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Scritto Martedì 09 settembre 2014 alle 16:01

Caro Don Giorgio...

Don Giorgio,
è da quando lei scrisse dei bambini e del loro rapporto con la messa e le preghiere, che seguo con stima e attenzione le sue lettere. Il carattere duro e poco incline a raccontare mezze verità o mezze bugie, politicamente corrette, ha sempre contraddistinto i suoi scritti, ma mai come nelle ultime sue, trovo una forza e una voglia di parlarsi onestamente, costi quel che costi. Credo che se ognuno di noi imparasse, in tutti i contesti, a dire la verità senza paure e senza "l'obbligo" di "pensare" ciò che gli altri si aspettano, vivremmo una vita migliore.
Sono d'accordissimo sui marò, anche se ho seguito poco la vicenda , perchè da subito mi è puzzata di sensazionalismo e di spettacolarizzazione, senza mai una analisi dei due risvolti della medaglia. E concordo con lei che gli eroi, le persone straordinarie, sono ben altre; spesso le abbiamo accanto e non le vediamo, o non le vogliamo vedere. Così come le povertà sono ben altre da quelle che ci vengono descritte dalla chiesa "mangia extracomunitari", come da lei definita.
L'Italia è diretta allo sfascio, in preda alla stupidità autolesionista che ci ha sempre contraddistinto: spero in voci fuori dal coro come la sua perchè si ricominci a riflettere, nel senso di volgersi indietro, per riconsiderare le cose perdute. E spero nel senso cristiano del compatire, cioè patire assieme, che è la vera carità.
Saluti cordiali
Diego
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