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Scritto Giovedì 18 novembre 2010 alle 08:50

Mandic/13: ernie, fratture e tumori vertebrali operati grazie al dr Marco Scarpaccio di Ortopedia, prossimo all’alta specialità

Il dottor Marco Scarpaccio
Dalle più comuni ernie del disco alle fratture ossee, dalla ricostruzione del canale midollare fino al trattamento dei tumori che si insinuano all'interno della colonna vertebrale. Sono questi i principali interventi chirurgici effettuati presso la Struttura complessa di Ortopedia dell'ospedale di Merate ad opera del dottor Marco Scarpaccio, che potrebbe ottenere a breve l'alta specialità in chirurgia vertebrale. 41 anni, dopo la laurea a Milano l'ortopedico si è formato a Busto Arsizio ed è arrivato al Mandic nell'aprile 2005. "Fu il dottor Angaroni a segnalarmi la possibilità di venire a Merate nel reparto diretto allora dal dottor Incerti" ha spiegato Scarpaccio. "Dopo di lui il dottor Giuseppe Minnici ha sempre lasciato ampio spazio allo sviluppo della chirurgia vertebrale presso il reparto di Ortopedia di Merate. La chirurgia vertebrale mi ha sempre affascinato fin da giovane, effettuo anche altri tipi di intervento ma questa branca presenta una complessità unica, è una sfida che mi ha sempre attratto". Come accade per tutte le problematiche ossee, non tutti i pazienti che vengono visitati per problemi alla schiena necessitano di essere operati. "Operiamo circa una ventina di ernie all'anno, ma ne visitiamo molte di più" ha spiegato l'ortopedico. "Le persone più esposte a questo problema sono quelle che svolgono lavori pesanti, quelle in sovrappeso e gli sportivi, che a causa della fuoriuscita di materia dal nucleo vertebrale e la conseguente compressione della radice nervosa soffrono di forti dolori agli arti". Le erniectomie vengono effettuate con una tecnica microchirurgica, attraverso una piccola incisione sulla schiena si agisce sulla componente vertebrale ossea ed è necessario un ricovero di 3-4 giorni. "In molti sono restii a farsi operare alla colonna vertebrale, ma una volta subito l'intervento il commento che sentiamo spesso è: perchè non l'ho fatto prima?" ha spiegato il dottor Scarpaccio. "Esiste una percentuale di recidività del problema pari al 30%, ma l'intervento offre un grande sollievo". Presso il reparto di Ortopedia diretto dal dottor Giuseppe Minnici (facente funzione) si effettuano inoltre una sessantina di vertebroplastiche e cifoplastiche all'anno. Questo genere di interventi risolvono le fratture ossee delle vertebre, in modo mini-invasivo (il tutto si svolge in scopia, attraverso un forellino praticato nella cute e servendosi di un controllo radiografico costante) e con un breve ricovero. "La vertebroplastica è maggiormente utilizzata sugli anziani, per fratture che non guariscono naturalmente" ha spiegato il dottor Scarpaccio. "Si inietta, attraverso una o due piccole cannule, uno speciale cemento acrilico nel corpo vertebrale, che solidifica in pochi minuti acquistando la resistenza e la durezza dell'osso, impedendo così che la deformità peggiori nel tempo".


Nella cifoplastica, più adatta ai traumi dei più giovani, prima di iniettare il sostituto d'osso (un preparato sintetico o a base di vero osso ridotto in granuli) si corregge la deformità gonfiando un palloncino sintetico all'interno del corpo vertebrale, che una volta estratto lascia lo spazio per il "nuovo" osso. La metà circa di questo genere di interventi viene realizzato in caso di coinvolgimento tumorale della colonna. "Quando il cemento si indurisce sviluppa calore, che uccide le cellule tumorali. Per alcuni pazienti è utile affiancare alla radioterapia l'intervento, che consente di intervenire su più vertebre danneggiate contemporaneamente. Questo ospedale è stato uno dei primi utilizzatori della Cifoplastica per questo scopo".


Se le fratture presentano un interesse midollare, si interviene con artrodesi e/o osteosintesi, interventi molto più invasivi. "Si tratta di ricostruire l'anatomia della colonna vertebrale danneggiata, permettendo comunque alla schiena un piccolo range di movimenti. Per farlo si inseriscono particolari viti in tutte le vertebre, unite da una placca che ridona stabilità a tutto l'insieme. In traumatologia ogni intervento è diverso dall'altro, bisogna ricreare lo spazio per il midollo ma non è detto che queste fratture siano compatibili con tutti i movimenti. Si interviene anche in caso di canale midollare ristretto degenerativo, in cui lo spazio diminuisce anche in persone non anziane". Il futuro della chirurgia vertebrale è nell'approccio "frontale". "Invece di arrivare alla colonna vertebrale dalla schiena ci arriveremo dalla pancia, spostando il peritoneo. Stessa cosa accadrà per la chirurgia cervicale". Grazie al dottor Marco Scarpaccio ernie, fratture vertebrali e tumori presso essere trattati chirurgicamente presso l'Ortopedia dell'ospedale di Merate. Che potrebbe presto arricchirsi di una nuova alta specialità.
R.R.
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