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Scritto Domenica 23 agosto 2015 alle 09:16

La stampa straniera sulle esequie del boss. Il reportage di 4 meratesi in ferie all'estero

Non potevamo non regalarci nuovamente una pagina di notorietà e così anche un funerale è riuscito a riproporre l'Italia quale zimbello da deridere e per il quale scuotere la testa. I funerali in pompa magna del boss Vittorio Casamonica, con calesse, Limousine e pioggia di petali di rosa dall'elicottero, la celebrazione religiosa nella stessa chiesa dove il rito fu rifiutato a Piergiorio Welby malato di SLA, i richiami a una "santità" del malavitoso hanno scatenato le prese di posizione e le richieste ufficiali di chiarimento da parte di chi sapeva o avrebbe dovuto sapere. E all'estero l'accaduto non è passato sotto traccia tanto che a riprenderlo sono stati i maggiori quotidiani, dalla Francia all'Inghilterra, fino agli Stati Uniti.
Abbiamo chiesto ad alcuni meratesi, tra cui colleghi, sparsi per il globo di dare "un'occhiata" ai pezzi redatti e ai "termini" con cui la vicenda è stata apostrofata.


Commenta incredulo, il New York Times, la notizia dei funerali in Hollywood-style di Vittorio Casamonica, presunto boss della criminalità romana. Quasi a rifiutare che lo stucchevole contesto nel quale si sono svolte le esequie alla chiesa di San Giovanni Bosco, costellato di richiami criminali e blasfemi, possa aver trovato la condiscendenza per compiersi, per superare l'immaginario filmico.
Il Nyt mette anche in relazione lo sfoggio di potere criminale e il rinvio a giudizio di 60 persone indagate nell'inchiesta Roma Capitale, di poche ore precedente, evidenziando con la semplice scansione temporale degli eventi l'incapacità di cambiamento di Roma e dell'Italia. L'inchiesta, in definitiva, sopraffatta dal potere la cui natura intrinseca è più forte. Se la vittoria è del Re, la sconfitta è della civiltà.
Ma non solo: richiamando quelli che definisce ironici commenti di queste ore, il quotidiano americano stigmatizza il rifiuto di funerali cattolici a Giorgio Welby, motivandolo con la scusa allora accampata dalla Chiesa locale di non voler legittimare comportamenti contrari alla legge di Dio. Che, lascia intendere, non parrebbe trovare costante approvazione.


"L'indipendent" parte invece dalle richieste di spiegazioni a polizia e Chiesa cattolica che gli attivisti dell'anti-mafia hanno posto come questione urgente: come e perchè l'indiscusso boss della malavita sia stato celebrato in pompa magna, come fosse un eroe. Una situazione imbarazzante per la quale, si legge nella didascalia della foto, "Authorities rush to defend themselves after lavish procession for notorious head of Casamonica Mafia clan" (le autorità si affrettano a difendersi). E riportati i vari interventi degli esponenti politici, l'Indipendent conclude definendo tutto ciò uno "spettacolo" a pochi giorni dalle nuove rivelazioni dei magistrati che porterebbero a un maxi processo in stile Cosa nostra anni Ottanta. "The spectacle came just days after it emerged that Roman magistrates are planning a 1980s Cosa Nostra-style "maxi-trial".


Le Figarò, quotidiano conservatore francese, ironizza sulla vicinanza della chiesa con Cinecittà "avrebbe potuto far pensare alle riprese di un film. Invece è tutto reale" come a dire: roba impossibile da essere vera e invece lo è. E a calcare la mano sulle "tradizioni" di una certa parte di Italia, prosegue l'articolista raccontando la presenza di un calesse con la bara, venuto dalla periferia di Napoli "où ce genre de cérémonie est fréquent" (dove questo genere di cerimonie è frequente). E ironizzando nuovamente sugli aspetti folcroristici dell'Italia e degli italiani, prosegue " le décès du boss mafieux Vittorio Casamonica, 65 ans, devient l'occasion d'une mise en scène spectaculaire pour des obsèques célébrées en style hollywoodien" (la morte del boss mafioso Vittorio Casamonica, 65 anni, diventa l'occasione di una messa in scena spettacolare per degli ossequi celebrati in stile hollywoodiano). Dove la realtà supera la fantasia, sembra voler dire, e anche il decoro. E per concludere non poteva mancare l'accenno allo slogan intonato «Tu as conquis Rome, maintenant conquiers le paradis» (tu hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso).


Li definisce "grandiosi e scioccanti" (grandioses et choquantes) già nel titolo per poi iniziare l'attacco del pezzo con l'ormai celebre frase "Ho conquistato Roma, ormai vado a conquistare il paradiso" e definire "kitsch" l'intera ambientazione del funerale. Il prestigioso Le Monde non ha giri di parole e usa termini molto chiari, non senza ironia, per raccontare quanto accaduto nel cuore della cristianità. Si parla di "extravagance" che la famiglia del padrino (parrain) si è concessa per i funerali del suo patriarca "sobrement rebaptisé pour l'occasion "le roi de Rome" (sobriamente ribattezzato per l'occasione Re di Roma). Una stoccata è stata indirizzata anche alle forze di polizia che, secondo il quotidiano, avrebbero "cherché à minimiser l'événement, affirmant notamment que le patriarche avait perdu de sa puissance ces dernières années, opérant « à la marge » du crime organisé" (avrebbero cercato di minimizzare l'accaduto, sostenendo che il patriarca aveva perso ormai negli ultimi anni il suo potere, operando al margine del crimine organizzato).
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