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Scritto Domenica 13 aprile 2014 alle 19:03

Lecco: ictus e malattia delle carotidi nel ciclo di prevenzione cardiovascolare

Il quarto appuntamento del 2014 per il ciclo di prevenzione cardiovascolare, organizzato dal dipartimento cardiovascolare dell'azienda ospedaliera ha avuto come tema l' ictus e la malattia delle carotidi e come relatori, oltre a Pierfranco Ravizza, responsabile di cardiologia riabilitativa dell'ospedale A.Manzoni di Lecco, la neurologa Giuditta Giussani e il primario del reparto di Neuroscienze, Andrea Salmaggi.
"Cuore e cervello sono due organi apparentemente diversi, ma svolgono un lavoro parallelo: il cervello è uno dei regolatori dell'attività cardiocircolatoria e ha bisogno di un costante apporto di sangue, sia quando l'organismo è a riposo sia quando è sotto sforzo. Il tessuto del sistema nervoso è il più sensibile alla mancanza di sangue" ha esordito il dottor Ravizza.

Giuditta Giussani, rep.di Neurologia e  Stroke Unit, Andrea Salmaggi, primario dip.Neuroscienze del
Manzoni e Pierfranco Ravizza, resp.cardiologia riabilitativa ospedale A.Manzoni Lecco

La relazione della neurologa Giussani si è concentrata sulla prevenzione, diagnosi e cura dell'ictus e della malattia delle carotidi. "L'ictus si ha nel caso di improvvisa rottura o chiusura di un vaso cerebrale, può essere ischemico o emorragico e può essere dovuto a trombosi, embolie o cardiopatie emboliche. Alla base della trombosi sta il meccanismo di aterosclerosi, cioè l'interazione di sostanze lipidiche e di natura infiammatoria nel sangue con conseguente formazione di una placca o di un trombo. Se la placca si forma nelle carotidi (arterie che si originano al di sopra dell'Aorta), si va incontro a stenosi carotidea, cioè alla riduzione della dimensione del vaso sanguigno con aumento del rischio di ictus".
Per la prevenzione di ictus e malattia carotidea, i fattori su cui intervenire sono: l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l'ipercolesterolemia, il fumo di sigaretta, l'abuso di alcool, la ridotta attività fisica, l'obesità e l'alimentazione scorretta. Lo stile di vita deve tendere a tener monitorati questi fattori di rischio: le linee guida suggeriscono la misurazione della pressione almeno due volte all'anno (pressione arteriosa che nei valori ottimali dev'essere <120/80mmHg). Dimostrato é un rischio maggiore di sviluppare aterosclerosi nei soggetti diabetici e di andare incontro a ictus per i fumatori. "Il fumo di sigaretta aumenta di due volte il rischio di ictus ischemico e di due volte e mezzo quello di ictus emorragico" ha aggiunto la neurologa "L'abuso di alcool è collegato all'ictus emorragico mentre un consumo moderato( due bicchieri di vino al giorno per gli uomini e uno per le donne) avrebbe un effetto protettivo rispetto all'ictus ischemico".
Per prevenire il colesterolo ci si può avvalere di una dieta ipolipidica, ricca di frutta, verdura e cereali. Alimentazione e attività fisica sono le armi per contrastare l'obesità che è un fattore di rischio di aterosclerosi e ictus.
"Maggiore è il grado di stenosi carotidea maggiore è il rischio di ictus" ha ripreso la Giussani "La stenosi può essere diagnosticata con un EcocolorDoppler TSA, esame che valuta la riduzione del lume dell'arteria e la morfologia della placca. La stenosi può dare un attacco ischemico transitorio o un'ischemia cerebrale".

Tra i sintomi più comuni dell'ictus ci sono l'improvviso deficit di forza e di sensibilità, l'afasia, la disartria (disturbo nell'articolazione della parola), l'emianopsia (perdita della visione di metà campo visivo), l'incoordinazione e il disequilibrio. I sintomi, che fanno la loro comparsa improvvisa, interessano solitamente un lato del corpo.
"Quando si sospetta un ictus, bisogna chiedere alla persona che manifesta i sintomi di sorridere e mostrare i denti, di parlare o tenere alzato un braccio; se la bocca è storta o il paziente parla in modo incomprensibile o non riesce a tenere l'arto sollevato o a muovere un braccio o una gamba, bisogna immediatamente chiamare il 112!" ha avvertito la Giussani. "Il tempo perché muoia la zona colpita da ictus è di alcune ore e solo intervenendo al più presto, si possono evitare danni irreparabili". L'ictus verrà curato in fase acuta con trombolisi (l'iniezione di un farmaco in vena) che sarà efficace entro quattro ore e mezzo dalla comparsa dei primi sintomi o con trombolisi meccanica intrarteriosa. La stenosi carotidea sarà curata con tromboendoarteriectomia o angioplastica.
Ha ribadito l'importanza del controllo sui fattori di rischio del peso, della pressione, della glicemia e colesterolo anche il dottor Salmaggi che ha evidenziato una parentela tra cuore e cervello, resa evidente dal fatto che "i pazienti che arrivano in Stroke Unit presentano spesso valvulopatie o infarto coronarico". Inoltre, ha aggiunto Salmaggi "Studi recenti hanno dimostrato che la prevenzione dell'ictus fa bene anche alla prevenzione dell'Alzahimer".
V.M.
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