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Scritto Sabato 26 dicembre 2015 alle 19:15

Merate: la mutazione genetica di Pozzi e il silenzio della maggioranza sui tanti casi di operazioni urbanistiche ''inquietanti''

Tra gli addetti ai lavori l'interrogativo suscita considerazioni variamente inquietanti: di quale mutazione genetica è vittima Alessandro Pozzi, il consigliere che da ambientalista tra gli ambientalisti ha costruito l'intera sua carriera politica? Qualcosa, di sicuro, gli deve essere accaduto per ridurlo in questo stato. Pozzi non ha speso una parola di protesta quando la Lega ha scoperto il TUC, ossia il tessuto urbano consolidato inserito nelle pieghe della variante del PGT di Merate atto a gettare le basi per un futuro cambio di destinazione d'uso, da agricolo a residenziale, di una parte dei 110mila mq. perimetrati (e criticati dalla stessa Provincia). E' rimasto in ossequioso silenzio quando Massimo Panzeri ha "interrogato" la Giunta sulle recinzioni nella valletta di Novate, nonostante l'autorizzazione sia in evidente contrasto con le norme tuttora vigenti dello strumento urbanistico. Non ha emesso un afflato nel corso del dibattito sull'apertura della cancellata che dà direttamente sul marciapiede dove stazionano gli studenti in via De Gasperi per quanto l'intera operazione - banale se vogliamo ma indicativa di un modo di agire - portasse la "firma ideale" del presidente della Commissione paesaggio, figlio del richiedente l'autorizzazione. Un conflitto di interesse evidente tanto più che proprio il suddetto Presidente della commissione paesaggio ha dato parere favorevole alle recinzioni nella Valletta di Novate e ancora oggi nessuno, dico nessuno, ha spiegato in base a quella norma tale autorizzazione sia stata concessa dal Responsabile dell'ufficio tecnico meratese. E, infine, il consigliere di Sei Merate, centrosinistra, ha girato la faccia dall'altra parte mentre nel parco dell'ex Diana abbattevano qualcosa come 158 alberi mentre il suo concittadino pagnanese, Cesare Perego, anche se ormai fuori dall'Aula sviluppava uno studio accurato che, secondo fonti attendibili, sta creando scompiglio anche tra le fila della maggioranza di Più Merate. Alessandro Pozzi sembra il suo contrario: l'ambiente è in fondo alle sue attenzioni mentre è prontissimo a scattare in difesa dell'affidamento del servizio idrico a Lario Reti che tutti gli ambientalisti (veri) contestano duramente. La metamorfosi del giovane con la barbetta curata, i capelli ricci e la parlantina arrotata densa di aggettivi e avverbi ma vuota di contenuti, rispecchia lo stato in cui versa la sinistra meratese, sconfitta nonostante la divisione lacerante del centrodestra. Una sinistra incapace di assumere una posizione coerente e, soprattutto autonoma rispetto al PD lecchese e all'influenza di Merate Futura, il movimento fondato da Aldo Castelli che, legittimamente, sulla gestione del territorio sta agli antipodi rispetto alla sinistra storica dei Cavana e dei Passoni. Prima o poi Alessandro Pozzi dovrà spiegare, almeno ai suoi elettori, che cosa gli è successo. E forse, prendere in considerazione l'ipotesi di passare la mano. Alla maggioranza una opposizione così fa più male che bene.

E già che siamo in argomento due parole anche su questa maggioranza che in poco più di un anno ha già mostrato il suo volto più feroce, che molti temevano: il volto di chi del territorio ha un'idea antica, quello del massimo sfruttamento possibile. Anche in termini di clientela. Dunque vediamo l'ultimo caso, quello del parco ex Diana raso letteralmente al suolo. Tutti coloro i quali dispongono di un giardino piantumato sanno che trafila occorre affrontare per tagliare un albero, pure se evidentemente malato e pericoloso. All'ex Diana ne hanno abbattuti 158 anche di alto fusto, alcuni di pregio come spiega la relazione del dottor Merati, in un batter di ciglia. Diciamo subito, onde evitare querele, che sulla legittimità della distruzione scientifica del parco non abbiamo dubbi. Però c'è un filo d'oro che collega tutti i protagonisti: il filo di Comunione e Liberazione. Bechis, Diana, è di C.L., l'assessore all'urbanistica Vivenzio è di C.L., la Responsabile dell'ufficio tecnico Lazzaroni è di C.L. e per buona misura il riferimento più autorevole in materia urbanistica della maggioranza, Colombo (P.F.) è di C.L. Non c'entrerà magari nulla ma se a questo aggiungiamo che anche tra i richiedenti il permesso di installare recinzioni metalliche in aree tutelate si troverebbero simpatizzanti del Movimento, o del suo braccio secolare (Compagnia delle Opere) possiamo almeno affermare che le coincidenze a volte sono proprio sfacciate.

A questo punto, dato che la sinistra ambientalista istituzionale ha scelto la via del silenzio ammainando la bandiera verde mentre la Lega Nord pare in difficoltà sull'ambito di completamento ex Diana, in quanto ricompreso nel PGT firmato Robbiani-Valli non restano che i lettori a chiedere a gran voce spiegazioni su quanto accaduto. La partecipazione è il sale della democrazia ma le Istituzioni ne dovrebbero essere l'architrave. Invece su tutti i temi sopra descritti i rappresentanti dell'Istituzione Comune hanno scelto, come Pozzi, il silenzio. Ma sono silenzi inaccettabili: il primo perché trasuda supponenza e fastidio; il secondo perché ha il sapore del tradimento di un ideale. Che non apparteneva né appartiene solo a coloro che, come Pozzi, espongono la bandiera della pace al balcone. O sventolano il vessillo di Legambiente in campagna elettorale.
Claudio Brambilla
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