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Scritto Mercoledì 09 dicembre 2015 alle 14:13

Merate: alla Fiera si chiede di essere se stessa una tradizione che si rinnova, lontana dalle mode che passano. Chi raccoglie il testimone?

Abbiamo appreso da mail anonima - confidiamo non c'entrino le dirette interessate - che le due assessore della Giunta Massironi si sono concesse per un'intervista lunga un giorno ad un'emittente locale di cui, colpevolmente, ignoravamo l'esistenza. Tra una bellezza e l'altra declamate sugli scalini del Municipio e in mezzo al mercato, le due hanno lanciato inviti, a chissà chi, a partecipare alla storica Fiera di Sant'Ambrogio, una tradizione che si rinnova nei secoli all'interno del vecchio nucleo, sempre comprensivo e accogliente.

Una buona iniziativa, certamente. Ma a condizione che poi dalla retorica si passi ai fatti. E i fatti sono che nonostante il clima straordinariamente favorevole, la Fiera , mai così dimessa, non ha esercitato il consueto fascino; e dire che l'edizione 2015 ha toccato il punto più basso non è certo un azzardo.

L'esiguo numero di bancarelle, la via Manzoni deserta, l'assoluta mancanza di iniziative collaterali anche nelle altre piazze del centro - Vittoria e Italia - la scarsità di espositori autenticamente artigiani hanno dato un duro colpo a quella tradizione di cui hanno parlato per decine di minuti le due assessore. Luoghi comuni, frasi fatte, poche o nessuna idea veramente innovativa. Così la Fiera è destinata a spegnersi per asfissia. Se alle 18 dell'Immacolata la centralissima via Carlo Baslini è facilmente percorribile significa che l'attrazione per la due giorni meratese non è più fatale.

Va detto peraltro che il minor numero di espositori ha finito per avvantaggiare i  presenti che hanno comunque realizzato buoni affari, a parte quelli collocati agli estremi, cioè in piazza don Minzoni e in via Papa Giovanni. La Fiera necessita dell'anello, lo si ripete ogni anno, in modo che tutti gli ambulanti abbiano pari visibilità e, soprattutto, che i visitatori continuino a girare all'interno della manifestazione. Per una volta si potrebbe tentare di aggregare la via Roma attraverso via padre Arlati e via Mameli. In fondo la Fiera è nata proprio in quelle vie che sono le più antiche della città.

Se davvero si intende difendere l'autenticità dell'appuntamento d'inizio inverno è necessario ripudiare la retorica dell'ottimismo e tornare con i piedi per terra. Se le assessore, una in particolare, tengono più alla notte bianca e alla festa del cioccolato perché vicine al loro e al nostro tempo, lascino ad altri l'organizzazione della due giorni.

Abbiamo apprezzato - e con noi centinaia di persone - la bella iniziativa dell'Associazione Castello Prinetti che per tre giorni ha accompagnato i visitatori nelle più suggestive sale del maniero e tra gli stand gastronomici allestiti nel salone dell'oratorio femminile. Una proposta di sicuro successo. Che conferisce all'associazione - già distintasi nell'ambito delle manifestazioni di piazza - il titolo per organizzare un'edizione della Fiera.  

E poi c'è lui, l'unica costante in questo universo mutevole: Pierpaolo Arlati con la sua Banda sociale. Nei due giorni di Fiera, con figli e nipoti tutti al lavoro, ha servito un numero imprecisato di porzioni di polenta taragna, salamelle, formaggini e pincianell. La sede sociale ha fatto registrare il tutto esaurito, con continui ricambi di consumatori. Il tempo, in quei due locali sembra essersi fermato, e con esso il menù e i relativi prezzi. Lì si assapora ancora il gusto della tradizione, con la trippa fumante come si mangiava da Madio e alla Taverna, le panche e i tavoli lunghi, alla buona, seduti accanto a sconosciuti con cui si familiarizza subito. Benedetto Pierpaolo, anima di cento iniziative (non sempre politicamente corrette e rispettose delle a volte astruse regole imposte dal Suap), grande inventore di cose semplici.

Signore Assessore, per farvi belle - si fa per dire - non basta un'intervista cerimoniosa, occorrono braccia robuste e voglia di fare. Tenendo ben presente che se la Fiera è tradizione, la tradizione va onorata e per farlo occorrono persone legate al mondo che la Fiera dovrebbe raccontare e illustrare. Pierpaolo Arlati è senz'altro una di queste persone. I nuovi gestori della Proloco, giovani per bene, istruiti, di buone maniere, capaci di bucare lo schermo, per una volta possono limitarsi a collaborare. E' qualificante conoscere - e raccontare - la storia meratese di Alessandro Manzoni, ma anche cuocere le salamelle e la trippa ha il suo perché. In fondo alla Fiera non si chiede  molto: si chiede solo di essere se stessa, di non seguire i tempi che cambiano, le mode che passano. Più presepi e meno "hi-tech". Non è difficile come formula.
Claudio Brambilla
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