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Scritto Sabato 07 maggio 2016 alle 09:48

Perego: accusato di peculato, la Cassazione chiude la vicenda

Otto anni di calvario per vedersi drasticamente ridimensionare le accuse e conquistare finalmente la prescrizione delle pesanti accuse per le ipotesi di reato derubricate da peculato ad abuso d'ufficio, ottenendo il "non doversi procedere per decorrenza della prescrizione", anche su richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione e non solo del difensore di fiducia. Appena il difensore di fiducia avvocato Edoardo Fumagalli lo ha chiamato al telefono Angelo Mancuso non ha potuto nascondere la sua gioia. Nella posizione professionale di poliziotto cinque anni or sono era, suo malgrado, finito alla ribalta giudiziaria perché accusato di avere usato, in varie occasioni per nove mesi dal settembre 2007 al giugno 2008, a fini personali, il  pc, il fax e il telefono del posto della Ps all'ospedale "Manzoni", nel quale da tempo prestava abitualmente servizio. I "files" fecero testo per formalizzare l'inchiesta del pm Paolo Del Grosso e il processo. Ma ora finiscono in macerie larga parte delle accuse. I giudici della Corte di Cassazione, sesta sezione con presidente Luigi Giordano, hanno deciso di riscrivere in tanta parte, la sentenza del tribunale di Lecco che era stata confermata in Corte d'appello a Milano. Infatti hanno ora sentenziato di mandare in archivio i fascicoli del procedimento perché hanno ampiamente rivisto le motivazioni della sentenza di condanna a Lecco a un anno e sei mesi di reclusione, per il reato di peculato, ai sensi dell'articolo 314 c.p.. Il dispositivo  venne letto in aula il 23 febbraio 2011 dal presidente Ambrogio Ceron, dopo la camera di consiglio con i giudici a latere Paolo Salvatore e Massimiliano Nocelli. Il pm Paolo Del Grosso nella requisitoria propose di condannare l'accusato a due anni e un mese di reclusione, ipotizzando che in tale ufficio dell'ospedale con Pc, fax e telefono, quando ritenuto utile, si mantenevano contatti con un'impresa assicuratrice per fare assistere o curare gli interessi di qualche persona vittima di infortuni.
Tale esito di un anno e mezzo di pena inflitta venne tempestivamente appellata a Milano dall'avvocato Edoardo Fumagalli per rivendicare anzitutto il cosiddetto "peculato d'uso", indicato dal 2* comma art.314 c.p., ridimensionare l'entità dei fatti contestati e invocare il minimo della pena, concedendo all'accusato tutte le attenuanti e benefici di legge. Ma il 23 maggio 2013 i giudici della Corte d'appello di Milano, presidente Flavio Lapertosa, non ritennero di mutare nulla di quelle motivazioni e richiami ai fatti, tanto da confermare la pena inflitta dai giudici di Lecco.
Ora i giudici della Cassazione hanno deciso di esercitare appieno i loro poteri e sentenziato di mandare in archivio la vicenda, dopo avere ascoltato l'arringa in aula dell'avvocato Edoardo Fumagalli e valutato la copiosa memoria difensiva.  Infatti ora è arrivato << il non luogo a procedere >>. L'avvocato Fumagalli, appena rientrato dalla capitale, spiega: << Infatti non potendo riconsiderare il capo di imputazione nella sua materialità, essendo insussistente il peculato,  ora i giudici anche in accoglimento della tesi subordinata, hanno ritenuto sussistente il reato di abuso d'ufficio nei confronti dell'allora imputato perché eventualmente responsabile del delitto di abuso d'ufficio. E quindi per il decorso prescrizionale hanno sentenziato il "non doversi procedere" nei confronti dell'imputato>>. Finalmente è stato possibile chiarire che Angelo Mancuso non ha commesso il grave reato di peculato, ma gli si poteva da subito contestare quello, certamente più tenue, di abuso in atti d'ufficio, nell'usare in ufficio il fax, per spedire fogli relativi a sole tredici pratiche a un amico del suocero, titolare di un'agenzia assicurativa di Padova, e per riceverne a sua volta cinque, per un totale di diciotto. Contrariamente a quanto sostenuto nel processo di primo grado in tribunale a Lecco, l'allora agente scelto della Polizia di Stato Angelo Mancuso, 39 anni, abitante a Perego, poi dimessosi, già in servizio al posto fisso dell'ospedale Manzoni nei nove mesi del 2007 e 2008, non aveva affatto gestito una specie di "subagenzia di assicurazioni". Solo ora Angelo Mancuso può sentirsi finalmente riabilitato grazie al drastico ridimensionamento delle accuse di peculato. La sentenza dei giudici della Corte di Cassazione trova convinto apprezzamento di accusa e difesa, con quella giusta dose di garantismo che non guasta, a otto anni di distanza dai singoli episodi.
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