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Scritto Mercoledì 21 settembre 2016 alle 20:25

Vivono dentro ai 'Social' ma hanno perso il contatto con la gente, col mondo vero

L'avevamo definita la Giunta dei pensionati. E in fondo, dal punto di vista anagrafico era così; pensionati o pensionandi, con l'esclusione del giovane Marco Brambilla, erano tutti gli assessori: Ernesto Passoni, Domenico Cavana, Gabriella Mauri, Pierpaolo Arlati e Luigi Mantegazza. Pensionato era anche il sindaco, Giovanni Battista Albani. Un'Amministrazione "anziana", che da anziani, pensavamo, avrebbe agito con una gestione ordinaria dell'esistente. Invece, che si sia stati d'accordo o meno, la Giunta dei pensionati modificò in corsa il progetto di trasformare il Palazzo Tettamanti in Centro Culturale riconvertendolo nella nuova sede del Municipio. Un ritorno al passato, al 1974, prima che il "Comune" si trasferisse in Villa Confalonieri. Alla luce delle ristrettezze di oggi c'è da rivalutare il cambio d'uso, senza il quale il Municipio sarebbe ancora in Villa, con costi indubbiamente minori, ma anche in precarie condizioni di sicurezza e di agibilità mentre palazzo Tettamanti costerebbe tanto quanto costa oggi ma con un utilizzo più "effimero", ideale in tempi di bilanci gonfi ma pesante quanto i vincoli stringono (o strangolano) la cassa. In più quella Giunta fece decollare il progetto della scuola di via Montello, forse localizzata in modo non opportuno stante la vicinanza del polo delle superiori col traffico che esso genera ogni giorno, tuttavia un'opera che sicuramente ha risolto una volta per tutte la questione "elementari" liberando nel contempo l'edificio che poi la Giunta Robbiani destinò a Centro Diurno Disabili. La caratteristica della Giunta di anziani era quella di stare in mezzo alla gente. Arlati tra Proloco, banda sociale e associazioni varie, Cavana con i coetanei di piazza don Minzoni, Mauri al Cse, Albani in piazza, su e giù con frequenti tappe ai capannelli, utilissimi per mantenere il contatto con i cittadini e tastarne il polso.

Ecco, questa Giunta che anche noi rimproverammo più volte oggi è da riconsiderare alla luce della totale distanza tra i componenti dell'Amministrazione in carica e i cittadini. Lo diciamo con cognizione di causa, c'eravamo allora, c'eravamo vent'anni prima e ci siamo ora. Soltanto Andrea Massironi ha mantenuto l'abitudine del caffè con i vecchi amici del centro. Gli altri assessori sembrano marziani che escono dalle case solo per andare a Palazzo (ed eventualmente al vicino bar per un drink rilassante) mentre la comunicazione è affidata per intero ai social. Il "social", moloch cui moltissimi hanno immolato il dialogo, luogo dove anche l'uomo più saggio vacilla in quel magma che tutto rende possibile e consentito. Persino registrare un'autointervista per raccontare a chissà chi il rispetto puntuale del cronoprogramma dei lavori al Calendone; far sapere di amicizie che meriterebbero un minimo di riservatezza; diffondere commenti nella disperata ricerca di un "like". A furia di vivere nei 'social' questi quarantenni istruiti, ben vestiti con linguaggio à la page si sono scordati del dialogo col cittadino, della necessaria presenza a eventi pubblici anche minori - magari incaricando un consigliere di seconda fila o persino un candidato non eletto, giusto per compattare il gruppo - del dovere di rispondere del proprio operato affinché davvero il palazzo sia una casa di vetro. E non lo è. Ieri abbiamo appreso che a La Semina il Comune concederà un contributo di 300 euro nonostante lo spessore e la qualità delle iniziative culturali promosse da questo sodalizio financo privo di una sede. E come si spiegano allora i 9mila euro per quattro film proiettati nell'ambito di una rassegna organizzata da un'associazione milanese? Non si spiegano perché Giuseppina Spezzaferri ha deciso che non deve rispondere a nessuno del suo operato. Avevamo chiesto a Massimiliano Vivenzio informazioni sul procedimento in corso per dare seguito all'ordinanza disattesa di smantellare le recinzioni metalliche nella Valletta di Novate (una battaglia di questo giornale) ma il Vice sindaco non ha ritenuto di dover rispondere. Lo farà, se lo farà, in Aula; ma soltanto perché dovrà dare seguito a una interrogazione. Sono avanti loro: neanche l'informazione in tempo reale pare ai loro occhi sufficientemente "moderna": appena possono lasciano il mondo reale e si trasferiscono in quello virtuale, sul social dove si raccontano quanto sono bravi, belli, buoni, operosi, dediti alla causa; tanto ci sarà sempre il collega misericordioso o interessato che "flaggherà" un mi piace.

A loro i capannelli popolari non interessano se non durante la campagna elettorale; quella è gente che fatica a entrare in internet, figuriamoci nel social; non postano foto su Istagram né lanciano pensieri su Twitter. Inutile perdere tempo, stando in centro sabato mattina a guardare negli occhi chi passeggia, scambiare qualche parola, raccogliere qualche suggerimento; tornare cioè all'antica politica fatta in piazza. Loro sono evoluti, spiegano un sacco di cose con un tweet anche se poi nel concreto in due anni non hanno riparato neppure una strada.

Guardando questi avatar, sempre concentrati sul video anche in Aula mentre si svolge il dibattito consiliare, viene tanta nostalgia della Giunta di anziani. Di quegli uomini che trovavi ogni giorno per strada, prendevi un caffè, ti facevi raccontare ciò che avevano in mente di realizzare e magari riuscivi anche a litigarci per ciò. Ma sempre guardandosi negli occhi; non scrivendo nel vuoto di un contenitore che non è mai colmo nonostante le tonnellate quotidiane di immondizia.

Claudio Brambilla
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