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Scritto Venerdì 07 gennaio 2011 alle 08:14

MERATE/IL CASO SALDI DI FINE STAGIONE INVERNALE
MARIO MANDELLI HA RAGIONE
ALFINITI HA DI NUOVO TORTO

Il comandante Donato Alfiniti e Mario Mandelli
La notizia è precisa e semplice. La polizia locale di Merate ha comminato a Mario Mandelli,  commerciante al minuto di abbigliamento di viale Verdi, la sanzione amministrazione di 1.000 euro (un terzo del massimo) per avere "messo in  vendita" con un giorno di anticipo rispetto alla data  legale del 6 gennaio 2011 le merci che l'azienda dal giorno successivo avrebbe proposto a prezzi scontati come saldi di fine stagione invernale. La notizia ha un'aggravante: il commerciante sanzionato è addirittura il responsabile meratese della Confcommercio di Lecco. Il fatto è avvenuto la sera del 5 gennaio 2011 ovvero il giorno precedente l'apertura dell'operazione saldi. A nulla sono valse le spiegazioni opposte dal Mandelli è cioè che in vetrina erano esposti due distinti cartelli: il primo con l'indicazione "vetrina saldi in allestimento" e il secondo con l'informazione "saldi dal 6 gennaio al 26 febbraio". Per i poliziotti locali la semplice esposizione di articoli già predisposti per la vendita a saldo (nel caso concreto si tratta della presa d'atto che il cartellino applicato ai capi di abbigliamento recava già la percentuale dello sconto praticato e del nuovo, minore prezzo) è violazione della legge perché presuppone la loro messa in vendita già dal giorno 5. Per i poliziotti locali l'allestimento lo si sarebbe dovuto fare solo dopo la chiusura del negozio e quindi dalle 19,31 del 5 gennaio e - lungo tutta la notte - sino alle 8.59 del successivo 6 gennaio. Punto e basta.


E' mia opinione che il commerciante Mandelli abbia ragione e il comandante della Polizia Locale Alfiniti abbia torto. E' il caso di dire ancora una volta. Il perché è presto detto. Nessuna autorità ha il potere di comminare una sanzione se non vi è una legge che la prevede espressamente.
Nel caso qui commentato questa legge non c'è. Non c'è una legge statale e neppure c'è una legge regionale. La competenza in materia di vendite straordinarie - saldi inclusi - è regionale e nel nostro caso la Regione Lombardia ne ha disciplinato il settore in origine con legge regionale 3 aprile 2000 n. 22 poi abrogata e sostituita dalla nuovissima legge regionale 2 febbraio 2010 n.6 i cui due articoli che interessano la vicenda sono questi:

Art. 115 Legge Regionale 2 febbraio 2010 n.6
(Vendite di fine stagione)

1. Le vendite di fine stagione sono effettuate dall'operatore commerciale al fine di esitare, durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo, prodotti non alimentari di carattere stagionale o articoli di moda e, in genere, prodotti che, se non sono venduti entro un certo tempo, siano comunque suscettibili di notevole deprezzamento.
2. Le vendite di fine stagione possono essere effettuate, tenuto conto delle consuetudini locali e delle
esigenze del consumatore, soltanto in due periodi dell'anno, della durata massima di sessanta giorni, determinati dalla Giunta regionale, sentite le camere di commercio, le associazioni dei commercianti maggiormente rappresentative e le associazioni dei consumatori

Art. 118
Sanzioni per le violazioni della disciplina delle vendite straordinarie.
1. Le violazioni delle disposizioni di cui al presente capo sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 3.000 euro.

