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Scritto Lunedì 06 dicembre 2010 alle 10:04

Morterone è la rappresentazione della conflittualità distruttiva della gestione del potere

Enrico Magni
Ho percorso per due anni intensi la fatidica strada che porta a Morterone stando attento ai tornanti insidiosi, alla neve, ai sassi che scivolano come vipere sulla strada svincolandomi tra le pendici del Monte Due Mani e la Forcella di Olino; lì respiravo profondamente e raggiungevo la frazione Centro. Sollecitato da alcuni amici di Morterone abbiamo dato vita alla lista civica "Rinascita per Morterone" di centro-sinistra; il trattino ci sta bene, i componenti erano diversi, ma si collocavano dentro quest'area culturale e non solo.
Ho bussato alle porte degli abitanti del luogo e con loro ho trattenuto un buon rapporto.
Morterone, non so perché, mi è rimasto addosso, lo sento parte di me, avrei desiderato offrire il mio contributo culturale, sociale e amministrativo a quella Comunità che mi richiamava un altro piccolo paese della Valtellina, Piateda Alta. Piateda è il paese di mia madre e dei nonni, dove ho imparato ad ascoltare dalla prima infanzia il profumo della prima erba tagliata, sentire il canto del cuculo, assaporare il suono della pioggia sui tetti d'ardesia, il profumo del toscano del nonno, l'odore di sterco delle vacche e quello del latte appena munto.
Mi sono candidato sindaco e ho perso per due voti. Vinse Invernizzi Palmino. Gli abitanti scelsero la continuità, la tradizione delle pratiche e delle parole. Ritengo, a distanza di dieci anni, che persero un'occasione di cambiamento, di rinnovamento. Per due anni sono stato in Consiglio Comunale di Morterone e nella Comunità Montana della Valsassina, poi ho lasciato perché sono stato eletto in Consiglio Comunale di Lecco come minoranza nella seconda giunta del sindaco Bodega.
Il tempo, alcune volte è rivelatore del marasma che permane sotto le ceneri della tradizione.
Ho sempre guardato con attenzione a quello che succede dietro il Resegone.
Buona parte dei Consiglieri che oggi sono in Consiglio Comunale a Morterone provengono quasi tutti dallo stesso ceppo, infatti, quelli della minoranza, che hanno posto la sfiduci all'attuale Sindaco, nella precedente legislatura componevano la giunta di Giampiero Redaelli. Gira e rigira sono tendenzialmente di centrodestra. Si sono ritrovati in maggioranza e minoranza pur essendo della stessa area, non sono stati in grado di proporre un'unica lista.  Sono gli stessi che da decenni amministrano, si fa per dire, con la stessa prassi il Comune di Morterone.
A Morterone è imploso il centrodestra come sta succedendo a Roma con la frattura nel Partito delle Libertà tra Berlusconi e Fini. Ciò è interessante perché mette a fuoco dei comportamenti e delle pratiche politiche che si sviluppano attorno ad interessi personali, individualistici, gruppali  che faticano a cogliere la dimensione più articolata del sociale, della responsabilità diffusa e si accartocciano su dinamiche personalistiche di leaderchip vuote di contenuti, di proposte per il bene comune.
E' la rappresentazione della conflittualità distruttiva della gestione del potere. Il leader spodestato come Zeus, sopravissuto al cannibalismo di Crono, lo assale per distruggerlo; è la metafora di una tragedia politica familiare che non riuscendo a fuoriuscire dall'asfittica logica del potere interno cerca di distruggersi. E' la conseguenza del superamento della bilogica amico e nemico, quando il nemico è scomparso allora il dramma distruttivo si riproduce all'interno. Inoltre, forse, non è un caso che tutto ciò accade, in modo così virulento, perché a capo dell'attuale Giunta c'è una donna.
La stessa cosa è successa anche a Lecco.
La donna, in questa terra, che si vuol dire celtica, se cerca di emergere, di farsi notare, ri-muove le ansie persecutorie del maschio politico di destra che teme di subire l'umiliazione della dipendenza, della sottomissione, della...Un filo sottile congiunge  e unisce Morterone a Roma.
E' la metafora del falò di Cesare Pavese in La casa in collina.
Enrico Magni
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