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Scritto Sabato 14 marzo 2015 alle 11:18

Merate: gli studenti del liceo in cattedra per parlare di totalitarismi con  Yuri Guaiana

Ci sono volte in cui la storiografia si è dimostrata pigra nei confronti di accadimenti che hanno lasciato interminabili strascichi di cadaveri alle loro spalle. È successo per l'eurocentrismo che eclissa i fatti avvenuti al di fuori del contesto europeo, come nel caso dello sterminio pianificato in Cambogia da Pol Pot dal 1975 al 1979, in piena guerra fredda; per la vicinanza storica ai nostri giorni, come per i crimini commessi nella Jugoslavia di Tito o quelli ai danni dell'etnia dei tutsi in Ruanda; per le ragioni ideologiche (da non dimenticare il lungo silenzio istituzionale sulle foibe) o perché i riflettori degli storici sono puntati verso fatti di più ampia portata avvenuti sincronicamente ad altri, come per l'eccidio sistematico degli armeni verificatosi mentre il mondo assisteva al primo conflitto mondiale.

Così, il rischio in cui si incorre è che le nuove generazioni perdano la sensibilità verso questi argomenti e, soprattutto, non dispongano di quegli elementi chiave per interpretare il presente.
In quest'ottica si potrebbe inquadrare la conferenza fortemente voluta dagli studenti del liceo, svoltasi venerdì sera presso l'aula magna di via dei Lodovichi a Merate. I rappresentanti degli studenti avevano precedentemente invitato per un intervento durante un'assemblea d'Istituto lo storico Yuri Guaiana il quale, a causa di un improvviso impedimento, si era trovato costretto a rinunciare. Dunque gli studenti hanno organizzato un incontro serale sul tema con il supporto dell'associazione culturale "La Semina", con la quale il liceo collabora proficuamente da molti anni.

Al centro Yuri Guaiana

Un po' per la necessità delle circostanze si è perciò ripensato il format della conferenza serale a cui il liceo (e non solo) si era abituato, vedendo i ragazzi condurre l'incontro e dimostrandosi parte attiva nella fase finale delle domande.
Il dott. Guaiana - questa volta presente - ha dapprima definito il concetto di genocidio in chiave giuridica e successivamente da un punto di vista storico, sottolineando come a caratterizzarlo siano l'intenzionalità precisa di sterminare un particolare gruppo e la pianificazione sistematica delle forme di perpetuazione. In quest'ottica, solo gli stati moderni, con il loro elevato stadio di burocrazia, sono potuti giungere a questo genere di organizzazione scientifica. Inoltre il darwinismo sociale in epoca positivista ha giocato un ruolo significativo nel diffondere una concezione naturale del razzismo.
Nella seconda parte del suo intervento si è invece soffermato su un caso specifico: quello armeno, di cui ricorre il centenario il prossimo 24 aprile. «Proprio quel giorno di cento anni fa - ha ricordato il dott. Guaiana - leader politici, intellettuali e studiosi armeni furono prelevati dalle proprie abitazioni e uccisi. Questo gesto segnò l'inizio delle deportazioni e dell'annientamento di un popolo e della sua cultura».

A conclusione della rosa di interventi dal pubblico, di cui come si è detto sono spiccati quelli dei ragazzi, è stata affidata la parola a Padre Fiorenzo che ha spiegato l'attività che svolge a Ginevra, dove ha sede il Consiglio ecumenico delle Chiese, all'interno della Commissione per lo studio dei genocidi. Attivato nel 2009, tale organo si è posto l'obiettivo di verificare le complicità delle Chiese nei genocidi perché, per usare le parole del frate francescano, «prima dell'ecumenismo, le Chiese devono lavarsi le mani per le complicità delle atrocità commesse durante il '900».
Marco Pessina
Associazione correlata:
- La Semina
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