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Scritto Lunedì 02 giugno 2014 alle 08:48

Merate: 116 bambini coinvolti nel Progetto Porcospini, per riconoscere la violenza. L’80% degli abusi avviene in famiglia

La violenza sui minori è un fenomeno sommerso, dove spesso (l’80% dei casi) bambini e ragazzi sono vittime di famigliari (protetti da altri parenti), che adescano i più piccoli in cambio di regali e fanno promettere loro di non raccontare quello che gli succede.
La Provincia di Lecco non è immune da tutto questo, ma grazie alla attiva collaborazione tra scuole, forze dell’ordine e magistratura tanti abusi hanno avuto fine, e i responsabili sono stati consegnati alla giustizia.

Anna Maria Marzorati e Rocco Briganti

Come è accaduto nel calolziese alcuni mesi fa, quando proprio la segnalazione di uno dei bambini coinvolti nel Progetto Porcospini, promosso in diverse scuole provinciali dalla cooperativa Specchio Magico, ha permesso di fermare e processare un uomo che adescava i bambini della primaria all’uscita da scuola.
Nella mattinata di sabato 31 maggio il delicato tema è stato oggetto di un convegno, presso l’auditorium meratese, promosso da Soroptimist in cui insegnanti, educatori, avvocati, giudici e psicologi hanno tracciato un quadro esaustivo della complessità di avere a che fare con bambini e adolescenti vittima di violenza, non solo fisica e sessuale ma anche (e spesso questa è la componente principale) psicologica.

Da sinistra Alessandra Simone, l'avvocato Maria Grazia Corti, il giudice Gianmarco De Vincenzi, la psicologa Tiziana Gilardi,
l'avvocato Anna Paola Bianchi

Rocco Briganti, a capo della Cooperativa che ha promosso il Progetto Porcospini nelle scuole, ha descritto alcuni fondamentali aspetti emersi durante la realizzazione degli incontri con i bambini, che hanno visto coinvolti insegnanti, educatori e genitori.
“Un bambino di 5 anni non è troppo piccolo per imparare quando qualcuno si avvicina nel modo sbagliato” ha spiegato. “Abbiamo coinvolto 3.500 studenti nel progetto, con incontri in cui i bambini sono stati invitati a riflettere sul proprio corpo e le diversità di genere, il “tocco amico”, i pericoli da evitare, e come chiedere aiuto. Abbiamo notato come certe bambine, a 9 anni, abbiano già l’esigenza di non sentirsi rifiutate dagli altri, anche se sono compagni che fanno loro dispetti. Altri (maschi) reagiscono alla promessa di un regalo da parte di un adulto (in cambio di una fotografia in mutande) con il linguaggio dei super eroi, affermando di poterli sconfiggere con un calcio per poi avere comunque l’oggetto. Abbiamo insegnato loro che ognuno va rispettato, e che in caso di problemi ci sono adulti a cui si può raccontare tutto senza vergognarsi. L’importante è che il bambino non si prenda in carico di risolvere una situazione che è molto più grande di lui”.
A Merate il progetto – che è già stato promosso a Calco e l’anno prossimo sbarcherà all’istituto di Brivio - ha coinvolto 116 bambini. 45 delle quarte A e B della scuola di Via Montello, 46 di quarta A e B a Sartirana, e 25 a Pagnano. “Sono emerse due situazioni complesse, si è instaurata una comunicazione serena con le famiglie” ha spiegato il dirigente dell’istituto comprensivo meratese Anna Maria Marzorati. Irene Bruni, insegnante in una di queste scuole, ha descritto il progetto come un “viaggio di scoperta bello e proficuo per insegnanti e genitori”. “Oggi i bambini, anche a causa dell’accesso in tenera età alle nuove tecnologie, sono “adultizzati”. Bruciano le tappe, perdono al gioia dell’attesa e della conquista, non devono cercare soluzioni perché tutto gli è dovuto e non riconoscono il pericolo” ha spigato l’insegnante. “Grazie al progetto Porcospini hanno capito che il pedofilo non è un orco, ma una persona in carne e ossa e ben vestita che può avvicinarli ovunque, in casa o attraverso la Rete. I bambini giocando, ballando e colorando hanno imparato quando un tocco è amico e quando invece non lo è”.

