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Scritto Giovedì 26 novembre 2015 alle 22:31

Rigettata l'istanza della madre e dell'ex sul castello sequestrato al presunto evasore meratese

Il castello sequestrato a Todi
Il Tribunale del Riesame del Foro di Lecco nella tarda mattinata odierna – dopo una lunga discussione in camera di consiglio e un breve “vertice” tra i togati – ha rigettato il ricorso presentato dalle signore Marisa Airoldi e Eleonora Roberti – rispettivamente madre ed ex moglie di Fabio Cauduro – per la restituzione di due unità immobiliare site in Todi all’interno del maniero posto sotto sequestro nell’ambito dell’indagine a carico dell’imprenditore, denunciato lo scorso ottobre all’esito di due distinte operazioni della Guardia di Finanza lariana in quanto sarebbero stati raccolti riscontri tali per sostenere che due società riconducibili all'uomo - la Poker Project e la Cauduro Racing Team, entrambe con sede a Merate, attive nel campo dell'organizzazione e promozione di eventi sportivi - avrebbero per anni drasticamente abbassato fraudolentemente la base imponibile utilizzando sia fatture per operazioni inesistenti, che sovrafatturando servizi realmente effettuati. L'abbattimento della base imponibile avveniva - da quanto emerso in fase d'indagine e che dovrà chiaramente essere provato in sede giudiziaria - mediante l'utilizzo di fatture false emesse da sette società romane con il vantaggio economico fraudolentemente ottenuto, reimpiegato poi tramite la Freccia Immobiliare - altra attività sempre riconducibile al Cauduro - che, a sua volta, come evidenziato quest’oggi in Aula dal pubblico ministero Paolo Del Grosso, aveva sottoscritto tre contratti di comodato per l’utilizzo del maniero oggetto del riesame, gratuiti ma, ha sostenuto il magistrato, solo all’apparenza. La società infatti avrebbe investito milioni – probabilmente provento degli illeciti già descritti – nella ristrutturazione del castello, acquistato per 160.000 euro ed oggi valutato 3 milioni di euro.
In rappresentanza delle ricorrenti dinnanzi al collegio – presieduto dal dr. Enrico Manzi con a latere i colleghi Salvatore Catalano e Nora Lisa Passoni – ha sinteticamente riassunto la propria memoria, presentata per iscritto, l’avvocato Fava che ha chiarito fin da subito come la signora Roberti sia a tutti gli effetti la ex moglie dell’indagato (che ora vivrebbe con un’altra donna), evidenziando come i rapporti tra i due siano burrascosi e producendo al riguardo una segnalazione presentata dalla propria assistita ai Carabinieri di Todi. Questo per sgomberare il campo da ogni dubbio circa la veridicità (non si tratterebbe insomma di un escamotage) dell’interruzione della relazione tra la signora e Cauduro, precisando invece come la mamma di quest’ultimo viva effettivamente nell’unità immobiliare oggetto del sequestro e sia gravata da problemi di salute piuttosto seri, circostanza quest’ultima ribadita anche dal Pm per sostenere però che – viste le condizioni – l’anziana potrebbe perfino non essere in grado di sottoscrivere una valida procura. Questa infatti una delle motivazioni addotte dal dr. Del Grosso per chiedere al collegio il rigetto dell’istanza presentata dalle ricorrenti, di per sé – sempre secondo il titolare della pubblica accusa – inammissibile anche perché presentata relativamente all’ordine di esecuzione emesso dalla Procura e non in riferimento al provvedimento di sequestro preventivo a firma invece del Gip.
“Se la casa poi è stata assegnata dal Giudice alla Roberti - ha fatto notare il Sostituto Procuratore in riferimento alla separazione sancita a suo tempo dal presidente del Tribunale Renato Brichetti – si presume che la disponibilità allora era di qualcun altro e quindi del Cauduro”. Di diverso avviso, chiaramente, l’avvocato Fava che ha obiettato anche relativamente alle conclusioni a cui sarebbe arrivata la Finanza di Lecco in merito alle possibilità delle sue assistite. Se infatti i baschi verdi sembrerebbero aver accertato che le due donne “non si potevano permettere quell’immobile”, il legale ha parlato invece dei “signori redditi” della Roberti e della capacità patrimoniale – resa tale dalla vendita di una villetta acquistata nel ’99 per 250 milioni di lire – della Airoldi, di fatto pensionata. Anche a ciò ha ribattuto il pubblico ministero che, nel proprio monologo, si è spinto a parlare della ristrutturazione del castello come di una decisione presa da Cauduro stesso che avrebbe così “scaricato le spese dalla Freccia Immobiliare”.
Valutati tutti gli elementi, in questo puzzle assai complicato, il Tribunale ha optato per il mantenimento dello status quo, rigettando dunque il ricorso e condannando le due donne al pagamento delle spese, riservandosi 30 giorni per il deposito delle motivazioni.
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A.M.
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