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Scritto Mercoledì 06 luglio 2016 alle 13:26

Montevecchia: Luca Scaccabarozzi nella sua tesi 'riscopre' le pitture in S.Bernardo

Un filo sottile intrecciato tra storia e arte lega tra loro la chiesetta di San Bernardo a Montevecchia e quella di San Martino a Calolziocorte, dove è presente un’opera realizzata da Lattanzio Grassi che molto avrebbe in comune con l’Assunzione della Vergine custodita sulla celebre “collina” brianzola.
A gettare nuova luce sulle splendide pitture che accolgono i visitatori è Luca Scaccabarozzi, 21enne di Valgreghentino che a fine giugno si è laureato a pieni voti (110 e lode) in Scienze dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo “Nuove ricerche intorno alla chiesa di San Bernardo in Montevecchia”.

Luca Scaccabarozzi e Giuseppe Sgobbi

L’interesse del giovane studente per il piccolo luogo di culto è nata grazie al volume dedicato alla sua storia a firma di Giuseppe Sgobbi, che ogni domenica pomeriggio accoglie i visitatori di passaggio in paese, rinomato per il suo Parco e le delizie gastronomiche.
Luca è ripartito dalle nozioni storiche e strutturali descritte nel volume, analizzando – supportato dalla sua relatrice, la professoressa Rossana Sacchi – il ricco ciclo pittorico, sul quale molto poco si sa.
“L’unica opera monografica sulla chiesa è quella del signor Sgobbi. Ho effettuato diverse ricerche d’archivio a Milano e nell’archivio parrocchiale, per trovare maggiori informazioni su colui che promosse la costruzione della struttura nel 1589 (la consacrazione è del 1593): Giovanni Antonio Scaccabarozzi, ecclesiastico milanese che aveva comprato la proprietà a Montevecchia” ha spiegato.

A sinistra la pala dell'altare in San Bernardo a Montevecchia, a destra l'opera custodita nella chiesa di San Martino a Calolziocorte

La tesi dello studente di Valgreghentino è che tra il capoluogo lombardo e il paese brianzolo ci siano stretti legami grazie alla famiglia Scaccabarozzi, fondatrice di San Bernardo, un vero e proprio “gioiello” ancora aperto al pubblico grazie alla passione e all’impegno di alcuni volontari.
“Gli affreschi che ricoprono le pareti della navata raffigurano Santa Margherita, San Giacomo Maggiore, S. Antonio Abate, Santa Caterina, San Gerolamo, San Francesco, mentre nel presbiterio si possono ammirare San Pietro e San Giovanni Battista. Questi risalgono alla fine del 1500, sono stati successivamente ricoperti da imbiancature e riscoperti nel 1945 grazie all’iniziativa di Don Lorenzo Colombo” ha spiegato Luca Scaccabarozzi. “Dopo altri 50 anni di sostanziale abbandono, negli anni Novanta un sapiente restauro li ha riportati allo splendore, seppure una parte (in particolare tutta la zona bassa dei dipinti) sia andata perduta a causa del “trattamento” subito nel corso dei decenni e dell’umidità”.

La facciata della chiesa di Montevecchia

In particolare, la pala visibile oggi sopra l’altare è arrivata nella chiesa successivamente alla consacrazione, poiché il cornicione in cotto che circonda tutta la chiesa è stato rimosso in quel punto, probabilmente per fare spazio ad un’opera di maggiori dimensioni. “La pala di oggi è fissata in una nicchia del muro, sulla quale è presente un disegno preparatorio per un affresco che non è stato poi realizzato. Lo stile della pala ricorda molto quello del dipinto di Lattanzio Grassi presente a Calolziocorte, nella chiesa di San Martino e datata 1568-69”. Su quest’opera le informazioni sono decisamente più numerose, ed è proprio da qui che prendono il via gli “indizi” che portano a Montevecchia.

Il ciclo pittorico dell'altare

“L’autore della pala calolziese è Lattanzio Grassi, probabilmente consigliato da Maffeo Belloni, vice preposito a Missaglia nel 1572 e quindi molto vicino a San Bernardo. Insieme al Grassi lavorava il genero Antonio Sacchinese, allievo di Bernardino Campi. Quest’ultimo è presente in Santa Maria la Scala di Milano, proprio dove Giovanni Antonio Scaccabarozzi era canonico. È possibile dunque che, in considerazione del periodo di costruzione della chiesa di Montevecchia, sia stato Lattanzio Grassi a realizzare la pala dell’altare, portata successivamente in paese, o che questa sia opera del figlio Giulio Grassi o della sua bottega, molto attiva nel comasco” ha spiegato Luca.

I Santi raffigurati lungo la navata della chiesina

Quella aperta dal giovane studente lecchese con la sua tesi è solo una prima porta, su un percorso di ricerca affascinate ancora tutto da esplorare, che lega tra loro i gioielli artistici del territorio lecchese
R.R.
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