Irene Bruni, il presidente Soroptimist Merate Paola Pizzaferri del Boca, l'avvocato Carla Casalis responsabile Soroptimist International

Purtroppo la stragrande maggioranza delle violenze avviene proprio tra le mura domestiche.
Il primo dirigente della Polizia di Stato di Milano Alessandra Simone ha raccontato la sua personale esperienza a capo della quarta sezione della Squadra mobile, e dei suoi contatti con bambini vittime di abusi. “Soprattutto quando ad agire nei loro confronti è un familiare provano un profondo senso di colpa, si sentono corresponsabili di quello che accade e non ne parlano perché hanno promesso di non farlo. Spesso la famiglia crea un muro di protezione intorno alla persona che abusa del minore, nonostante siano a conoscenza di ciò che accade. E lo fanno le stesse vittime. Per fare emergere un fenomeno che spesso rimane sommerso la scuola assume un ruolo fondamentale, se un insegnante sospetta che un minore sia vittima di abusi è obbligato a denunciare. Per lui non ci saranno conseguenze, mentre se non lo fa può essere imputato penalmente” ha spiegato la dottoressa Simone. “Molto importante si è rivelata la possibilità, offerta da Soroptimist, di effettuare audizioni protette dei minori, precedute da audizioni a sorpresa, spesso a scuola, perché è importante che i genitori non influenzino il bambino nel raccontare ciò che è accaduto”.

Alessandra Simone fa parte, con Amalia Bonfanti de “L’altra metà del Cielo” e Rocco Briganti, del Tavolo Regionale Antiviolenza dove la Provincia di Lecco ha una importante rappresentanza.
Quando c’è un sospetto di violenza ai danni di un minore scatta la seconda, impegnativa fase dell’audizione protetta, come ha spiegato la psicologa dell’Asl di Lecco Tiziana Gilardi. “L’abuso fisico sottintende quello psicologico, le vittime possono riportare danni permanenti. I minori abusati risultano destabilizzati, subiscono un trauma che mina la loro autostima, si sentono in colpa per quello che accade e nel nostro lavoro è importante stare dalla parte della vittima, che deve sentirsi al sicuro” ha spiegato la psicologa.

Il giudice Gianmarco De Vincenzi ha illustrato alcuni aspetti del procedimento giudiziario che attende chi è accusato di violenza su minori. “Bambini e ragazzi vengono sentiti da diversi soggetti, il rapporto del magistrato col minore è diretto e la fase dell’incidente probatorio può essere utilizzata dagli avvocati difensori per affermare una influenza sul minore” ha spiegato De Vincenzi, che ha raccontato di un incidente probatorio delicato con una ragazza abusata da quattro giovani dopo la discoteca, assolti per questo motivo e condannati solo dopo il ricorso in cassazione. “Tanti fattori risultano determinanti nella delicata fase dell’ascolto di quello che è accaduto da parte delle vittime. In primis l’età, poi la provenienza etnica. Certe culture, come quella cinese, sono molto chiuse ed è più difficile interagire non solo con i minori per cui si sospetta una violenza, ma anche con le famiglie. Proprio il nucleo famigliare spesso costituisce una difficoltà, perché i parenti difendono il molestatore o, ed è capitato anche qui, ammettono dopo una prima reticenza di essere stati violentati a loro volta. Anche il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale, se sono passati tanti anni il fatto risulta diversamente credibile”. L’importante, ha spiegato il giudice, è capire che si ha davanti una persona, non solo una vittima.

“Quando effettuo un incidente probatorio su un minore lascio sullo sfondo l’episodio negativo, e mi concentro sulla vita del soggetto. Parlo con loro dei loro sogni, del loro futuro”.
Un rapporto umano che mette le piccole vittime di violenza a loro agio, e permette loro di esternare una verità terribile che oggi, grazie all’attenzione di insegnanti e educatori, ha più probabilità di essere raccontata.
Rosa Ripamonti
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