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Scritto Sabato 19 aprile 2014 alle 17:49

Merate: in campo quattro formazioni politiche. Ora si attendono parole chiare e definitive sul Piano di Governo del territorio da revisionare

Ci siamo. Anche se le liste saranno depositate tra il 26 e il 27 aprile i giochi a Merate, seconda città della provincia di Lecco sono irrimediabilmente fatti. L'avverbio vale solo per il centrodestra che si è diviso, spaccando quell'elettorato che nel 2009 aveva consentito a Lega e Pdl di battere la corazzata di centrosinistra guidata dall'allora sindaco uscente Giovanni Battista Albani. Il quale, specularmente, aveva "pagato" la divisione nella sua area prodotta dalla decisione, irrimediabile, di Aldo Castelli di ripresentare la sua creatura pur se guidata da Mauro Marinari. Le parti si invertono ma le impuntature personali restano. Non prevale il cinismo della politica che impone di superare l'io e, attraverso il noi, di vincere. Perché quello è l'obiettivo. Non certo partecipare. A meno che si tratti di una forza come il Movimento 5 Stelle poco presente in città ma forte di un consenso stellare, almeno stando ai sondaggisti che si occupano di europee. Però qui si vota per il Consiglio comunale e, in genere almeno, la spinta nazionale perde gran parte della sua forza propulsiva.

Giovedì sera "prospettiva Comune" si è presentata agli elettori. Bello il simbolo, intelligente il richiamo al gonfalone cittadino. Massimo Panzeri ha parlato di sé e del come si è trovato a correre per la prima carica politica della città. Fedele e corretto, l'uomo ha atteso nelle retrovie che Andrea Robbiani decidesse del proprio futuro, non cedendo alle lusinghe di quanti, riconoscendo a lui e al suo colonnello e amico Andrea Valli, qualità indiscusse umane e professionali, gli offrivano posti in Giunta in caso di vittoria. Tradotto, un accordo, che escludesse Robbiani, con il gruppo di Massironi si sarebbe raggiunto in fretta ma "Più Merate" poteva mettere a disposizione tre massimo quattro posti in lista. Gli altri erano già riservati. Fare ciò comportava voltare le spalle al Sindaco uscente. Impossibile per un uomo corretto come Massimo Panzeri. Ma annusata l'aria e capito come stavano le cose imporre la propria candidatura, non già per ambizione personale quanto per mero calcolo elettorale, ci poteva e ci doveva stare. Robbiani avrebbe comunque mantenuto un posto in lista recuperando tempo per avanzare nella scala gerarchica del partito. A noi questa soluzione pareva percorribile già a gennaio e come tale l'avevano tratteggiata quando ancora nella coalizione non si era aperto il confronto. Panzeri però neppure questa carta ha voluto giocare. E ora si ritrova nelle stesse condizioni che avevamo ipotizzato quattro mesi fa ma con un avversario pericolosissimo in casa, e dovrà combattere una battaglia fratricida contro i colleghi con i quali ha governato la città per cinque anni: Vivenzio, Zanmarchi, Procopio, Spezzaferri. Comunque sia qui siamo. Robbiani ricorrendo a una metafora ha detto che la sua lista è come il Defender, mentre gli avversari sono i "challengers". Quindi la scelta degli argomenti della campagna elettorale spetta a "Prospettiva Comune". Purtroppo per lui, però, la campagna elettorale ha poco a che vedere con l'America's Cup anche perché gli argomenti che userà Panzeri sono certamente gli stessi cui farà ricorso Massironi, sia pure con sfumature diverse. Mentre il centrosinistra, guidato da un politico abile e di esperienza come Aldo Castelli sta sotto traccia, lascia spazio alla contesa a destra pronto a infilare un possente cuneo rappresentato più dall'appartenenza politica che da un programma realmente alternativo. Perché, diciamolo, finita in archivio - e per fortuna - la polemica sull'ampliamento della piscina e la modalità scelta per finanziare l'opera (anche perché chi vince ha la facoltà inserita nel bando di revocare tutto e riscrivere la storia, gesto di grande correttezza istituzionale di Robbiani e amici) non resta che la revisione del Piano di Governo del Territorio a suscitare qualche sussulto. Aldo castelli, a parte gli ultimi mesi (le alleanze le deve scontare anche un leader) ha votato a favore, o al più si è astenuto, sui principali argomenti trattati in questi cinque anni, bilanci compresi. Quindi è difficile che metta in campo qualcosa di autenticamente innovativo e, soprattutto, di veramente diverso da quanto almanaccheranno Panzeri e Massironi, confondendo l'elettorato per eccesso di somiglianza. La revisione del Pgt, invece, è il vero passaggio insidioso. Tutte le quattro forze in campo hanno assicurato il minor consumo di territorio possibile; persino la crescita zero considerando che se si fissano gli abitanti teorici a 15.500 come ha detto Panzeri, siamo abbondantemente coperti dal numero di vani vuoti. Ma dalla crescita zero a quella inevitabile ci passano parecchi interventi e altrettanti favori. Spesi come promesse elettorali che poi però diventano altrettante cambiali da onorare. Ecco, è qui che bisogna far parlare chiaro Silvia Villa, Raffaella Zigon, Massimo Panzeri e Andrea Massironi. Della signora Zigon non conosciamo i precedenti. Dello spin doctor della dottoressa Villa, Aldo Castelli, si. E non sono proprio in linea con la crescita zero. E lo stesso vale per Massironi, per quanto non sia stato direttamente il protagonista della variante di Prg adottata alla fine della seconda legislatura Perego. Certo gli anni passano e le evoluzioni portano a modificare i propri convincimenti: siamo certi ad esempio che Castelli non sia più convinto della validità dei 18mila abitanti teorici. Tuttavia qualche parola detta prima del voto con assoluta chiarezza ci vuole. Noi siamo qui. Con tutto lo spazio necessario per ospitare il pensiero dei candidati sindaco sull'argomento. E a costo zero.

Claudio Brambilla
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