• Sei il visitatore n° 475.506.199
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 07 agosto 2014 alle 08:46

Merate: la disputa sulle iniziative per ''rivitalizzare'' il centro è ridicola. Ben altri sono i problemi della città e della Brianza, lacerata da una crisi senza fine

Caro Direttore
Da qualche tempo il “nostro” settimanale cittadino sta dedicando pagine alla questione commercio, peraltro avviata con l’inchiesta di merateonline sui negozi chiusi in città. Devo dire che in realtà il lavoro del giornale è soprattutto incentrato sui negozi del centro. Ebbene voglio metterla a parte di una mia piccola indagine personale dove non farò nomi per evitare a me e a Lei denunce ma chi vorrà intendere certo intenderà. Giro tra i bar: ce n’è uno che molto spesso è ancora chiuso alle 8 del mattino e anche alle 9 di sabato e domenica; un altro che mette fuori sedie talmente sporche che sedersi è persino fonte di preoccupazione; un terzo che conserva le brioches in maniera tanto approssimativa che potrebbe anche attirare l'interesse delle formiche. Simpatia? Tre su quattro danno l’impressione che entrando si crea un fastidio. La sera almeno tre dei sei che aprono sulle piazze centrali sono chiusi e un quarto, sospetto per l’eccesso di rumore, è spesso visitato dai carabinieri che poi chiedono i documenti anche ai clienti. Quanti altri negozi ci sono in questo benedetto e decantato centro? Ben pochi, nove? dieci? E tutta questa polemica che riempie le pagine del giornale si monta per nove, dieci negozi e qualche bar che certo non brilla per capacità di innovare, di attirare gente?  E in tutta l’area del centro, tra via Lombardia e via Manzoni quanti negozi ci sono? Una ventina in tutto? Ma chi parla degli altri centotrenta che senza beneficiare di eventi e manifestazioni varie, ormai il mantra di quanti vanno male, continua a tenere aperto e reggere il mercato?
Grazie.

Sandro M.
La lettera offre sicuramente più di uno spunto, in qualche caso già sviluppato da questo giornale. La disputa circoscritta al centro di Merate è di tale risibilità che personalmente non avrei speso un centilitro di inchiostro. Invece le diverse associazioni, i soliti maitre a penser (Ornella Comi e Giorgio Rughetto, basta cambiate fonte, amici...!) e financo il sindaco Massironi tutti in coro a reclamare più iniziative in centro per non far morire la città. Ma la città è il quadrilatero storico? E' questa la città di Merate? E tutte le altre zone, sono pura periferia indegna di finire sotto i riflettori della stampa? La mia personale opinione - ma sono nato in Via Roma sessant'anni fa quindi credo di conoscere bene la zona - è che di manifestazioni se ne fanno fin troppe. Almeno rispetto al passato quando il tutto si esauriva col mercato del martedì e la tre giorni fieristica di Sant'Ambrogio. E' il mondo che è cambiato. Quello che conoscevamo prima del 2008 non esiste più e mai più ritornerà. E poi, scusate, se in meno di mezzo chilometro quadrato ci sono ben 13 bar è evidente che la fetta di ricavi è piccola. Guardate alcuni locali: sono rimasti com'erano vent'anni fa, nessuna innovazione; il gestore perpetua la sua offerta senza una benché minima variazione. Si aspetta che qualcun altro faccia qualcosa per incrementare il giro d'affari e intanto si sta sulla porta chi a ricordare quando l'area non era a traffico limitato chi a reclamare manifestazioni per portare gente. Dunque la clientela non dovrebbe giungere in centro per l'attrattiva dei locali, la bontà dell'offerta, la convenienza del prezzo, (come avviene per esempio con la gelateria Spini di Robbiate, giusto per fare un nome, che certo non beneficia di alcuna manifestazione) no niente di tutto questo, dovrebbe venire per il movimentismo di associazioni e Comune. Ma ve lo immaginate un simile schema mentale applicato al mondo dei falegnami, degli idraulici, degli elettricisti, delle libere professioni e di tutti i produttori che, tutti, soffrono da sei anni a questa parte per una crisi che si fa più acuta ogni giorno che passa? Davvero la bassezza della discussione sconcerta. E' un buco col nulla attorno. Il mercato è il mercato: i migliori vivono, i peggiori muoiono; se la torta si restringe qualcuno soccombe, inevitabilmente. Come avviene in ogni altro settore di arti, mestieri, professioni, imprese. E ancora, no che non siamo d'accordo con Andrea Massironi sul finanziamento della notte bianca, personalmente non traggo alcun vantaggio da quella iniziativa e con me migliaia di altri meratesi. Semmai se ne avvantaggiano i locali del centro che nell'occasione possono agganciare clientela dei paesi vicini e qualche negoziante, più abile di altri nello sfruttare quel paio d'ore di buon pieno, ossia di famiglie perché dopo le 23 difficile individuare nelle tribù vaganti buona clientela. La città non è morta, come ormai si tende a ripetere. La città è quella di sempre: quando c'è tempo bello la gente occupa la piazza, quando piove se ne sta a casa. Se ha soldi compera il gelato altrimenti sta seduta sulle panchine di pietra. Il sabato come la domenica e come tutte le sere. Ieri come oggi; negli anni sessanta come nel terzo millennio. Semmai la "vasca" oggi la si fa nelle città commerciali dentro le quali si trova di tutto, anche il clima costante d'estate e d'inverno. Contro questi colossi non c'è manifestazione che tenga. Tutto il resto, costo dei parcheggi compreso, è un arrampicarsi sui vetri. E, per concludere, la farsa della competizione tra associazioni: una disputa da pollaio tra persone che evidentemente hanno molto tempo da perdere. Basterebbe un serio assessore a cultura e tempo libero (di cui Merate non dispone) per pianificare le iniziative selezionando quelle davvero meritevoli. Ma ci vuole tanto a compilare un calendario? C'è ben altro di cui occuparsi: il nostro "viaggio" tra i capannoni vuoti ha offerto uno spicchio della realtà drammatica in cui versa l'economia reale anche della Brianza. Se i Sindaci avessero coraggio violerebbero tutti il patto di stabilità investendo i soldi che hanno in cassa per sostenere l'economia locale con incarichi a chiamata. Prima che la crisi compia la sua strage. A Roma nessuno sa esattamente che cosa accade nelle fabbriche lombarde, a 16mila euro il mese, vitalizi sicuri, hanno tempo e voglia di accapigliarsi sull'Italicum e la riforma del senato. Ma quando verificheranno i buchi nella cassa per mancati versamenti Imu e Ires - perché i soldi materialmente non ci sono a meno di prenderli a prestito - forse apriranno gli occhi sulla realtà di un Paese che è fallito da tempo. Altro che affannarsi per i negozi del centro.
Claudio Brambilla
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco