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Scritto Giovedì 12 maggio 2016 alle 17:19

S.Maria: rapina impropria e aggressione ai CC, i 2 cileni ''latitanti'' condannati a 5 anni

Cinque anni e un mese di reclusione, oltre al pagamento di una multa pari a 2600 euro. Questa la pesante condanna inflitta stamani dal collegio giudicante presieduto dal dottor Enrico Manzi - con a latere i colleghi Nora Lisa Passoni e Salvatore Catalano - nei confronti di due giovanissimi di nazionalità cilena chiamati a rispondere del reato di rapina impropria aggravata.
Il 18enne Oscar Saez Leiva e il 24enne Juan Pablo Oyarce Correa, entrambi clandestini sul territorio italiano e senza fissa dimora, risultano tuttavia irreperibili. Rimasti in carcere sino all'udienza preliminare dello scorso 24 novembre, una volta ottenuti gli arresti domiciliari i due sono...spariti. Allo stato attuale risultano - in una parola - latitanti.
Stamani in tribunale a Lecco si è concluso il procedimento penale a loro carico, con l'escussione degli operanti e della vittima del furto che i due avrebbero messo a segno nell'aprile 2015 a Santa Maria Hoè.
A deporre per primo è stato il proprietario dell'abitazione violata dai due cileni. Tornato a casa quella sera intorno alle ore 23, l'uomo si era trovato di fronte all'amara sorpresa: i locali apparivano completamente a soqquadro. Spariti una televisione, il pc portatile, una borsa, oltre ad orologi e monili in oro. Refertiva che i carabinieri hanno rinvenuto, a poca distanza dal fattaccio, vale a dire a Pagnano di Merate, come ha riferito il maresciallo Mattei, in servizio presso il comando di Via Gramsci.
Di pattuglia per le strade meratesi insieme ad un collega, il graduato aveva infatti notato due soggetti - niente meno che gli odierni imputati - aggirarsi a piedi con fare sospetto in Via Bellavista. Alla vista dell'auto di servizio, i cileni si erano dati a precipitosa fuga a piedi, riparandosi le spalle lanciando i due cacciaviti contro i carabinieri. Raggiunti, si sarebbero fatti ammanettare solo al termine di una breve colluttazione che aveva costretto gli esponenti dell'Arma a ricorrere alle cure ospedaliere.
A breve distanza dallo scenario dell'arresto, i militari avevano poi rinvenuto l'autovettura in uso ai due giovani: una Daewoo Lanos intestata ad un prestanome egiziano, a bordo della quale era stata trovata la refurtiva sottratta dall'abitazione di Santa Maria Hoè, successivamente riconosciuta e riconsegnata alle vittime.
Conclusa la fase istruttoria, la parola è passata al sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare del fascicolo, che nella sua requisitoria - dopo aver ripercorso i fatti contestati ai due - ha proposto al collegio la condanna di entrambi alla pena di quattro anni e otto mesi di reclusione, oltre al pagamento di 2600 euro di multa.
Ha chiesto invece l'assoluzione o - in subordine - il minimo della pena, il difensore d'ufficio dei due, l'avvocato Maria Daniela Sacchi, in sostituzione del collega Richard Martini.
Ritiratisi in camera di consiglio, i giudici del collegio hanno condannato i due cileni a cinque anni e un mese di reclusione, oltre a 2600 euro di multa e al pagamento delle spese processuali.
Una sentenza che - se i due non dovessero essere rintracciati - potrebbe rischiare di rimanere soltanto sulla carta.
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G.C.
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