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Scritto Giovedì 26 novembre 2015 alle 19:31

Il prelievo di personale dal Mandic è un brutto segnale, il presidio deve reagire con forza

Diciamolo, un po' rinfrancati dall'ottimismo del buon John Patrick Tomalino, delegato per il settore sanità della Giunta di Merate e un po' depistati dalle conferme quinquennali dei primari Pierluigi Carzaniga e Gregorio Del Boca, abbiamo abbassato la soglia di attenzione sul San Leopoldo Mandic. Ogni settimana arrivano notizie di piccoli tagli che, presi singolarmente trovano sempre una giustificazione;  ma, se messi assieme, indicano una direzione di marcia ben precisa: quella di ridurre l'ospedale di Merate a presidio marginale. Ci vuole un abile stratega, e un ottimo sicario, per portare avanti un piano mirato a svuotare lentissimamente il nosocomio di uomini, mezzi e prestazioni allo scopo di favorire, è un paradosso, la mobilità passiva che penalizza i fatturati il cui calo costituisce alibi per ridurre ulteriormente uomini, mezzi e prestazioni, fino ad arrivare a declassare l'ospedale da primo livello a Ospedale di Base. Poco più di una struttura dotata di pronto soccorso, poliambulatori e qualche specialità di base. Naturalmente non abbiamo elementi per sostenere questa tesi, peraltro molto diffusa tra i dipendenti del presidio. Ma i dati certi non li possiamo ignorare. E' di ieri la notizia del taglio di dieci posti letto in Medicina B. Mettiamo pure che l'indice di saturazione sia basso, non lo sappiamo perché l'ufficio stampa ci racconta per lo più di mostre di quadri e convegni ma non fornisce un dato che sia uno sui risultati economici dei reparti.  Ma perché trasferire il personale al Manzoni di Lecco quando in altri reparti del Mandic c'è penuria di infermieri e Oss? Questa è la domanda ma anche la risposta al dubbio di cui sopra. Perché non impiegarli, per esempio, a potenziare l'osservazione breve al Pronto Soccorso? Oltre tutto, se oggi l'indice di saturazione è davvero basso tra un paio di settimane potrebbe impennarsi per i mali di stagione con la necessità - conclamata in passato - di chiedere letti di appoggio ad altri reparti. E in caso di saturazione dei letti di Medicina che si fa, si richiama il personale inviato al Manzoni?  Una follia, che solo menti interessate, annidate a Germanedo, avrebbero potuto concepire. E riuscire a realizzare. Va detto che la difesa degli interessi del presidio di via Cerri  è debole. Non tutti i Primari sembrano determinati a tutelare i propri reparti e si affidano al centurione Baraldo con la speranza che alzi le barricate rifiutandosi  di consentire il trasferimento a Lecco di personale meratese. Gedeone Baraldo, direttore medico del presidio, conosce bene lo stato in cui versa il Mandic; da lui ci si aspetta uno scatto di orgoglio, necessario anche per mantenere l'immagine agli occhi dei lavoratori di direttore dalla schiena diritta. Manovre così sfacciate di depauperamento delle risorse non possono passare come se niente fosse, perché tra l'altro finiscono per creare un precedente pericoloso. Tra un paio di mesi il Territorio avrà finalmente voce in capitolo. Un'ottima notizia che rischiara il cupo orizzonte del Mandic. Però è necessario che si verifichino due circostanze salvifiche:
1) che i sindaci o i loro delegati che faranno parte della cabina di regia dell'ATS siano di provata professionalità e competenza, al di là delle simpatie politiche espresse o inespresse;
2) che gli assessori delegati siano più sul pezzo di quanto lo è oggi Tomalino. Gli ricordiamo con affetto che il suo pronostico, "a giugno si faranno i primi esami con la Risonanza magnetica", è drammaticamente naufragato sotto il peso dei lavori per la sistemazione del locale che dovrà ospitare l'impianto. Magari una seconda conferenza stampa per aggiornare il cronoprogramma gli ridarebbe un po' di credibilità. Noi, glielo assicuriamo, ci saremo questa volta. Perché, a differenza della volta precedente, l'Assessore delegato sarà costretto a raccontare i fatti. E non a dispensare fantasie per conto terzi.
Claudio Brambilla
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