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Scritto Mercoledì 08 dicembre 2010 alle 11:28

280 crocefissi  come  mostrina di partito. Monsignor Cecchin e’ terreno suo, lo proibisca

Ce lo ricorderemo questo Natale 2010 come quello della plateale consegna dello stock di 280 crocefissi con il tassativo obbligo di essere appesi - di nuovo, dopo due millenni - sui muri delle aule scolastiche delle scuole superiori del territorio. E' un comunicato stampa della Provincia di Lecco a diffondere con sommo gaudio la notizia. Centurioni di turno gli assessori leghisti dell' amministrazione comunale di Lecco Stefano Simonetti e Marco Benedetti. Il primo perché la spesa rientra nel novero dei lavori pubblici, il secondo perché l'iniziativa è riconducibile al concetto di cultura che, per delega, è materia sua. Gli scatoloni con dentro il Cristo crocefisso - una volta tanto rigorosamente non made in China - saranno presentati nel corso di una conferenza stampa indetta a mezzogiorno di venerdì 10 dicembre 2010 presso la sala consiliare di Piazza Lega Lombarda a Lecco, cui interverranno i rappresentanti degli istituti scolastici "coinvolti" - cioè obbligati - nell'iniziativa. Sono nove dirigenti su 16, uno in più del 50%. Un flop. Non è dato sapere se i giornalisti potranno chiedere al crocefisso la sua opinione. La mia è che monsignor Franco Cecchin, Prevosto di Lecco, debba intervenire immediatamente per bloccare questa pagliacciata politica che arriva, per giunta, nel momento meno propizio, quando Gesù lo si vuole vedere neonato nella mangiatoia e non ancora sulla croce. Non mi aspetto un ripensamento in uomini che sono l'incarnazione di un movimento politico che pesca nei visceri e nelle paure di gente semplice, impaurita e delusa, che anziché ragionare con la propria testa e agire con il proprio cuore delega ancora e ancora a simboli, colori e bandiere. Abbiamo capito che, per gli assessori Simonetti e Benedetti, il crocefisso quando collocato all'interno di un edificio pubblico è nientepopodimeno che un elemento di arredamento. In questo modo si consegnano anche scrivanie e banchi. E soprammobile il "Cristo in Croce" lo è dal 1984 quando il Vaticano ha barattato con lo Stato italiano la religione di stato per l' esenzione Ici. E' per questo elementare motivo che il crocefisso esposto nelle scuole è una facoltà condivisa e non un obbligo imposto. Ma indire una conferenza stampa per trasformare una facoltà della fede in un obbligo di partito è imbarazzante e vergognoso. Coma fanno questi due signori e il superiore che li autorizza a non rendersene conto? E come spiegare l'assenza di 7 dirigenti scolastici su 16? Neppure all'interno di questo piccolissimo numero di educatori hanno ottenuto l'unanimità. Ancora una volta a distinguere, a dividere, a classificare? I crocefissi si possono consegnare in altro modo, discretamente, magari inviandoli al Parroco del paese dove si trova la scuola il quale coglierà - se condivide - l'occasione del Natale per farne dono alle scolaresche. Indire una conferenza stampa per appuntare sul petto obbediente di 8 dirigenti scolastici la mostrina della doppia C del cristiano/cattolico non è compito di un'amministrazione pubblica a guida leghista. Ecco perché spero che il Prevosto di Lecco faccia sentire la sua voce dissenziente e i colleghi giornalisti disertino una conferenza stampa che ha il sapore di un'adunata.


Per visualizzare il comunicato stampa della Provincia (cliccq qui)
Alberico Fumagalli
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