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Scritto Sabato 11 dicembre 2010 alle 09:05

Lecco: in 1 anno persi 1500 posti di lavoro in Provincia, il tasso di disoccupazione al 4.5%

Oltre 1.500 posti di lavoro persi, il fenomeno della cassa integrazione aumentato a dismisura, un tasso di disoccupazione salito al 4,5%. Sono alcuni dei numeri dell'impatto della crisi economica nella nostra provincia, colpita duramente tra il giugno 2008 e il giugno 2009 da un fenomeno che, ancora oggi, influenza la vita di molti cittadini.
I dati relativi al mondo del lavoro in provincia di Lecco sono stati presentati nel pomeriggio di venerdì 10 dicembre in occasione del convegno "Il lavoro a Lecco: come ripartire", organizzato dal "Polo di Eccellenza per la gestione del mercato del lavoro e delle risorse umane". È stato presentato il rapporto "Occupazione e Mercato del Lavoro in provincia di Lecco" curato dall'Osservatorio Provinciale del Mercato del Lavoro, esito del primo anno di attività. Il rapporto focalizza le dinamiche del nostro territorio nel biennio 2009-2010 e contiene anche le serie storiche degli ultimi anni.

L'analisi mostra come, dal settembre 2008, la crisi abbia influito sui dati occupazionali della nostra provincia, annullando i risultati positivi fatti registrare in precedenza. In particolare:
• tra giugno 2008 e giugno 2009 l'industria manifatturiera ha perso oltre 1.600 posti di lavoro dipendente;
• il numero delle nuove imprese iscritte al Registro camerale, superiore alle 1.000 unità nei primi sei mesi del 2008, scende a 770 nella seconda metà dell'anno (-23%), e a 670 nella seconda metà del 2009;
• il flusso degli avviamenti nel 1° semestre 2009 registra una caduta del 44% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;
• nello stesso periodo, la cassa integrazione ordinaria aumenta di 18 volte e quella straordinaria di 3 volte (la scelta delle imprese lecchesi è stata quella di mantenere le professionalità presenti in azienda);
• i lavoratori inseriti nelle liste di mobilità sono saliti da 350 nel 2° semestre 2008 a 850 nel semestre successivo (+140%);
• il numero di persone in cerca di occupazione nel 2009 cresce fino a superare le 7.000 unità, a fronte di 5.000 nell'anno precedente;
• i fabbisogni occupazionali a Lecco nel biennio 2009-2010 sono calati di circa il 20% rispetto ai due anni precedenti (da circa 4.300 unità annue a 3.500).

La perdita di 1.500 occupati residenti in provincia riduce di 1,3 punti percentuali il tasso di occupazione e, di contro, la crescita di oltre 2000 persone in cerca di occupazione innalza il tasso di disoccupazione dal 3,2% al 4,5%, livello mai raggiunto prima nel territorio lecchese. Calano sia i dati occupazionali di lecchesi che lavorano in provincia, che al di fuori della stessa.
L'impatto della crisi è stato forte in tutta la Lombardia: Lecco si colloca intorno ai valori medi regionali per variazione del tasso di occupazione e disoccupazione, mostrando un andamento migliore rispetto a Brescia, Como, Cremona, Milano, Monza e Varese. Anche con riferimento alla variazione dei posti di lavoro (dipendenti) nell'industria e nelle costruzioni, la posizione di Lecco è migliore rispetto a tutte le province lombarde a eccezione di Cremona e di Monza-Brianza, mentre nel comparto dei servizi Lecco registra una variazione positiva ed è superata solo da Sondrio, Pavia e Lodi.

Altri elementi interessanti che emergono dal Rapporto sono:
- la tenuta dell'occupazione femminile: le donne "attive" crescono di 3.000 unità nel biennio 2007-2009 e quelle occupate di 1.400, seppure cresca il tasso di disoccupazione (dal 4% al 6,2%). Cresce la propensione all'imprenditorialità femminile (dal 26,2% al 27,1%) e "resistono" i principali comparti ad elevata presenza di lavoratrici, dal pubblico impiego al commercio e servizi, sia pure spesso con contratti più flessibili;
- scenario meno positivo per il segmento giovanile (popolazione 15-34 anni): nell'ultimo anno il tasso di attività e di occupazione hanno perso rispettivamente 5 e 7 punti; si è ampliata l'area dei giovani non impegnati né in un lavoro né in un percorso di studi;
- meno critica la situazione per le fasce d'età più "mature", anche se vi è un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, alla mobilità (che coinvolge circa il 50% degli iscritti con 45 e più anni), al pre-pensionamento e al pensionamento;
- colpiti anche i lavoratori extra-comunitari: -8% l'occupazione; la quota di occupati scende dall'87% del 2007 al 79% del 2009. Gli operai extra-comunitari passano dal 50% del totale nel biennio 2005-2006 al 38% dell'ultimo, mentre servizi quali ristorazione, turismo e assistenza alle persone offrono buone opportunità (22% degli extracomunitari occupati). Continua a crescere la propensione degli extracomunitari verso attività autonome e imprenditoriali.

 

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