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Scritto Martedì 01 aprile 2014 alle 14:47

Calolziocorte: presidio dei 73 lavoratori delle Trafilerie Brambilla. ''Vogliamo delle certezze''

Continuano i presidi dei 73 lavoratori che chiedono a gran voce delle risposte certe sul futuro dalle trafilerie Brambilla, ancora in bilico tra l'acquisto da parte di altri imprenditori e il rischio fallimento.
La storica fabbrica calolziese, che da più di 70 anni produce filo metallico, avrebbe accumulato nel 2013 dei debiti - di cui non è stato reso noto l'esatto ammontare - tanto che lo scorso novembre i proprietari hanno deciso di procedere alla vendita.


" A Natale è stato attivato il concordato preventivo, che ha concesso all'azienda 60 giorni per mettere in campo la vendita - ha spiegato il segretario generale Fiom-cgil Diego Riva - ma nulla è stato fatto. Il 9 aprile scade l'ulteriore proroga e c'è il rischio concreto che il tribunale, non avendo elementi sufficienti, possa dichiarare il fallimento delle trafilerie Brambilla"
Una decisione che potrebbe far saltare i propositi di acquisto, che sembrano essere sul punto di concretizzarsi.
In questi mesi più di un gruppo imprenditoriale si è detto infatti interessato, tanto che più volte i possibili compratori hanno fatto visita agli impianti di produzione.
In pole position ci sarebbero in particolare un gruppo italiano e una grossa holding turca.
Ma a questi forti interessamenti non è ancora seguita un'offerta ufficiale, che scongiurerebbe una volta per sempre il rischio fallimento.


"Giovedi ci sarà un incontro con la proprietà - ha continuato il sindacalista - l'augurio è che siano già presenti i futuri proprietari.  Ai buoni propositi più volte espressi ora devono seguire azioni concrete. Non abbiamo ancora perso quest'occasione, ma il rischio rimane"
La speranza è dunque che giovedì possano arrivare concrete novità positive per i lavoratori, che fino ad ora hanno deciso di tenere accesi gli impianti proprio per non scoraggiare eventuali compratori.

Primo a destra Diego Riva

"Da cinque mesi i lavoratori non hanno certezze, e i loro risparmi si stanno esaurendo. Il rischio è che gli operai specializzati possano decidere di cercare lavoro altrove. Finora sono rimasti perché credono nella possibilità di questa azienda di lavorare ancora:  la fabbrica potrebbe ripartire anche domattina"
Se invece anche il prossimo incontro non darà certezze, hanno promesso i dipendente, la protesta abbandonerà il profilo basso di questi mesi: "bloccheremo la Lecco-Bergamo (che costeggia la fabbrica), dando volantini ai tutti gli automobilisti per spiegare le nostre ragioni".

"Anche ai futuri proprietari - ha concluso Diego Riva - diciamo che nostra condizione imprescindibile è che la produzione rimanga a Calolzio e che vengano assorbiti tutti i 73 lavoratori attuali. Vogliamo infatti che sia scongiurato il rischio del fallimento, ma allo stesso tempo che non si facciano strumentalizzazioni ne vendite speculative"

P.V.
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