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Scritto Mercoledì 09 aprile 2014 alle 19:08

Calolzio: presidio alla ''Trafilerie Brambilla''. In attesa del concordato poche le certezze


“Oggi e domani saremo qui, entro il 16 aprile il Tribunale deve pronunciarsi sulla richiesta di concordato dell’azienda, e il 18 saremo nuovamente in Confindustria. Un interessamento da parte di una holding turca c’è, staremo a vedere. Cerchiamo di pensare in positivo, ma non è facile”.
Queste le poche, fondamentali certezze per i 73 lavoratori delle Trafilerie Brambilla. Alcuni di loro nella mattinata di oggi, mercoledì 9 aprile, hanno presidiato il cancello della storica ditta calolziese di Corso Europa.


È di ieri la comunicazione che il Tribunale lecchese non ha approvato il pre concordato presentato dalla proprietà aziendale per cercare di risollevare una situazione di crisi finanziaria. Entro il prossimo mercoledì, si saprà se le Trafilerie potranno accedere ad una procedura concorsuale o se l’unica strada percorribile sarà quella del fallimento. Da diversi mesi i dipendenti, che lavorano una media di una settimana al mese integrando con la cassa integrazione, vivono ore di angoscia per un futuro che sembra tutt’altro che roseo.


“Mediamente tutti hanno 20 – 25 anni di anzianità di lavoro, fino a metà dell’anno scorso tutto sembrava andare bene, avevamo ordini dall’Italia e dall’estero”
ha spiegato il Rsu Giuseppe Milani, presente al presidio con Diego Rota e Carlo Corti. "Le Trafilerie calolziesi producono filo in acciaio inossidabile utilizzato per molle, filari di viti, lavorazioni elettroniche nel campo della tecnologia e degli elettrodomestici. A inizio 2013 ci sono state nuove assunzioni, a marzo addirittura un open day con tanto di Ministro. Poi ci sono stati problemi finanziari legati al credito con le banche, e ad aprile è stato attivato il contratto di solidarietà aggravatosi poi a giugno” ha spiegato il rappresentan te sindacale. “A ottobre l’azienda è stata messa in liquidazione e attivata la cassa integrazione, mantenendo comunque un minimo di lavoro. Non è ancora stata approvata, ma grazie a un accordo tra le tre sigle sindacali con alcuni istituti di credito molti di noi hanno accesso ad un anticipo. Ora speriamo che il concordato possa andare in porto”. Grande è lo sconforto di alcuni dipendenti.


“Dicono che siamo italiani, ma non abbiamo tutti i diritti”
ha commentato uno di loro. “Io ho tre figli e nessuna prospettiva di trovare un altro lavoro alla mia età. Questa situazione ti porta all’esasperazione, a diventare molto critico verso chi governa e lascia che questo sia possibile”. Un altro dipendente di origine straniera, con tre figli in Italia e altri tre in Senegal, si chiede come farà a mantenere la sue due famiglie se la ditta dovesse fallire. Altri costituiscono l’unico reddito del loro nucleo famigliare. “Mia moglie ha in arretrato diversi stipendi, siamo costretti a chiedere aiuto ai nostri genitori” ha commentato tristemente un altro lavoratore. “Sono qui dal 1980, a 49 anni dove vado se non posso più lavorare?” si chiede un altro. “Lo Stato dovrebbe aiutare i lavoratori, non fare leggi che prevedono ammortizzatori sociali che arrivano dopo mesi di attesa. E la Riforma Fornero di certo non ci aiuta”. Le Rsu, che hanno partecipato ai diversi incontri con i sindacalisti Diego Riva e Elena Rossi (Fiom Cgil), hanno ricevuto la solidarietà del sindaco Cesare Valsecchi. “Ci ha ricevuto con il vice sindaco e tre assessori, e ci accoglieranno in consiglio comunale” ha spiegato Giuseppe Milani. Ad oggi non è stato dichiarato il fallimento delle Trafilerie Brambilla, il che fa ben sperare per una soluzione futura che consenta di preservare il lavoro a Calolziocorte.




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R.R.
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