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Scritto Venerdì 28 ottobre 2016 alle 20:31

Olgiate: 'ho dovuto elemosinare un mio diritto', parla Ginevra la 'non-moglie' di Sandro Frara, morto senza poterla sposare

Sandro Frara
"Forse la burocrazia annebbia la mente". Un'affermazione cruda quella della signora Ginevra Brivio ma, nel suo caso, per quanto vissuto sulla sua stessa pelle, assolutamente veritiera. Come non dare ragione a una donna che, dinnanzi al capezzale del compagno, per un non meglio precisato "cavillo", non ha potuto pronunciare quel fatidico sì che l'avrebbe resa, forse per qualche giorno, forse solo per un pugno di ore, la sposa del suo Sandro, ridotto in punto di morte non da una lenta, incurabile, malattia bensì da una complicanza insorta all'improvviso dopo un intervento chirurgico? "Tutti lo hanno fatto tranne quelli che avrebbero dovuto attivarsi". Così, ancora a caldo - il plico le è stato consegnato solo ieri - la signora commenta la recente sentenza attraverso la quale il giudice dottor Mirco Lombardi, ha dichiarato l'illegittimità del rifiuto di celebrare quel matrimonio da parte del comune di Lecco, condannando Palazzo Bovara la pagamento di un risarcimento di oltre 200.000 euro agli eredi del signor Frara, mancato nel marzo del 2014, in un letto del nosocomio cittadino, senza che la sua ultima volontà venisse rispettata. E chiedeva solo di poter sposare la donna della sua vita, la sua convivente da 22 anni, la madre dei suoi due figli, la persona che per tutti era la sua "dolce metà" tranne per lo Stato. Chiedeva di potersi spegnere, a soli 54 anni, lasciando Ginevra e i loro due ragazzi, in una situazione di maggiore tranquillità. Chiedeva di chiudere gli occhi, per sempre, regalando a Simone e Davide, un ultimo momento - seppur in una fredda camera della rianimazione cardiologica del Manzoni - di felicità che, nonostante la giovane età, avrebbero potuto custodire per sempre nel loro cuore. Ed invece, nonostante le richieste inviate in comune, tramite l'ospedale, nonostante l'invio, via fax, anche del non necessario, dell'elenco dei testimoni disponibili a prender parte alla sottoscrizione dell'atto, nonostante di suo pugno, con non poca fatica fisica, Sandro avesse messo nero su bianco in maniera incontrovertibile la propria istanza, nessuno dei preposti ha compiuto per tempo il breve tragitto che separa piazza Diaz da via dell'Eremo.
Palazzo Bovara
"La situazione era chiara ma dal municipio si sono impuntati nel chiedere un documento di morte imminente, una carta che nessun medico avrebbe potuto sottoscrivere, che credo nemmeno esista. Anche perché lui non era un paziente con una malattia in stato terminale, la sua situazione era particolare. Ricordo ancora che mi venne risposto che era impossibile uscire dal palazzo municipale senza quel documento. Ho dovuto elemosinare un mio diritto, senza venire ascoltata. Nessuno si è nemmeno premurato di chiamare l'ospedale per verificare la situazione, per capire se fossi una pazza o una mitomane. Lo hanno fatto solo il mattino in cui poi è deceduto, dopo quattro giorni durante i quali ci sarebbe stato tutto il tempo e dopo che l'avvocato Alessandra Colombo si era attivata per aiutarmi. Ma ormai Sandro era in coma irreversibile a seguito di un'emorragia cerebrale, non aveva più la facoltà di esprimere la propria volontà".

Tributato l'ultimo saluto al compagno, al padre dei suoi due figli, per loro e per se stessa, alla signora Brivio - residente a Olgiate - non è rimasto altro che chiedere giustizia in un'aula di Tribunale. Assistita dagli avvocati Alessandra Colombo e Raffaella Gianola - a cui oggi esprime un sincero ringraziamento per il sostegno umano e legale fornitele nel corso di questa dolorosa vicenda - ha così intentato una causa civile contro il Comune di Lecco.
"E' la prima di questo tipo in Italia. Nel loro lavoro, gli avvocati, sono partite da zero. Credo che questa sentenza farà scuola ma mi auguro che nessuno, in futuro, dovrà usare come modello la sentenza del dottor Lombardi per un altro caso simile. Queste cose non devono più succedere. E' stato leso il diritto di un cittadino, la burocrazia ancora una volta, al posto di aiutare un cittadino, lo ha ostacolato. Trovo vergognoso l'atteggiamento tenuto dal Comune di Lecco in una situazione del genere, non ha manifestato un briciolo di comprensione, di umanità. Mi sono trovata a fare i conti con una morte non prevista e a scontrarmi al contempo con chi ha negato l'esaudirsi dell'ultimo desidero di Sandro. Sono soddisfatta di aver ottenuto giustizia, contenta di aver trovato un giudice che ha capito la situazione. Se ora ci sarà da combattere ancora, io e i miei avvocati combatteremo: ormai siamo allenate. Spero che una cosa del genere non si ripeta mai più".

Da parte sua Palazzo Bovara ha fatto sapere che presa visione della sentenza, si cercherà  di individuare il responsabile dell'accaduto.


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A.M.
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