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Scritto Martedì 26 agosto 2014 alle 15:20

Sicurezza al San Leopoldo Mandic. Lettera aperta a S.E.il sig. Prefetto

A sua eccellenza
dr.sa Antonia Bellomo
Prefetto della provincia di Lecco



Il prefetto di Lecco
dottoressa Antonia Bellomo
Gentilissima dr.sa Bellomo,
ci rivolgiamo a Lei dopo aver ascoltato e apprezzato le Sue parole, sentite e vibranti, pronunciate nel corso dell'insediamento del nuovo Consiglio comunale di Merate. Lei ha posto più volte l'accento sul valore della sicurezza come elemento essenziale alla coesione sociale, al vivere quotidiano, al sentimento di appartenenza che costituisce l'architrave di una comunità. Ebbene, come Ella sa, Merate ospita da oltre 150 anni un ospedale di livello provinciale per la cura della malattia nella fase acuta. E' un ospedale-tipo, il modello ideale vagheggiato da Umberto Veronesi e Renzo Piano: 60.600 metri quadrati di superficie territoriale posta a est della città, coperta per 14.700 mq. da diversi padiglioni dentro i quali lavorano circa 900 tra medici, infermieri, ausiliari e personale tecnico vario, al servizio di 360 posti letto accreditati, con 11mila ricoveri l'anno per un volume economico di oltre 31 milioni di euro. Da sottolineare, soprattutto, quasi 40mila accessi al Pronto soccorso, e tra questi, anche un discreto numero di ubriachi, facinorosi, violenti, prepotenti, intere famiglie che si accampano e lasciamo a Lei immaginare il resto. Il Mandic è la prima azienda della Brianza per numero di addetti. Ma è la sua funzione che diventa centrale in questo appello. Dentro questa porzione di città non ci sono agenti né vigilantes, qualcuno insomma che assicuri e garantisca ai malati e a quanti li curano, di giorno e di notte, quell'elemento essenziale chiamato sicurezza. E non ci riferiamo soltanto ai furti in corsia. Ma anche ai crescenti contrasti tra il personale e pazienti e loro parenti, soprattutto quelli di altra nazionalità, molti del quali non comprensivi verso l'inevitabilità delle procedure e dei tempi d'attesa. Alle 22 le porte della hall e i diversi varchi vengono chiusi fino alle 6 del mattino mentre in portineria siedono un dipendente dell'azienda ospedaliera e un addetto di una società esterna. E questo è quanto è stato possibile mettere in campo. Noi crediamo che sia del tutto insufficiente. D'accordo, la situazione in cui versa il Manzoni di Lecco in fatto di sicurezza forse è anche peggiore. Ma ciò non è di conforto. La provincia è molto presidiata dalle forze dell'ordine, in particolare polizia e carabinieri. Non è mai stato possibile conoscere il numero reale degli effettivi ma certamente è adeguato, almeno in relazione al potenziale criminale da contrastare. Merate è stata dotata, a spese dei comuni del circondario, di un Comando di Compagnia e della stazione competente per territorio. Francamente, e senza che ciò suoni come critica, non sembra che il dispiegamento di forze locali abbia prodotto risultati clamorosi, soprattutto nel settore dei reati contro il patrimonio. E neppure sul versante della quiete pubblica si sono visti interventi risolutori. Ma al di là di questa personale opinione resta forte la domanda: in virtù di tutta questa dotazione non è possibile istituire un presidio fisso di sicurezza dentro il San Leopoldo Mandic? Noi non conosciamo i regolamenti delle diverse forze dell'ordine, e quindi a chi compete garantire la sicurezza in una struttura pubblica come l'ospedale. Ma che si tratti di carabinieri o di polizia è assolutamente necessario porre il problema. I frequenti interventi dei militari allertati dagli operatori soprattutto del Pronto soccorso confermano tale necessità non più ulteriormente differibile.
Chiediamo quindi a Lei, nel duplice ruolo di preposto all'attuazione delle direttive ministeriali ed al coordinamento delle forze di polizia e di responsabile provinciale dell'ordine e della sicurezza pubblica di voler prendere in considerazione questo appello di cui ci facciamo portavoce in nome e per conto dei tantissimi operatori sanitari che ce ne hanno fatto richiesta, affinché si affronti la questione. Il San Leopoldo Mandic ha bisogno di un presidio di sicurezza e di rapido intervento e non può, in caso di necessità, attendere l'arrivo della pattuglia più vicina, che però, spesso, è molto lontana.
Confidiamo dunque che Ella vorrà prendere in considerazione questa lettera aperta e nel mentre ci scusiamo per l'ardita iniziativa Le porgiamo deferenti saluti.
Claudio Brambilla
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