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Scritto Sabato 20 febbraio 2016 alle 09:28

Merate: all'IBVM il regista Renzo Martinelli racconta i suoi capolavori Vajont e Ustica

Hanno avuto l'onore di incontrare il regista Renzo Martinelli con molti film e cast importanti alle spalle, i ragazzi dell'Istituto Beata Vergine Maria di Merate. Come introdotto dal dirigente scolastico dottor Stefano Motta nell'intervistare il cineasta "scomodo", il percorso scolastico ha previsto la visione del film 'Vajont' e si è quindi colta l'occasione per parlarne direttamente con il suo ideatore che ha catturato l'attenzione del pubblico ripercorrendo le tappe storiche della catastrofe datata 9 ottobre 1963.

Il regista Renzo Martinelli

La S.A.D.E. (Società Adriatica Di Elettricità) costruì una diga per creare un lago artificiale nella valle alpina sfruttando così l'acqua del torrente e producendo energia elettrica. L'operazione però non fu compatibile con la geologia della valle che comprendeva uno strato di argilla che fece da spugna all'acqua del bacino. «La catastrofe del Vajont è legata alla ricerca del profitto e al disinteresse verso la gente - ha proseguito Renzo Martinelli - in quegli anni c'era un processo di nazionalizzazione della corrente elettrica e la S.A.D.E ha fatto realizzare la diga pur sapendo della fragilità del monte Toc». Il 9 ottobre una grossa frana si staccò nel bacino artificiale e di conseguenza l'acqua scavalcò la diga uccidendo con un'altissima onda 1200 persone - di cui 4/5 non recuperati - e cancellando la storia dei comuni del fondovalle del Piave.


«L'aspetto più avvilente non è il Vajont come tragedia ma il dramma dei sopravvissuti tanto che molti si sono suicidati e molti sono diventati alcolisti. Hanno subito la protervia dello Stato che ha infierito sulla popolazione tanto che l'allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone aveva promesso giustizia ma dopo quattro giorni faceva parte del collegio di difesa della S.A.D.E.. Quando sono andato nel paese di Longarone ho sentito la rabbia della gente perché avevano subito troppe vessazioni. Poi mi hanno accolto e ho proiettato l'anteprima del film sulla pancia della diga per 1.500 persone, di cui gran parte sopravvissuti» ha aggiunto il regista che, rispondendo a una domanda del Dirigente scolastico, ha spiegato come le storie di questo genere, benché italiane, abbiano un valore universale.

Il dirigente scolastico Stefano Motta con il regista Martinelli

L'assessore meratese alla cultura Giusy Spezzaferri ha commentato: «sentire il racconto dei dettagli e il rapporto con le persone è impressionante: ci ha fatto partecipi della storia e incuriosisce la sua passione per la verità». «Una delle mie lauree è in scienze politiche con indirizzo storico - ha proseguito Martinelli - quindi amo la ricerca e come cineasta ho unito le due passioni. Il cinema ha un potere maieutico enorme come nessun altro strumento di comunicazione. Il mio dovere è fare la ricerca, afferrare la verità, evocarla e comunicarla. Poi sarà compito di altri proseguire, però il cinema ha una grande capacità di affabulazione». L'amore per la professione è nato nel regista guardando la pellicola "Effetto notte" di Truffaut e da allora si è lasciato ispirare perché «sono i film che scelgono il regista», tanto che 'Vajont' non era nei progetti di Martinelli ma lo è diventato quando, raggiunta la valle del Vajont per girare il film "Porzus", ha incontrato il sopravvissuto Mauro Corona.

Stefano Motta, Renzo Martinelli e Giuseppina Spezzaferri

Rispondendo alle domande più tecniche, il regista ha spiegato che dapprima si vive la fase di ricerca e scrittura, poi si passa alla sceneggiatura e alla ricerca dei finanziamenti. Solo a quel punto si inizia la produzione, con la troupe e gli attori, e quindi la fase di montaggio e, infine, la promozione.


Quest'ultimo step è particolarmente importante per 'Ustica' e per incentivare i giovani il regista farà leva sulla comunicazione cross mediale, utilizzando il loro linguaggio comunicativo. La vicenda riporterà gli spettatori indietro nel tempo, al 27 giugno 1980 ore 20.59 quando un aereo DC9 decollato da Bologna e diretto a Punta Raisi (Palermo) scompare dai radar tra le isole di Ponza e Ustica. Negli anni sono state avanzate tre ipotesi, dalla scarsa manutenzione alla bomba e al missile che lo ha colpito per errore. «Siamo partiti dalla mancanza di una verità e abbiamo iniziato ad indagare partendo dalle notizie della stampa nei 3/4 giorni dopo e L'unità, La stampa e TG1 e TG2 parlavano di prove schiaccianti contro i caccia americani. Con i documenti del giudice Priore e l'aiuto di due ingegneri ho studiato l'accaduto» ha sintetizzato Martinelli che nel film ha inanellato le prove, a partire dal riaffiorare dei cadaveri accanto a oggetti di un caccia americano.


L'allora governo della DC non aveva autorizzato il ripescaggio e dieci anni dopo, con il Presidente del Consiglio Bettino Craxi, si sono fatte le immersioni ma si era capito che qualcosa era stato rimosso dal fondale. Guardando il film 'Ustica' si scoprirà la verità sulla strage che ha provocato la morte di 81 civili, collegata al rinvenimento a Timpa di Magare (Calabria) di un MiG libico, "scoperta" volutamente posticipata al 18 luglio 1980 in un clima di guerra fredda.

E in anteprima assoluta, i ragazzi con i genitori e gli insegnanti hanno potuto vedere il trailer del film 'Ustica' che interesserà un vasto pubblico.

Federica Conti
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