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Scritto Martedì 18 ottobre 2016 alle 18:39

Mandic: chiesta dal procuratore generale la conferma della condanna al dr. Pignoli

Il dr. Paolo Pignoli
La sentenza di primo grado datata 12 dicembre 2013 era stata appellata da tutti e quattro i soggetti titolati a portare avanti tale “azione”. A distanza di quasi tre anni il “caso Pignoli” è approdato quest’oggi a Milano ma per la decisione della Corte bisognerà attendere ancora. Fino al prossimo 11 novembre, almeno. Questa mattina giudici della prima sezione penale, sentito il Sostituto Procuratore Generale Laura Barbaini, l’avvocato di parte civile nell’interesse dell’allora Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco (oggi Asst) Stefano Pelizzari e il collega Ruggero Panzeri, difensore dell’angiologo ai tempi in servizio presso il Mandic di Merate, hanno aggiornato la causa al mese prossimo. “In ballo” c’è la rivalutazione delle accuse di violenza sessuale e abuso d’ufficio mosse nei confronti del noto chirurgo con casa a Calco, accuse per le quale il camice bianco, a Lecco, ha rimediato una condanna a complessivi 2 anni e 3 mesi di reclusione.
Nello specifico, il collegio giudicante presieduto dal dr. Salvatore Catalano con a latere i colleghi Gian Marco De Vincenzi e Maria Chiara Arrighi (relatore) tre anni fa, all’esito di un’articolata istruttoria dibattimentale, ha condannato a un anno e 8 mesi di reclusione il professionista in relazione ad un solo caso di violenza ipotizzata a carico di una paziente con acclarati disturbi psichiatrici, ricoverata nell’aprile del 2008 presso il nosocomio cittadino per le conseguenze di un gesto autolesionista, assolvendo lo stesso per altri due episodi analoghi denunciati da altrettante donne sottoposte a visita angiografica fuori dalle mura ospedaliere. Alla pena finale, poi, si era arrivati aggiungendo ulteriori 7 mesi irrogati perché – annota la dottoressa Arrighi nelle motivazioni della sentenza – non vi sarebbe dubbio che l'imputato abbia dirottato verso il proprio studio privato alcuni pazienti che avrebbero avuto diritto, gratuitamente, alle cure post-operatorie tradendo il rapporto fiduciaria con l’Ente e incappando al contempo nella seconda fattispecie di reato a lui ascritto.
Quest’oggi la dottoressa Barbaini – nonostante la stessa Procura Generale abbia proposto appello – ha chiesto la conferma della condanna di primo grado previo confronto tra consulenti tecnici per le due supposte violenze sessuali per le quali il dr. Paolo Pignoli a Lecco è stato assolto, sollecitando anche una nuova perizia.
Sulla stessa lunghezza d’onda, per quanto riguarda la richiesta di ratifica della pena, anche l’avvocato Stefano Pelizzari che si è opposto poi alla proposta del legale del medico di indagare, tramite inedita perizia, la capacità testimoniale della giovane donna sulla cui deposizione si incardina la condanna per violenza sessuale. Dal penalista è stata avanzata poi la richiesta di condanna - ai fini civili - anche per gli altri episodi per i quali l'angiologo è stato assolto.
Dal canto suo, Ruggero Panzeri, si è battuto in Aula perchè venga affermata l'innocenza a tutto tondo del proprio assistito, giudicando necessaria la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.
La decisione della Corte, come anticipato, è prevista per l’11 novembre prossimo.
A.M.
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