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Scritto Sabato 20 novembre 2010 alle 18:52

Caso Beretta a Rovagnate: l’interesse privato deve coniugarsi con l’interesse pubblico

Se le prime letture del "caso" Beretta-Panzeri avevano del sorprendente, le ultime di questa offensiva mediatica risultano persino divertenti. Nella foga di sostenere servilmente le tesi aziendali navigati giornalisti e improvvisati cronisti economici smentiscono persino il patron del gruppo alimentare, il quale, per inciso, sembra abbia ammesso che la campagna di comunicazione è un po' sfuggita di mano. Dunque ancora oggi si legge che con la realizzazione dello stabilimento di Rovagnate si creerebbero "300 nuovi posti di lavoro". Ma quando mai, lo stesso Vittore Beretta a casateonline ha spiegato che tutti gli addetti di Barzanò saranno trasferiti nel nuovo opificio rovagnatese quando: 1) quest'ultimo sarà realizzato; 2) partiranno i lavori di riconversione della volumetria produttiva in residenziale nel centro della cittadina. E ha aggiunto che anche altre linee di produzione oggi dislocate in diversi stabilimenti potrebbero essere concentrate a Rovagnate. E con esse tutti gli addetti. Bastava leggere l'intervista a Vittore Beretta per evitare anche una seconda bufala, spacciata per verità persino da un sindacalista della Cisl, ossia che l'headquarter (ullallà) della Beretta è stato preso d'assalto da Amministrazioni comunali pronte a mettere a disposizione i terreni per costruire il capannone. Vittore Beretta, invece, ha raccontato di aver ricevuto tre proposte informali, meglio tre contatti e nessuno da comuni della Provincia di Lecco. Straordinario il finale con cui si minaccia una marcia su Villa sacro Cuore da parte di lavoratori e sindacalisti. Al contrario il patron ha teso la mano al Sindaco di Rovagnate dicendo di comprendere le sue ragioni e di essere personalmente pronto a sedersi al tavolo e discutere senza intermediari. Insomma quando si vuole essere più realisti del re è un attimo fare la figura dei peracottari.

La vicenda, spiega bene il collega Alberico Fumagalli che prima di scrivere si documenta come conviene a un giornalista, è assai più complessa di una banale impuntatura del Comune, scritto con quel disprezzo demagogico di chi non ha ancora compreso che Comune è solo sinonimo di Comunità e che gli interessi del primo sono esattamente quelli del secondo. Non l'ha ancora compreso salvo poi protestare per i buchi nelle strade che il Comune, ossia la Comunità, priva di soldi non riesce a tappare. Eh si perché, pensate un po' che volgarità, ci sono anche i soldi di mezzo. Come spiega bene l'avvocato Andrea Valli, assessore leghista di Merate, la legge che istituisce i Piani di Governo del Territorio istituzionalizza di fatto gli oneri qualitativi, oggi definiti standard di qualità. Il calcolo di questi oneri è suscettibile delle posizioni assunte da Amministratori comunali e estensori di Pgt ma poggia su un'unica base: se il privato consegue un cospicuo vantaggio grazie al cambio di destinazione d'uso di terreni deve ribaltare parte di questo vantaggio sulla collettività. In che misura, ciascun Comune lo stabilisce. Prendiamo Merate, comune capofila, Giunta di centrodestra Pdl-Lega, sindaco del Carroccio. La misura adottata, sia pure ufficiosamente è del 30 per cento. Ecco perché c'è anche un aspetto economico che i commentatori ignorano ma che ha un bel peso nella trattativa. Prova ne è che anche la minoranza di centrodestra di Rovagnate è sostanzialmente sulle posizioni della maggioranza di centrosinistra. Ma questo viene elegantemente sottaciuto. Non bastasse ancora a inquadrare in maniera corretta l'operazione si può spostare l'obiettivo su Barzanò, sede del primo business ideato dalla famiglia Beretta. L'opificio dovrebbe lasciare il posto a 230 appartamenti. Ora è vero come ha sottolineato in un apprezzabile editoriale il Direttore del settimanale cittadino che ciò è buono perché aiuta l'economia locale a rimettersi in movimento ma è altrettanto vero che si innescano problemi rilevanti dal punto di vista dei servizi, della viabilità, della stessa qualità di vita in un Comune che è il secondo in provincia di Lecco per densità di abitanti per chilometro quadrato. Il business è assai elevato: una cinquantina di milioni di euro, ma porta con sé non poche controindicazioni, tanto è vero che il progetto segna tuttora il passo nonostante quattro anni di maggioranza di centrodestra e la riduzione dalla richiesta iniziale dei Beretta, 89mila metri cubi, qualcosa come 400 appartamenti agli attuali 52mila . I privati hanno tutto il diritto di puntare alto, ma gli amministratori pro tempore debbono contemperare anche le esigenze di tutti gli altri cittadini. Ed è esattamente ciò che sta facendo Marco Panzeri, considerando anche la delicatezza ambientale e geologica del sito nel quale la Beretta vorrebbe costruire un capannone gigantesco. Il solo cambio di destinazione d'uso fa crescere il patrimonio aziendale di almeno 10 milioni di euro. E' evidente, e del tutto condivisibile, che l'Amministrazione comunale, Sindaco in testa, vogliano che anche i cittadini traggano un piccolo beneficio dal cambio d'uso dei terreni da agricolo a produttivo. Non si vede francamente dove sia lo scandalo, almeno per chi, qualche volta esce dall'ufficio e affronta la realtà di tutti i giorni. Ci sono aree a cavallo tra le province di Milano e Bergamo dove decine di Comuni da anni applicano gli oneri qualitativi con misure percentuali ancora superiori. E nessun imprenditore che intende operare in zona scatena offensive mediatiche, consapevole dei vantaggi ottenuti con un cambio di retinatura in mappa. Il fatto è che certe campagne finiscono per danneggiare il soggetto che si intende sostenere, esattamente come le 140 paginate de Il Giornale contro Fini hanno prodotto più danni che benefici come si è ben visto in queste ultime settimane. Le parti in causa sanno bene quali sono gli ostacoli. E sanno anche come aggirarli. Beretta giustamente fa gli interessi del suo gruppo, Panzeri quelli del Comune (ovvero della Comunità) di cui è Sindaco pro tempore. La politica e i partiti nulla c'entrano. C'è in corso una trattativa economico-ambientale naufragata molte volte in passato quando Marco Panzeri ancora studiava da ingegnere. Vuol dire che allora, come ora, si fatica a trovare la quadra. Certo fa sorridere la critica avanzata dal Presidente di Confindustria Lecco a chi ostacola lo sviluppo industriale. I media con volume di fuoco pari a una cannuccia per bussolotti dovrebbero chiedergli dove sia finito il suo avveniristico progetto di realizzare un autodromo a sud della fiera di Osnago, annunciato con ossequioso dispendio di inchiostro. Quello sì che era uno scandalo, anche solo sul piano concettuale. Ma non ci sembra di aver letto una pur timida critica.
Claudio Brambilla
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