Come si legge il testo è generico, ma la conclusione è univoca: le vendite si possono fare solo nel periodo autorizzato e la sanzione può essere comminata unicamente se si vende la merce prima o dopo il suddetto periodo che la delibera della giunta regionale Lombardia IX/000785 del 17.11.2010 ha fissato dal 6 gennaio 2011 fino a un massimo di 60 giorni consecutivi. Nulla stabilisce la legge circa i tempi e le modalità di allestimento dei locali che ovviamente debbono essere predisposti e la qual cosa richiede tempo in funzione delle dimensioni dei locali, della quantità dei capi destinati ai saldi (che possono essere tutti o parte del tutto) e del numero del personale addetto alla vendita. E quindi  consuetudine invalsa da tempo immemorabile che la merce venga preparata nelle 24/48 ore precedenti l'inizio del saldi. Buona regola vorrebbe che il commerciante in questione  nell'uno o due giorni precedenti il 6 gennaio tenesse chiuso il negozio, come si fa quando si stila l'inventario, ma questa è una facoltà, non un obbligo di legge. Quindi nessuna legge vieta l'allestimento dei locali nelle ore precedenti il 6 gennaio. Il commerciante ha un solo obbligo che risponde al principio della trasparenza: informare il consumatore della data di inizio dei saldi e se il ribasso riguarda tutti gli articoli esposti o solo una parte che in questo caso deve essere immediatamente e perfettamente individuabile. E ne ha un secondo che risponde a principi di etica: non vendere prima dell'apertura dei saldi. Sarebbe concorrenza sleale, che c'è sia chiaro, ma deve essere provata. I due cartelli esposti dal Mandelli rispondono a entrambi i principi, fatta salva la prova del contrario. I poliziotti locali possono sanzionare unicamente se accertano  la vendita di uno o più capi a saldo prima del 6 gennaio. Ci vuole poco  per  "intrappolare" il commerciante scorretto: basta mandargli in negozio un "cliente civetta". Se il verbale elevato a Mario Mandelli non eccepisce una vendita irregolare la sanzione è illegittima e bene farebbe il Comandante Alfiniti ad annullarla con lo strumento dell'autotutela.
La delibera di Giunta Regionale  fissa solo la data di  inizio  delle vendita a saldo. Tutto quello che precede è preparatorio se non viene accertato e provato il contrario.


Detto questo tre considerazioni finali. La prima: la Regione Lombardia cominci a legiferare  meno, meno in fretta e meglio in materia di commercio perché il lessico utilizzato lascia spazio a troppe interpretazioni. La seconda: le organizzazioni di categoria aiutino davvero i funzionari dell'ufficio legislativo regionale a confezionare le leggi di settore. Nel caso dei saldi si poteva suggerire - e spero lo si faccia da domani in poi - una circolare esplicativa delle modalità di allestimento dei locali ad uso consumo dei Comandi di Polizia Locale e della Guardia di Finanza. La terza: se il comandante di una qualunque polizia locale vuole contribuire nel suo territorio alla lotta contro le violazioni delle leggi commerciali deve fare un minimo di prevenzione. La prevenzione parte dalla capacità di leggere una legge e -  dove vi è un margine interpretativo - di applicarla secondo criteri improntati alla massima equità. In questo caso bisogna informare i destinatari della chiave di lettura adottata. Delle due l'una: o il comandante Alfiniti non si è mai posto prima d'ora la questione del preventivo allestimento dei locali e delle merci (ma la legge regionale è del 2000 e quella statale addirittura del 1998  e lui non era sulla Luna) o da quest'anno ha deciso -  solo lui sa  il perché -  la tolleranza zero.  Si definisce "tolleranza zero" la decisione di non tollerare più quello che prima era tollerato. E si tollera quello che si conosce.  Ma se si cambia registro bisogna preavvertire  " i tollerati " in modo che non cadano in trappola.  Allora si manda loro una circolare del seguente tenore " Il Comando di Polizia Locale comunica che a sensi di legge dal prossima 6 gennaio 2011 non sarà più tollerato l'allestimento dei locali e delle merci destinati ai saldi nei giorni precedenti l'inizio della stagione. L'allestimento potrà avvenire solo a negozio chiuso al pubblico pena sanzione" e il giuoco è fatto.
Il guaio è che  non si può richiamare la  legge  perché la legge nulla dice e quello che non è detto non esiste e soprattutto non è vietato.
Poi - ma questa è una magra consolazione -  ci sono i casi di comportamenti intelligenti come quello del responsabile del servizio gestione del territorio del comune di San Martino Siccomario che non è in Alta Val Badia, ma nella lombardissima provincia di Pavia che ha emanato un' ordinanza autodefinita dal suo estensore "ragionevole" che disciplina proprio la questione dell'allestimento. Eccone il testo.


Anche il comune di Gorizia ha adottato analogo provvedimento interno e chissà quanti altri, evidentemente sollecitati dalla Ascom territoriali che conoscono esigenze e debolezze dei loro iscritti. Anche quello di San Martino Siccomario è un Comune amministrato da una coalizione Pdl/Lega. E' una casualità, qui è solo una questione di Responsabili di servizio.
Finito. Mia opinione e che Mario Mandelli non abbia violato alcuna legge e che la Polizia Locale di Merate legge in fretta e male.  Non si punisce un'intenzione, per giunta neppure provata. Se si va in causa il Comune perde e  a me, uno dei 15000 cittadini contribuenti di Merate, non piace pagare spese di procedura e onorari legali per cause perse in partenza.
Ma la Polizia Locale di Merate ne ha combinata un'altra che vi racconterò martedì, perché lunedì prossimo ho un incontro chiarificatore in Municipio. Bell'inizio d'anno.
Alberico Fumagalli
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