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Scritto Giovedì 27 marzo 2014 alle 16:54

Calolziocorte: condannato a 6 anni il quarto imputato per le rapine del 2013. Per la prima volta sarà risarcito anche il comune

Dopo i patteggiamenti di tre co-imputati, si è chiusa quest'oggi la vicenda giudiziaria ingenerata dalle efferate rapine messe a segno lo scorso inverno a Calolziocorte, con il brutali pestaggi subiti, in due diverse circostanze, dalla signora Anna Maria Pia e dal signor Aldo Valsecchi (recentemente scomparso) nonché da un episodio analogo, fortunatamente solo tentato, messo in atto all'interno dell'appartamento di proprietà della figlia di quest'ultimo, la signora Donatella Giovanna Valsecchi in quel momento in casa con il marito Guido Luigi Bonacina.


Nel primo pomeriggio odierno, il Tribunale in formazione collegiale (presidente Salvatore Catalano, giudici a latere Maria Chiara Arrighi e Gian Marco De Vincenzi) ha condannato a 6 anni di reclusione e al pagamento di un'ammenda di 1.700€ Bekim Dula, unico dei quattro imputati ad aver scelto la via del dibattimento. I suoi "compagni di scorribande", implicati a vario titolo nei fatti delittuosi sopra indicati, lo scorso gennaio sono stati infatti ammessi al patteggiamento:  Astrit Thaci difeso dall'avvocato Palmieri è stato condannato a tre anni; cinque anni, invece, la pena irrogata nei confronti di Endri Agalliu e Devis Gramo, difesi dagli avvocati Silvana Scalise e Massimo Spreafico del Foro di Lecco.
Dula è stato riconosciuto colpevole, in continuazione, di tutti i reati a lui ascritti, come richiesto nel corso della scorsa udienza dal pubblico ministero Paolo Del Grosso e quindi della rapina aggravata ai danni di Aldo Valsecchi, della tentata rapina ai danni dei coniugi Bonacina, di un'altra tentata rapina operata successivamente a Vimercate (a seguito della quale venne tratto in arresto) e della ricettazione della Fiat Panda illecitamente sottratta alla 62enne Anna Maria Pia nel corso dell'unico episodio a cui il giovane albanese, appena ventenne, non avrebbe partecipato.
Al termine di una veloce camera di consiglio, seguita alle requisitorie del difensore Alberto Cattaneo (oggi in sostituzione dell'avvocato Paolo Rivetti, nominato d'ufficio) e delle parti civili, il collegio ha condannato l'albanese anche al pagamento di un risarcimento da quantificarsi in separata sede da liquidarsi nei confronti di quest'ultime e dunque della signora Anna Maria Pia assistita dall'avvocato Claudio Rea e del Comune di Calolziocorte costituitosi tramite l'avvocato Stefano Pelizzari.
Di particolare rilievo quest'ultimo elemento: quella pronunciata quest'oggi a Lecco è infatti una delle primissime sentenze in cui viene previsto un risarcimento ad una municipalità per fatti delittuosi legati non alla criminalità organizzata bensì a quella comune.
Nella sua requisitoria, l'avvocato Pelizzari aveva rimarcato, come già fatto nel momento della costituzione di parte civile, la sussistenza della richiesta danni avanzata dall'amministrazione calolziese potenzialmente danneggiata dai reati contestati all'imputato. Come indicato infatti dallo statuto cittadino, il comune, tra i propri scopi, indica anche la tutela dei propri cittadini e della loro dignità. I diritti di ogni calolziese si trasferiscono dunque all'amministrazione. "L'imputato ha leso lo scopo del comune" ha spiegato il legale lecchese indicando come l'installazione del sistema di videosorveglianza (che si è tra l'altro rivelato utile nel caso specifico) sia dimostrazione pratica dei principi teorici contenuti nello statuto comunale.



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A.M.
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