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Scritto Giovedì 28 aprile 2016 alle 16:18

L'attività d'indagine del Ros partita dalla denuncia ai militari di Costa Masnaga dopo la scomparsa di Alice Brignoli e del marito

''Da tempo ormai siamo impegnati in una costante attività di monitoraggio del fenomeno terroristico sull'intero territorio nazionale. Siamo determinati più che mai nel raggiungere l'obiettivo: non è un semplice slogan''. Così il generale Giuseppe Governale, comandante del ROS dei carabinieri, ha esordito il proprio intervento nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina presso il palazzo di giustizia del capoluogo lombardo.
Un'intensa e delicata attività d'indagine - condotta in sinergia con i poliziotti dell'Ucigos e delle digos locali e coordinata dalla Procura distrettuale di Milano e dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo- che ha visto il costante coinvolgimento dei comandanti di stazione che monitorano il territorio e i vicini centri islamici.

Da sinistra il generale Giuseppe Governale, comandante del ROS dei carabinieri e
il dottor Lamverto Giannini, direttore dell'anti terrorismo

La brillante operazione che stamani ha portato all'arresto di quattro persone, su esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Manuela Cannavale, è infatti partita dalla caserma dei carabinieri di Costa Masnaga dove, nel febbraio 2015, la mamma di Alice Brignoli si era recata per denunciare la scomparsa della donna che, insieme al marito e ai tre figli piccoli, avevano lasciato l'abitazione in località Bulciaghetto, un appartamento messo loro a disposizione dall'Aler, senza fornire indicazioni circa la meta finale di quell'assurdo viaggio, compiuto a bordo dell'auto di famiglia verso la Siria.
''Un apporto fondamentale all'indagine è stato dato dai carabinieri del comando provinciale di Lecco che hanno ricevuto indicazioni dal locale centro islamico su Mohammed Koraichi, la cui fede negli ultimi tempi aveva conosciuto una radicalizzazione, con molteplici plausi espressi nei confronti degli attentati terroristici a Parigi e a Bruxelles'' ha proseguito Governale.

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Una visione del ''martirio ad ogni costo'' emersa chiaramente anche dalla foto profilo di Whatsapp del bulciaghese: essa ritrae quattro bambini - i suoi tre figli insieme a quello del combattente siriano della provincia di Varese morto dopo essersi unito all'Isis - con l'indice puntato verso l'alto, pronti a sacrificare la propria vita nel nome della jihad. Un'immagine raccapricciante, quasi a significare che nelle loro intenzioni i piccoli potranno essere i protagonisti del ''terrore del domani''. ''Quello che inquieta è l'immagine di quattro bambini in tuta da combattimento, una sorta di cantera, mutuando un termine calcistico, che allarma'' ha aggiunto il comandante Governale.

L'immagine del profilo whatsapp di Mohamed Koraichi che ritrae i suoi tre figli
Il quarto è il figlio di Oussama Khachia, operaio morto in Siria, dopo essersi unito all'Isis


L'aspetto della prevenzione, come ha sottolineato a più riprese il generale del ROS, costituisce da tempo un vero e proprio ''pilastro'' per quel che concerne la quotidiana attività del reparto operativo speciale dei carabinieri.
Un plauso all'attività svolta dalla Digos di Lecco e Varese è stato invece espresso dal direttore dell'anti terrorismo, Lamberto Giannini. ''Non c'è stato un minuto in cui questi soggetti non siano stati monitorati'' ha affermato, riferendosi ai sei individui al centro dell'operazione culminata con gli arresti di questa mattina. ''Il rapporto con la Procura è stato proficuo e costante''.

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Giannini ha poi sottolineato come, per la prima volta, sia stata acquisita una prova fondamentale dal punto di vista giudiziario: l'intercettazione tra Koraichi e Abderrahim Moutaharrik, con il primo che avrebbe invitato l'amico a non partire per la Siria, perchè ''c'era da fare'' in Italia. Dall'indagine è risultato infatti che Koraichi incitava il pugile e giovane padre aspirante terrorista, a compiere un attentato in Italia. Probabile bersaglio, la città di Roma, per colpire i ''pellegrinaggi dei cristiani'', con chiara allusione al Giubileo che si sta tenendo proprio in questi mesi nella capitale.
"Se riesco a mettere la mia famiglia in salvo, giuro che sarò io il primo ad attaccare questi nemici (...) nel Vaticano con la volontà di Dio". E' questo il contenuto di un audio inviato da Abderrahim Moutaharrik a Mohamed Koraichi. "L'unica richiesta che ti faccio - dice Moutaharrik - è che i miei figli crescano un po' nel Paese del Califfato dell'Islam".
G.C.
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