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Scritto Giovedì 28 aprile 2016 alle 16:08

Da Lecco alla Siria passando per Bulciago: tutti gli intrecci con tanto di 'benedezione' della vicenda che ha portato all'arresto di 2 lecchesi a altri 2 soggetti per 'associazione con finalità di terrorismo'

Il prossimo 14 maggio avrebbe dovuto calcare il ring di Seregno. Si allenava per "La Notte dei Campioni": teneva particolarmente a disputare gli incontri in cartellone. All'alba di stamani Moutaharrik Abderrahim, classe 1990, cittadino italiano di origine marocchina, è stato tratto in arresto dagli Uomini della Digos di Lecco supportati da personale della direzione centrale di Polizia di prevenzione mentre, lasciata l'abitazione di via Panigada nel rione di San Giovanni si apprestava a timbrare il cartellino, presso la trafileria di Valmadrera dove datori di lavoro e colleghi lo descrivono come un irreprensibile operaio metalmeccanico come tanti altri. In manette è finita, negli stessi minuti ma in luogo diverso, per strategia studiata a tavolino dagli operanti, anche sua moglie Salma Benchark, ancora in attesa di acquisire la cittadinanza italiana seppur giunta nel nostro Paese da tempo con la famiglia tutt'oggi residente in Valsassina, la madre dei due bimbi - di 2 anni e mezzo e quattro - che il pugile avrebbe voluto mettere in salvo sotto la bandiera nera del Califfato, lontano dai "cani infedeli", prima di immolarsi per la causa dello Stato Islamico nel nostro Paese.

Questa infatti sarebbe dovuta essere la sua missione. La missione per la quale aveva ricevuto la "benedizione" - Taqyia in arabo - da parte di altri combattenti e di un sedicente principe della jihad.
"Partecipazione ad un'associazione con finalità di terrorismo internazionale", art.270 bis del codice penale. Questa l'accusa mossa nei confronti dei due lecchesi nonché di Wafa Koraichi residente a Baveno (Verbania), sorella di Mohamed Koraichi, il bulciaghese sparito lo scorso anno con la consorte Alice Brignoli e i loro tre pargoli nonché di Abderrahmane Khachia, 23enne marocchino residente in Provincia di Varese, fratello di un combattente morto in Siria le cui storie si incrociano a doppio filo con quella del pugile e della mogliettina, tutt'altro che avulsa dalla progettazione in corso ma anzi - come spiegato dal sostituto commissario Domenico Nera, numero uno della Digos lariana - assolutamente organica all'organizzazione tanto da trovare ella stessa l'aggancio necessario al marito per ricevere l'investitura ufficiale da arruolato.

Moutaharrik Abderrahim

Tutto sembrerebbe essere partito da Alice e Mohamed, anch'essi destinatari dell'ordinanza che ha portato in carcere gli altri quattro ma chiaramente irrintracciabili. Mappato infatti il percorso compiuto dai coniugi di Bulciaghetto per arrivare nelle terre del Califfato passando per la Bulgaria e la Turchia, gli uomini del dr. Nera hanno passato infatti al setaccio - in maniera assolutamente discreta ed efficace - "gli ambienti in cui si era formata la loro scelta", arrivando a focalizzare la loro attenzione - con una certa preoccupazione non celata nemmeno dal Questore Gabriella Ippolo - proprio su Moutaharrik Abderrahim, conoscente di Mohamed Koraichi, cresciuto come lui a Valmadrera e più volte entrato in contatto con lo stesso, anche semplicemente tramite Facebook, social network attraverso il quale in alcune occasioni "aveva espresso solidarietà con posizioni ideologiche e religiose dell'Isis" come asserito dal sostituto commissario. "Combatteva come portacolori di una palestra di Lugano, in competizioni anche internazionali" ha proseguito così il responsabile della Digos arrivano a aggiungere un ulteriore tassello nello scacchiere delle conoscenze del pugile, combattuto tra l'MMA e la Jihad. Proprio oltralpe infatti Moutaharrik Abderrahim avrebbe incontrato Ussana Khachia, "persona espulsa dal territorio nazionale italiano perché ritenuto pericoloso e approdato poi Svizzera in quanto coniugato con Noemi, cittadina elvetica", partito poi definitivamente per "fare la guerra" nel luglio del 2015 e morto a Ramadi, dopo gli attentanti terroristici di Parigi a seguito dei quali - probabilmente con atteggiamento di dissimulazione - il lecchese parrebbe abbandonare l'idea della militanza per parlare - almeno sui social - di pace e tolleranza. Tutta scena.

Salma Benchark

Stando infatti al quadro tracciato dagli operanti le mosse in vista dell'agognata partenza per il fronte non si arrestano, anzi. Si sarebbe infatti messo in contatto, nel varesotto, con Abderrahmane, fratello del "martire", ricevendo perfino dalla famiglia di abiti di quest'ultimo quale dimostrazione plastica dell'avvenuta integrazione all'interno della stessa. Perso un consanguineo, i Khachia ne avrebbero così trovato, di fatto un altro, pronto a sostituirsi a Ussana nella sua missione al servizio del Califfato. "E' una vera e propria esclation" ha commentato Nera. Con la moglie e il suo nuovo "fratello" pianifica, tramando anche alle spalle dei suoi genitori e di quelli della consorte, sempre rimasti all'oscuro delle loro intenzioni.

Moutaharrik Abderrahim con Abderrahmane Khachia

 "Ma non siamo di fronte a persone che progettavano solo di unirsi alla Jihad. Questa è una vera e propria organizzazione" ha evidenziato Nera ricordando come - a suo giudizio - la donna non fosse estranea alla strategia proposta dai due uomini ma organica alla compagine, prestando attenzione a non dare nell'occhio e allo stesso tempo a risparmiare in vista del viaggio senza ritorno. "Ma Moutaharrik Abderrahim necessitava della Taqyia" ha puntualizzato il sostituto commissario facendo riferimento all'autorizzazione a commettere peccati in nome della causa.

Il lecchese sul ring

"E' la moglie che gliela trova: chiama Wafa, la sorella di Mohamed Koraichi. Questa teneva contatti ogni 12 -15 giorni con il fratello in Siria e puntuale dopo due settimane Mohamed contatta Moutaharrik, suo amico ai tempi dell'adolescenza. Inizia lo scambio di messaggi e comunicazioni: la richiesta di Taqyia viene accettata e il pugile riceve l'incitamento a commettere atti di terrorismo ma sul territorio nazionale. La sua è una completa adesione, non una suggestione". Il metalmeccanico ha ottenuto ciò che voleva con l'invito però ad agire in Patria. Un invito che non si fa attendere. Ad inizio aprile sembrerebbe essere partito infatti - dal Califfato - l'ordine di entrare in azione. "Moutaharrik Abderrahim è pronto ma chiede però di avere in salvo dai cani infedeli, cioè me e i miei uomini, la vita della moglie e dei figli". Un baratto insomma: pronto a immolarsi in Italia dopo però aver messo al sicuro la consorte e i due bambini, ora affidati ai nonni paterni.

Abderrahmane Khachia a Lecco

L'intervento degli uomini della Digos a Lecco - supportati dai servizi di sicurezza interna e della direzione centrale nonché dai colleghi delle altre province interessate dall'operazione scattata questa mattina e dai Carabinieri del Ros - ha però messo fine a tutti i progetti del lariano e dei suoi compagni. Compreso quello di alzare le braccia, sul ring, dopo aver combattuto con una tutina nera ispirata alla bandiera dell'Isis, a "La notte dei campioni".




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A.M.
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