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Scritto Mercoledì 06 aprile 2016 alle 18:20

Paderno, omicidio Caroppa: anche le pene per gli esecutori sono definitive, trent'anni

Tiziana Molteni e Fabio Citterio
Caso definitivamente chiuso. Dopo la conferma dell'ergastolo irrogato nei confronti di Santo Valerio Pirrotta, ritenuto l'organizzatore dell'agguato, nei giorni scorsi è passata in giudicato anche la condanna a trenta anni di carcere per gli autori materiali, i cugini Fabio Citterio e Tiziana Molteni. A distanza di quasi quattro anni dall'assassinio dell'operaio e padre di famiglia Antonio Caroppa, freddato nel box della sua abitazione di Paderno d'Adda nella tarda serata del 10 maggio 2012, è stata scritta - dalla Corte di Cassazione - la parola fine dell'intera vicenda giudiziaria che aveva portato a processo tre soggetti, poi "instradati" in percorsi diversi con i loro destini affidati così alla prenunce di giudicanti differenti. Santo Valerio Pirrotta, sempre proclamatosi estraneo ai fatti, aveva optato infatti per il rito ordinario. Fabio Citterio, tecnico informativo di Lurago d'Erba e Tiziana Molteni, operatrice sanitaria con casa a Dolzago, avevano chiesto e ottenuto tramite i rispettivi legali l'ammissione all'abbreviato, rimediando poi, su richiesta del pubblico ministero Rosa Valotta, il massimo della pena, con decisione presa a Lecco dal giudice per le indagini preliminari Massimo Mercaldo il 10 ottobre 2013 e ribadita poi in Appello nel febbraio dello scorso anno. I due "spietati killer", così come li aveva definiti il sostituto procuratore titolare, in origine, del fascicolo, quella sera raggiunsero l'abitazione di Caroppa - 42 anni appena -  e, dopo averlo condotto, con una scusa, nel garage, lo ammazzarono con un colpo a bruciapelo alla gola, un solo sparo che però non gli lasciò scampo. Fuggiti a bordo di un'utilitaria furono rintracciati nel giro di breve tempo grazie ai filmati delle telecamere. Le indagini - condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco, con il Nucleo investigativo in prima linea, portano poi all'identificazione non solo dei due esecutori ma anche del presunto organizzatore, lasciando vuoto solo il tassello relativo al mandante, ipotizzato in un esponente dell''ndrangheta a lungo legato sentimentale alla donna poi diventata la compagna della vittima. I sospetti sono sempre rimasti tali, senza mai concretizzarsi in alcuna accusa formalizzata a carico dell'uomo, poi deceduto nel carcere dove, da tempo, era rinchiuso.
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