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Scritto Mercoledì 24 settembre 2014 alle 16:55

Don Giorgio e la vita di Eluana: ''Rivendico l’autodeterminazione della mia esistenza''

Don Giorgio
Leggendo su Merateonline la notizia della manifestazione di un centinaio di "cattolici" (la maggior parte venuti da fuori e vicini al "Movimento mariano Regina dell'amore di Treviso" e al "Movimento con Cristo per la vita" di Vicenza), che si è svolta nei giorni scorsi per le vie di Lecco, nella Basilica san Nicolò con la celebrazione della Messa e davanti alla clinica Talamoni, per ricordare Eluana Englaro, morta nel febbraio del 2009, diciassette anni dopo l'incidente stradale che l'aveva ridotta in stato vegetativo, mi sono chiesto se questa è veramente la vera Chiesa, quella che papa Francesco cerca di "umanizzare", portandola, benché faticosamente, fuori da quel fondamentalismo cieco e ottuso, che purtroppo attanaglia ancora una buona parte di pseudo-credenti. Questi non rappresentano certo la Chiesa "migliore"! Purtroppo ce ne sono, resistono ad ogni soffio rinnovatore dello Spirito, urlano e biascicano litanie, pregano e bestemmiano. Non sanno quello che fanno: sono invasati, manipolati da preti che predicano amore e violentano la dignità dell'essere umano, pretendendo di sottomettere la coscienza ai dettami di una religione che ha perso ogni ragione. D'altronde, che cosa hanno fatto i nostri politicanti di destra, i ciellini che, alla notizia della morte di Eluana, gridavano: Assassini! Ce ne siamo dimenticati?
La città di Lecco non ha reagito. Non me la prenderei più di tanto: l'indifferenza talora è segno di disprezzo!
Comunque, prendiamo anche da questa "oscena" buffonata l'occasione per rinnovare qualche domanda fondamentale: che cos'è la vita? Attorno a questa parola ruotano la legge e la coscienza, si decide il destino proprio e si impone il destino altrui.
Lo stato vegetativo persistente non è "Vita Umana", almeno così la penso io, e con me tanti credenti. Anche la Scienza (con la S maiuscola) lo conferma. Ma la religione vuole sempre dire l'ultima parola, in nome di quel dio che sembra divertirsi nel vedere i propri figli soffrire oltre l'ultimo respiro "naturale", protratto a tempo indeterminato da una tecnologia sanitaria, fredda e disumana. Inoltre: perché deve essere il Parlamento a decidere per me? In base a quale criterio scientifico dicono che l'alimentazione e la idratazione sono sostegni vitali irrinunciabili? Mi ricordo che già i nostri vecchi, veramente saggi, quando capivano di essere alla fine, rinunciavano a mangiare e a bere. Ed erano profondamente cristiani!
Io chiedo, nel pieno diritto del mio "essere umano", l'autodeterminazione della mia esistenza. Rivendico il diritto di decidere del mio destino: se vivere o se morire. Non giudico nemmeno chi si suicida. Non faccio troppe distinzioni sottili tra eutanasia e testamento biologico. Una cosa è certa: il testamento biologico (decidere prima se voglio o no continuare a vivere, nel caso in cui un domani cadessi in stato vegetativo irreversibile) è un diritto di ogni cittadino e di ogni credente. Nessuno ha il diritto o dovere di togliermelo. Tanto meno il Dio in cui credo, perché il mio Dio vuole la vita, e non che continui ad essere tenuto legato ad una macchina, che mi tiene disteso sul letto come se fossi già in un sepolcro. I santi desideravano morire per raggiungere il loro Dio, e questi mentecatti super-cattolici vorrebbero che io rimanessi su questa terra, con un corpo congelato chissà fino a quando, nella speranza che la tecnologia inventi altri mezzi per prolungare la mia partenza, magari per altri trecento e più anni!
Eluana
Non sostengo queste cose da oggi, ma da anni. Nel 2009, nel mese in cui Eluana Englaro finalmente poteva tornare alla Casa del Padre, la Rivista MicroMega lanciava un appello ai sacerdoti italiani, perché vi aderissero. L'appello era il seguente:
«La legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare imprigiona la libertà di tutti i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte. Definendo il nutrimento e l'idratazione forzati come cura ordinaria e obbligata e non più come intervento terapeutico straordinario, la legge annulla ogni possibilità di valutazione sull'accanimento terapeutico. L'interessato, i familiari e il medico stesso sono impotenti di fronte ad una volontà esterna che impone un protocollo che è solo politico e non morale. La vita deve essere rispettata sempre e senza condizioni, finché resta vita umana nella coscienza, nella dignità e nella forza di sostenerla. La morte è un appuntamento naturale a cui tutti siamo chiamati; per i credenti poi è il vertice della vita vissuta, la soglia che introduce all'eternità. La decisione di porre fine ad una parvenza di esistenza è di pertinenza esclusiva della persona interessata che ha il diritto di esporla preventivamente in un testamento, oppure alla famiglia di concerto con il medico che agisce in scienza e coscienza. Con la forza della ragione e la serenità della fede ci opponiamo ad un intervento legislativo che mortifichi la libertà di coscienza informata e responsabile in nome di principi che non sono di competenza dello Stato e tanto meno di un governo o di un parlamento che agiscono in modo ideologico sull'onda emotiva e la strumentalizzazione di una dolorosa vicenda (Eluana Englaro). Come credenti riteniamo che chiunque come è stato libero di vivere la propria vita, così possa decidere anche di morire in pace, quando non c'è speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana.»
Aderirono all'appello 41 sacerdoti, tra cui il sottoscritto.
Alla fine di agosto di quello stesso anno, partì dalla Congregazione per la Dottrina della Fede una lettera indirizzata ai vescovi diocesani e ai superiori provinciali dei 41 preti diocesani e religiosi contenente un ordine preciso: convocare i sacerdoti per richiamarli all'ordine ed eventualmente punirli con la "sospensione a divinis".
Da parte mia, non ricetti alcun avviso. In un incontro successivo che ebbi con il mio vescovo di allora, Dionigi Tettamanzi, gli chiesi esplicitamente: "Eminenza, ha ricevuto la lettera nei miei riguardi?". Risposta: "Sì, l'ho ricevuta, ma l'ho tenuta nel cassetto". Ecco chi era Tettamanzi! Ho saputo che altri miei confratelli invece la pagarono!
NOTABENE.
Un appunto sulla manifestazione lecchese dei giorni scorsi. È stata celebrata anche una Messa nella Basilica di San Nicolò. Mi chiedo: perché il prevosto, monsignor Franco Cecchin, ha dato il permesso?
don Giorgio De Capitani
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