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Scritto Giovedì 03 settembre 2015 alle 18:05

Sindaci e consiglieri disertano l’incontro con Brivio, Mariani e Polano alla festa PD. Eppure era l’occasione per dire basta al massacro finanziario dei comuni virtuosi

Diciamolo, ha fatto (almeno a noi) un po' impressione vedere l'ottimo Riccardo Mariani seduto alla destra di Virginio Brivio, a pontificare di enti locali, autonomie, associazionismo, fusioni e via discorrendo. Oh certo non vogliamo pensare che il Mariani, per dieci anni sindaco di Mandello del Lario, dapprima feroce avversario dell'affidamento del servizio idrico a Lario Reti e po' tutto d'un colpo (e senza suscitare stupore tra i suoi consiglieri, che livello...) paladino dell'esatto contrario, abbia per ciò ricevuto un premio. Peggio, che abbia addirittura negoziato un posto in Giunta a Lecco in cambio della piroetta. Non lo pensiamo anche se vederlo lassù, sul palchetto tra Brivio e Polano un disagio interiore lo abbiamo provato.



Ma bando a queste considerazioni "di pancia" quel che ha davvero stupito è il deserto di sindaci e consiglieri all'incontro, pur importante sia come tema (il ruolo degli Enti locali) sia come relatori (il sindaco di Lecco e il presidente della provincia) tenutosi il 2 settembre nella sala conferenze della fiera di Osnago dove è in corso la Festa del PD. Ma come, quando si è giustappunto trattato di votare per la proposta Brivio sull'acqua tutti a valanga ad alzare la mano e ora che sul tavolo ci sono problemi importanti come il futuro della provincia e un ipotetico diverso modello organizzativo dell'ente locale Comune tutti a casa davanti alla Tv; a parte i soliti sempre presenti come giap, Ugo Panzeri e Felice Baio entrambi soldati della caserma di Brivio, il primo che teorizzava il distretto unico lecchese, poi fortunatamente stoppato dal gruppo di studio e lavoro costituito dai sindaci di Merate e Casatenovo e il secondo, premiato anche lui con un posticino in provincia, missionario laico del pensiero unico piddino in materia di acqua pubblica. C'è davvero da riflettere su queste diserzioni sul campo. Sul come i consiglieri e i sindaci di oggi interpretino il proprio ruolo. La sensazione è che ormai si sia in presenza per lo più di "sindaci del tombino", amministratori privi di un disegno di ampio respiro, concentrati soltanto sul far quadrare il magro bilancio limitando gli investimenti all'asfaltatura delle strade (Procopio docet) e alla sostituzione della tombinatura. Al più, ma sempre seguendo il pifferaio magico, vagheggiando di fusioni a freddo, fortunatamente stroncate dal più concreto e meno indottrinato presidente della provincia. La sala convegni della festa del PD di Osnago, gremita in ogni ordine di sedie e posti in piedi ai tempi del Paolino Maggioni è ormai uno sbiadito ricordo. Invece l'occasione era d'oro per mettere nero su bianco l'impossibilità di governare i paesi, massacrati da tagli bestiali. Siamo al punto che i trasferimenti dello Stato sono scesi a zero e, al contrario, sono i comuni che debbono "girare" soldi allo stato affinché questi li trasferisca alle amministrazioni sciupone del mezzogiorno. Non è un cavallo di battaglia leghista, è una guerra questa, contro uno Stato incapace di legiferare con la dovuta giustizia sociale e fiscale. Uno Stato che continua a spremere i migliori comuni premiando i peggiori; a rapinare risorse da quelli che già spaccano il cappello in quattro per garantire agli spendaccioni, incapaci, clientelari di scialacquare come se nulla fosse. Era, insomma, l'occasione per dire basta nei fatti, non solo nelle parole che ascoltiamo continuamente nei Consigli comunali. Ma anche per far questo occorre grande coraggio. Come dire no a un affidamento fuori legge e assurdo nella forma e nella sostanza. Ma i "tombinari" di coraggio non ne hanno, badano ai fatti propri, al proprio orticello. E se occorrono quattrini in più anche solo per pagare gli stipendi degli impiegati comunali alzano di qualche punto base le aliquote Imu o l'addizionale Irpef. E i conti tornano a posto. Salvo quelli delle famiglie. Ma chissenefrega, tanto quelle quasi mai protestano. Come diceva un antico e dimenticato slogan leghista: lombardo somaro, taci e paga.

Claudio Brambilla
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