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Scritto Lunedì 24 agosto 2015 alle 09:07

Elezioni comunali 2016: sui grandi temi, acqua pubblica, fusioni e servizi socio-sanitari, dicano con chiarezza i candidati qual è il loro pensiero

Le non del tutto inattese dimissioni da vice sindaco di Salvatore Krassowski e la polemica a distanza tra Renata Valagussa, leader di Democrazia Cernuschese e Giovanni Zardoni, fondatore di Civicamente - Cittadini per Cernusco aprono di fatto la lunga campagna elettorale che culminerà con il rinnovo del Consiglio comunale a primavera 2016. Si tratta di una tornata elettorale importante, alla stregua di quella del 2014 che ha visto il cambio degli amministratori di comuni importanti come Merate, Casatenovo e Missaglia. Andranno alle urne i cittadini di Barzanò, Brivio, Cernusco, Montevecchia, Olgiate, Santa Maria Hoè, Sirtori e Viganò, limitando l'elenco ai comuni del distretto meratese. Diciamo subito che, per quanto abbiamo potuto rilevare in questi cinque anni quasi trascorsi, auspichiamo un robusto rinnovamento della cosiddetta "classe dirigente" che nel meratese ha toccato livelli tanto bassi da non avere precedenti, almeno a nostro giudizio. Il tema dell'acqua è noto per cui vale la pena solo di spendere due parole: tolto Cernusco, grazie alla spinta determinante di Krassowski e all'appoggio delle minoranze, tutti gli altri hanno votato contro gli interessi del territorio e dei cittadini che vi abitano. Non ci sono discussioni su questo punto e il peggio, secondo noi, deve ancora arrivare con proroghe di affidamenti, perizie, studi, modifiche statutarie e tutto l'armamentario caro alla classe politica e, soprattutto, alla struttura consulenziale che gira intorno. Sulla pelle e col portafoglio della gente. Speriamo di non rivedere sulla poltrona di primo cittadino Dorina Zucchi o Ugo Panzeri, e chi dovrà contrastarli sappia usare bene gli argomenti a disposizione. Ma una parola chiara dovrà essere pronunciata anche sulla questione fusioni, unioni o associazioni di comuni. Sindaci e maggioranze di sinistra di Osnago e Lomagna, attenti a eseguire le indicazioni del Partito erano sul punto di cancellare secoli di storia per dare vita a un solo comune di meno di 15mila abitanti. Per risparmiare, ci hanno detto e avere più risorse. Più risorse? Ma per avere più risorse basta ridurre da 50 a 40 i miliardi di euro che annualmente la Lombardia "devolve" in beneficenza allo Stato centrale; non è necessario dopo aver spolpato il tessuto produttivo più forte d'Europa anche cancellare intere comunità. Ma siamo matti? Che Stefano Fumagalli e Paolo Brivio vadano a casa quanto prima. Di danni, almeno sulla carta, ne hanno già provocati fin troppi. Ecco, nelle partite acqua pubblica e fusione Salvatore Krassowski ha giocato un ruolo fondamentale: è stato ed è tuttora un portabandiera del servizio idrico integrato, con l'affidamento in house nel rispetto della Legge e certamente le sue perplessità sul progetto fusione tra Cernusco, Osnago, Lomagna e Montevecchia (bravo Capra a chiamarsi fuori) hanno contribuito al ripensamento in seno alla maggioranza, "aiutando" anche Giovanni Zardoni, sulle prime fautore convinto della fusione a rivedere la propria posizione valutando preferibile la strada dell'unione, per quanto il suo fallimento sia stato certificato dalla Corte dei Conti, o, meglio ancora, il ricorso alle più agili convenzioni. I candidati alla guida dei comuni dovranno spiegare con chiarezza la loro posizione su questi grandi temi in modo che i cittadini sappiano decidere. In tutt'Italia, oltre 8mila comuni, ci sono state una ventina di fusioni, 12 solo in Lombardia. Vorrà pur dire qualcosa questo dato. Renata Valagussa ha già detto ora per allora quale sarà la posizione di Democrazia Cernuschese: acqua pubblica con affidamento in house e no alla fusione. Bene, così si deve fare. Finito il tempo delle grandi opere pubbliche e dell'urbanizzazione selvaggia, fermata obtorto collo anche dalla legge regionale sul consumo dei suoli, restano ben pochi temi nelle mani delle amministrazioni locali. E ancor meno soldi da spendere. Quindi gli argomenti di peso diventano politici. Per esempio si giocherà a breve la partita sui servizi socio-sanitari. Il PD punta a un solo distretto e a una sola azienda per l'ex provincia. I meratesi devono, o dovrebbero, difendere Retesalute, l'unica azienda speciale fondata per erogare servizi per conto dei comuni soci. Esattamente quello che si doveva fare per l'acqua pubblica. Ebbene vedremo i nuovi amministratori se saranno come gran parte degli attuali proni verso il Partito o rappresentanti indipendenti degli interessi dei cittadini che li hanno votati. Dunque occorre che l'allerta sia al massimo livello: nel 2016 non si deve solo eleggere il nuovo governo locale, in gioco ci sono il futuro di servizi essenziali e persino la sopravvivenza stessa dei comuni. 
Claudio Brambilla
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