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Scritto Sabato 11 dicembre 2010 alle 19:16

Urbanistica fra trasparenza e discrezionalità. La vicenda Beretta è l’esempio di una trattativa condotta con grande correttezza dal Comune

Dario Meschi
Le amministrazioni comunali hanno acquisito negli ultimi anni un potere enorme, inimmaginabile fino a poco tempo fa: quello di cambiare le regole urbanistiche secondo convenienza... economica s'intende.
Un modo di procedere che potrebbe lasciare spazio a trattative ufficiali o segrete, che, concedendo un potere enorme agli amministratori che potrebbero abusare delle loro funzioni e del loro ruolo, per convinzione e condivisione ideologica in merito a nuove trasformazioni urbanistiche, ma anche per meri interessi personali, evidentemente illegittimi.
Gli esempi di malcostume, di interessi privati illeciti, di tangenti e mazzette, hanno contribuito a scrivere la storia della nostra Repubblica; hanno fatto cadere governi, hanno cancellato dalla vita politica alcuni partiti, e hanno distrutto uomini politici che sembravano inattaccabili, dimostrando la fragilità umana, debole di fronte alla pecunia, e a un sistema già difficile da gestire, ed ora, nelle mani di amministratori che, avendo la possibilità di negare o consentire grandi trasformazioni urbanistiche, potrebbero essere indotti a trattative private non sempre condotte con trasparenza e nell'interesse pubblico.
La 'vicenda Beretta', ormai di dominio pubblico, ha offerto l'esempio di una trattativa condotta con grande correttezza da parte dell'amministrazione comunale, che ha consentito al grande pubblico di conoscere l'esistenza di possibilità prima d'ora sconosciute, di trattative ufficiali e private, nelle quali richiedere volumetrie, cambi di destinazione d'uso, o la realizzazione di grandi complessi residenziali e industriali, sedendosi ad un tavolo con l'assessore o il sindaco di turno per discutere, trattare e giungere ad una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti.
Le stesse che si potrebbero condurre nelle agenzie immobiliari, o presso gli studi dei professionisti che contano.
A questo punto è lecito domandarsi se sia giusto applicare il criterio della discrezionalità, quando si affrontano argomenti e strumenti di carattere urbanistico, introdotti, approvati e condivisi con le amministrazioni comunali che li hanno commissionati e gestiti, ed ora lasciati ad una discrezionalità pericolosa, in grado di scalfire la coscienza, l'onestà e la moralità di chi si trova a doverla gestire.
Modificare strumenti urbanistici in funzione di meri interessi economici contrasta con le scelte assunte, con i principi di equità e giustizia, perché favorisce pochi soggetti, generalmente potenti per capacità economica, e lascia i cittadini comuni al loro destino, magari negando loro piccole possibilità edificatorie.
In altri tempi, un simile modo d'agire avrebbe fatto gridare allo scandalo, mentre ora, tutto tace, la gente comune ignora questa possibilità e nemmeno la comprende, e i proprietari e gli operatori economici più facoltosi allettano gli amministratori pubblici con proposte e lusinghe che andrebbero a snaturare i contenuti di progetti attentamente valutati e soppesati nell'interesse pubblico e privato, snaturando scelte in precedenza compiute, con precisi intenti e con la volontà di programmare uno sviluppo compatibile con le diverse realtà territoriali, negandolo o concedendo, con un criterio discutibile e poco logico, lo stravolgimento delle previsioni, con attenzione a tutte le questioni di carattere ambientale e infrastrutturale ad esse connesse.
Di fronte ad una possibilità d'azione così inquietante, pericolosa, e sicuramente poco logica e addirittura scandalosa, dove sono finiti gli ambientalisti e quanti in passato erano pronti a scendere in piazza, per contrastare la cementificazione del territorio?
Esiste rassegnazione, ignoranza, menefreghismo, o il nuovo sistema interessa tutti quanti, perché, prima o poi, chiunque potrebbe beneficiarne per risolvere i propri problemi?
Un fatto sembrerebbe assodato: le trattative sono prese in considerazione, e si aprono soltanto a fronte di grossi interventi, e pertanto le persone qualunque rimarranno come sempre escluse da giochi di potere, e da affari che invece li dovrebbero riguardare molto da vicino.
Dario Meschi
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