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Scritto Lunedì 07 marzo 2016 alle 19:17

I medici: il mesotelioma dà poche speranze di sopravvivenza

È toccato al dottor Almerico Marrucchella, Dirigente Medico del reparto di Pneumologia del San Gerardo di Monza, e al dottor Antonio Ardizzoia, primario di Oncologia all'Ospedale Manzoni di Lecco, fare il quadro scientifico sui dati riguardanti il mesotelioma pleurico e sull'approccio sanitario alla malattia.

"L'amianto fu utilizzato moltissimo in edilizia perché, purtroppo, ha proprietà eccezionali di resistenza al fuoco, per l'isolamento termico ed elettrico, per la facilità di lavorazione grazie alla struttura fibrosa, per la resistenza agli acidi e alla trazione, perché facilmente mescolabile con il cemento e per il suo basso costo. Ancora oggi non sono molti i paesi che l'hanno messo al bando e dalla metà degli anni '90, da quando è stato vietato in Italia, il consumo mondiale non è cambiato in modo rilevante", ha spiegato il dottor Marrucchella. "Il rischio per la salute è causato dalle caratteristiche aerodinamiche delle fibre che permettono alle vie aeree di inalarle con il flusso d'aria ma non alle difese cellulari di degradarle perché si tratta di una sostanza indistruttibile. Il mesotelioma pleurico è la patologia più grave a cui porta l'esposizione all'amianto, ma non è l'unica: vi è il pericolo di contrarre l'asbestosi, una malattia polmonare cronica, ed il 50% delle persone che hanno un contatto prolungato con l'amianto sviluppano placche pleuriche che possono rimanere benigne o trasformarsi in un tumore. Inoltre, chi fuma e contrae l'asbestosi ha un rischio 50 volte superiore al normale di sviluppare un tumore ai polmoni".

Il dr. Almerico Marrucchella


"Per quanto riguarda il mesotelioma - ha continuato il medico - è un tumore primitivo della pleura difficile da diagnosticare perché presenta sintomi molto simili ad altre malattie respiratorie: dolore toracico, difficoltà a respirare e tosse. Si presenta alla tac come un versamento pleurico ma il malato ha un handicap in più perché per la diagnosi completa si deve sottoporre a procedure più complesse rispetto agli altri tumori del polmone. I casi registrati sono sicuramente sottostimati, in particolare nelle donne perché sono meno soggette all'esposizione professionale".


"È una malattia estremamente dura e pochi riescono a sopravvivere - ha concluso il dottor Marrucchella - ma permette un intervento preventivo importante: l'eliminazione e lo smaltimento di tutte le coperture in amianto".


Il costo dello smaltimento del materiale con aziende convenzionate con gli enti pubblici è di 10 euro al metro cubo; il 90% dell'amianto è quindi spedito in Germania e reinterrato in condizione naturale. Il fatto che nel nostro paese non ci siano impianti per lo smaltimento fa però aumentare il prezzo, oltre a portare a casi pericolosissimi di "fai da te".

Il dr. Antonio Ardizzoia


"Purtroppo per il mesotelioma pleurico la maggior parte dei trattamenti sanitari è palliativo, aumenta la qualità della vita ma soltanto il 5 - 10% dei pazienti sopravvive alla malattia", ha preso la parola il dottor Ardizzoia. "Si tratta di una patologia rara con tutti i conseguenti risvolti organizzativi tra cui l'inadeguatezza di alcune strutture ospedaliere di gestire il malato e i costi delle terapie farmacologiche. La stima è che grazie alla maggiore sensibilità ambientale i casi tenderanno a diminuire con il tempo e di conseguenza grossi interventi da parte del sistema sanitario su questa malattia non ce ne sono".


"Quando ci si ammala di mesotelioma l'aspettativa di vita è molto bassa: 9 - 10 mesi, e soprattutto a causa della difficoltà di fare prevenzione secondaria e di scoprire precocemente la malattia l'intervento dei medici ha un impatto molto limitato su queste statistiche", ha spiegato ancora il primario. "Agli inizi degli anni 2000 le cose sono un po' migliorate e una strategia che unisce la chirurgia a nuovi farmaci, la cui efficacia è passata dal 10 - 20% al 40%, è riuscita mediamente ad allungare la sopravvivenza del paziente dai 6 ai 12 mesi".


In proposito, le 13 associazioni di volontariato che nella nostra provincia si occupano del malato oncologico, incluso il Gruppo Aiuto Mesotelioma, sono state invitate dal dottor Ardizzoia a lavorare in rete per essere quella spinta emotiva che permetterà alla medicina di fare dei passi in avanti.

M.F.
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