a seguito proprio di una denuncia sottoscritta dalla presunta persona offesa all'indomani dell'avversa sentenza civile di primo grado. Producendo documentazione a riprova di ciò, l'avvocato dunque non solo si è associato al contenuto delle conclusioni del Gup - come fatto dal pubblico ministero dr. Nicola Preteroti - ma è andato oltre chiedendo l'esclusione in toto della parte civile. Una linea, la sua, accolta dal collegio giudicante presieduto dal dr. Enrico Manzi con a latere i colleghi Nora Lisa Passoni e Salvatore Catalano che, estromettendo la parte lesa dal processo, ha ribadito come "l'azione penale in questa sede costituisce una duplicazione di quella esercitata nel processo civile".
Si tornerà dunque in Aula per l'escussione dei primi testi citati dalla pubblica accusa il prossimo primo giugno, con una parte in meno. E un minor carico sulle spalle degli imputati: la scure della prescrizione - scattata il 7 ottobre scorso - ha infatti eliminato la truffa dalle ipotesi di reato. "Una sconfitta per tutti", l'amaro commento del presidente di un collegio investito della vicenda quasi 8 anni dopo la denuncia sporta da un cittadino che aveva riposto la propria fiducia in una Giustizia rivelatasi ancora una volta - purtroppo - lentissima.
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A.M.
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