Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 380.894.381
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 23/02/2021
Merate: 80 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 54 µg/mc
Lecco: v. Sora: 50 µg/mc
Valmadrera: 71 µg/mc
Scritto Giovedì 01 settembre 2016 alle 19:51

Mercati: il 53% degli ambulanti è straniero

Sono oltre 100mila le imprese straniere attive in Italia nel commercio ambulante, il 53,4% del totale. La concentrazione più alta in Calabria e in Sardegna, dove la quota di stranieri sul totale degli ambulanti raggiunge circa il 70%. Nell'alimentare resiste il "made in Italy" e Napoli è la patria degli affari "on the road" con oltre 16mila bancarelle di cui 9.371 di stranieri, +21,9% in un anno.


Monza, 1 settembre 2016. Al mercato, per le strade e nelle piazze della Penisola sempre meno le bancarelle di italiani e sempre più imprenditori stranieri. Delle oltre 190mila imprese attive in Italia nel commercio ambulante, a giugno 2016, il 53,4% è gestito da imprenditori nati all'estero. Dai fiori alla frutta, dall'abbigliamento ai prodotti per la cura della casa e della persona, sono complessivamente più di 100mila gli imprenditori provenienti da tutto il mondo che commerciano "on the road" (+5,7% in un anno) sorpassando i colleghi italiani. Ci sono persino settori del commercio ambulante al dettaglio, come la vendita di bigiotteria e chincaglieria, in cui i connazionali rappresentano solo il 6% del totale delle imprese attive, si tratta di circa 1.400 ambulanti nati in Italia contro gli oltre 22mila imprenditori stranieri. Anche nel settore dell'abbigliamento, tra vendita di tessuti, vestiti e articoli tessili per la casa gli stranieri superano gli italiani (53,1%). Nell'alimentare resiste invece il "made in Italy": nella vendita di prodotti ortofrutticoli gli stranieri sono solo l'11,8%, il 5% nel commercio ambulante di pesce, e il 4,9% nella vendita di carni.

La concentrazione più alta è in Calabria e in Sardegna, dove la quota di stranieri sul totale degli ambulanti raggiunge circa il 70%, e in Campania il 61,2%. Tra le prime 20 province in Italia per presenza di commercianti stranieri al primo posto c'è Catanzaro con 2.247 bancarelle di imprenditori nati all'estero, pari al 78,5% del totale, poi ci sono Reggio Calabria e Pisa (rispettivamente 77,2% e 74,8%), Palermo (74,7% del totale ambulanti) e superano il 70% di stranieri anche Caserta, Sassari, Cagliari e Nuoro. Tra le prime venti province anche la Lombardia con Milano (6.233 stranieri, 67,1% del totale) e Sondrio (175 stranieri, 65,5%). In valori assoluti la patria degli affari per strada è Napoli, con 9.371 bancarelle di stranieri (+21,9% in un anno) su un totale di circa 16mila attività. È quanto emerge da una elaborazione dell'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.

Come affrontare l'emergenza migranti in Lombardia? Per il 38% dei lombardi, circa 2 su 5, è necessario definire delle quote di ingresso per ciascun Paese. Poi due fronti pesano più o meno allo stesso modo: il 21% invoca la chiusura delle frontiere (1 su 5) mentre il 24% dei lombardi pensa sia un dovere esser solidale e accogliente con i migranti che arrivano in Europa. Solo per il 4% rappresentano un'opportunità economica di crescita per il Paese. Analizzando le fasce d'età sono giovani e anziani che vorrebbero maggiormente la chiusura delle frontiere. Anche se sono sempre gli under 35 ad essere i più solidali (28% contro la media del 24%). Le donne lombarde risultano essere più accoglienti degli uomini: il 28%, contro il 17%, pensa che la solidarietà sia la migliore risposta al fenomeno dei migranti. Le famiglie più indigenti sono le più convinte della chiusura delle frontiere, la pensa così il 26% contro il 15% dei nuclei famigliari ad alto reddito. A livello territoriale, a chiedere la chiusura delle frontiere sono soprattutto le "piccole" province lombarde. A Bergamo e a Milano c'è la percentuale più alta di chi ritiene che sia un dovere essere solidali e accoglienti (32%). Meno a Varese e a Monza e Brianza (rispettivamente 17% e 19%). è quanto emerge da un focus all'interno della indagine "Famiglie e estate 2016. Monza e Brianza e Lombardia", realizzata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, in collaborazione con DigiCamere.

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco