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Scritto Sabato 22 gennaio 2011 alle 14:34

OLGIATE MOLGORA: VIA PILATA CHIUSA. UNA IRRITATA PROVA DI FORZA CON CONTORNO DI TIFOSERIA FEDERALE

Guardo sempre con sospetto la chiusura delle strade al traffico. E’ come chiudere una moglie alla frequentazione del marito e viceversa. Si tratta in ogni caso di una contraddizione in termini. Poi c’è l’eccezione. Lo è, una motivata eccezione, l’istituzione del senso unico lungo via Pilata decisa dall’amministrazione comunale di Olgiate Molgora  per cui chi vi accede da Merate la percorre tutta  mentre non lo può fare  chi vi accede da Rovagnate o da Santa Maria Hoè ?
A mio parere no. Il sindaco Alessandro Brambilla in una dichiarazione diffusa alla stampa elenca dettagliatamente le ragioni di quello che è certamente  un intervento traumatico, anche se poi tutti si abituano a tutto. Ma non è giusto che sia così. L’assuefazione finisce con il legittimare  prepotenze, abusi e talvolta stupidaggini vere e proprie. Io non parto mai dal presupposto che un amministratore locale non sappia quello che fa, però constato sempre di più la tendenza ad “ essere padroni in casa nostra “ come recita un pessimo slogan leghista assai poco istruttivo, ma che ha il pregio di usare il plurale e quindi esprime un concetto di proprietà diffusa.
Diciamo subito una cosa. Via Pilata è sempre stata una strada di comunicazione interna rispetto ai due assi viari principali,  l’ex statale 36 Lecco - Milano  e la provinciale 342 Bergamo - Como. Una strada di comunicazione interna sovracomunale perché collega Merate con Rovagnate e oltre transitando per Olgiate Molgora. Come tale negli anni è sempre stata usata con parsimonia e a memoria non risultano incidenti ricorrenti e mortali. Sotto questo profilo via Pilata avrebbe meritato  da tempo una classificazione superiore e una decisa riqualificazione. Il problema è esploso quando  tutta quella estesa periferia municipale è stata urbanizzata intensamente per divenire area residenziale sia di tipo popolare che di pregio, ma  con una sostanziale differenza: via Aldo Moro la si è realizzata ex novo e la carreggiata risulta in sicurezza perchè adeguata. Via Pilata ha invece  subìto senza fiatare l’affacciarsi di ville, villette e capannoni, ma non si è potuto (e voluto) allargare.
La seconda cosa da dire è che i motivi di un provvedimento di sottrazione di una strada al traffico devono essere seri e insormontabili. E allora non è serio dire che di via Pilata  se ne fa un senso unico perché passano camion e pullman. Basta inibirla al traffico pesante. Non è serio dire che vi transitano auto ad elevata velocità e a guida spericolata. Si raddoppino gli elevati dossi già collocati ribadendo il limite dei 30 km/ora. E’ risibile – mi perdoni il sindaco – inserire tra i motivi la contravvenzione comminata  a un ubriaco  “non olgiatese”. E la scusa della carenza dei poliziotti locali non regge più. Quei pochi che ci sono forse bisognerebbe utilizzarli meglio. La sicurezza pedonale e ciclabile – altro motivo giustificativo addotto dal sindaco -  la si tutela dove esiste. Lungo via Pilata non sono aperti negozi di vicinato, negozi di servizio alla persona e non c’è traffico pedonale o similare degno di nota. Quindi, il motivo non regge. Non solo: sui 2 / 3 di via Pilata non si affacciano abitazioni e quelle che occupano il rimanente terzo se lamentano difficoltà di accesso è perché il loro progetto costruttivo ha privilegiato l’edificato anziché le aree scoperte esterne al servizio dell’abitazione. Poi, siamo tutti contenti se le macchine non passano più davanti a casa nostra, ma quando si semichiude una strada che serve alla generalità per motivi di lavoro e non di diletto ed è funzionale ad almeno sei municipalità inclusa quella proprietaria bisogna guardare oltre la siepe e pensarci sette volte. E’ l’uti cives che va salvaguardato non l’uti singuli. Sotto questo punto di vista considero un grave errore non avere concordato con gli altri sindaci una tale decisione.

Alessandro Brambilla


Ha pure le sue buone ragioni il sindaco Brambilla  – e nel comunicato stampa le spiattella bene -  che si riassumono nel disinteresse dei sindaci confinanti e nella sufficienza della Provincia.  Tutti preavvertiti e, con la sola eccezione del primo cittadino di Rovagnate, silenti. Ma non si può citare come esempio di sacrificio mal ripartito l’essere il comune di Olgiate Molgora gravato dalla presenza della stazione ferroviaria. Un’ultima parola sulla considerazione del sindaco Brambilla che, tolto il semaforo di via Mirasole/ via Canova, la provinciale subirà meglio il traffico grazie al maggiore scorrimento. No, sindaco, non è così e lei ne ha la prova provata sotto il naso. La rotonda di Calco ha certamente ridotto i tempi di attesa quando il traffico è scarso, ma nelle ore di punta cambia poco, complice anche l’incapacità ( rob de matt! ) dei guidatori di usare più l’intelletto e meno il freno.
La conclusione cui pervengo è che il sindaco Brambilla, legittimamente stizzito, con questa prova di forza ha voluto rimettere la patata bollente su più tavoli  perfettamente consapevole del can can che ne sarebbe derivato. Poteva essere più lungimirante e dire che si trattava di una sperimentazione. Non lo ha fatto. In ogni caso ne fanno le spese i cittadini. Che accadrebbe se uno dei sindaci tra quelli di Rovagnate, Perego e Castello di Brianza decidesse di rendere a senso unico il  tratto di  sua competenza della strada interna? O se il sindaco di Calco facesse altrettanto con  la stretta via che conduce a Calco Alta e a Vescogna?
Brambilla vuole che Panzeri ( Rovagnate ) e Robbiani ( Merate ) partecipino agli oneri di quella che è strada comunale per titolo di proprietà, ma di fatto strada sovracomunale per ineccepibile utilità e servizio? Torni a chiederlo ad altissima voce, ma riapra la strada ed aumenti i dissuasori a tutela dei pochi residenti con affaccio su via Pilata. Lo schiaffone Brambilla lo ha dato, ma le guance diventate rosse non sono quelle dei due colleghi di fascia tricolore, ma dei tanti automobilisti che devono aggiornare il tom tom. Quasi se ne sentisse il bisogno ha cominciato a battere il tam tam dei favorevoli e dei contrari, espressione sovente di visioni istintive, stupida ironia,  superficiale egoismo. Siamo già alle prove generali del federalismo da pianerottolo che ci attende.
Sindaco si vive già male qui in Brianza. I compagni di viaggio e di lavoro sono lo stress, l’ansia, talvolta la depressione.  Dentro casa il posto aggiunto a tavola  è occupato dall’incomunicabilità e dal silenzio. Non aggiungiamoci anche il giro dell’oca nel tempo dei videogames.
Alberico Fumagalli
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